Andiamo a Teheran per sostenere gli studenti

Da “Il Foglio” 14 dicembre 2006

Tra le pieghe dell’intricata vicenda iraniana, tra i proclami nefasti di Ahmadinejad ed il tragicomico convegno negazionista della Shoà organizzato dalla diplomazia persiana, due giorni fa abbiamo assistito – più o meno consapevoli – ad una straordinaria lezione; impartitaci, con grande coraggio, da un manciata di studenti della facoltà di ingegneria di Teheran non organizzati e non affiliati (a quanto si sa) a particolari associazioni o a più o meno clandestini partiti politici. Questi ragazzi, nel mezzo di un intervento del presidente della repubblica islamica nell’aula magna dell’ateneo, si sono alzati in piedi al grido di “morte al tiranno”, decidendo di far sentire la propria voce. Ad ogni costo. Ben consapevoli dei pericoli e dei rischi a cui andavano incontro. Sicuri di ricevere le tre stelle che nell’assurda classificazione oscurantista designano lo “studente sovversivo”.
Ci pare che da questo, imprevedibile, episodio, si possa trarre una considerazione – ottimistica – ed un monito: in ogni epoca, ma ancor di più nella società globalizzata, il dissenso non può essere rinchiuso in confini geografici; non può essere sepolto da un potere cieco e feroce, proprio perché tutti noi siamo, al di là delle distanze, sempre “connessi”. In ogni parte del mondo navighiamo in internet, recuperiamo immagini ed informazioni dagli stessi media, ci confrontiamo con posizioni ed esperienze estranee e diverse dalla nostra. E ciò, dunque, ci consente di sperare: che in quel contesto energie fresche e moderne, giovani e preparate, possano sfondare la terribile cortina della repressione teocratica per favorire un lento, forse lentissimo, processo di democratizzazione e trasformazione. Di una società già piena, peraltro, di molteplici ed interessanti fermenti.
Ma quanto accaduto ci impone una riflessione profonda. La impone a noi giovani, studenti, militanti di organizzazioni giovanili dei partiti politici, volontari in associazioni non governative, più o meno impegnati nella politica o nel mondo universitario. Da sempre abbiamo sostenuto, ognuno con le sue sensibilità, che bisogna incoraggiare i dissidenti nei paesi non democratici o in cui la libertà non esiste; da sempre abbiamo ritenuto di dover fornire il nostro appoggio a coloro che si impegnano per l’emancipazione nelle loro nazioni. E dunque, oggi noi lanciamo questo appello a tutti, giovani e studenti, portatori di diverse esperienze e culture, uniti e diversi, per fare quanto possiamo a vantaggio della causa degli studenti iraniani che hanno osato ribellarsi.
Intanto dobbiamo preoccuparci della loro incolumità fisica, oggettivamente messa a rischio in un sistema che non prevede e non tollera forme di dissenso e protesta. In secondo luogo dovremo mostrare tutta la solidarietà di cui siamo capaci, in forme che sapremo studiare nel tempo. Noi oggi proponiamo tre soluzioni: cominciamo con una giornata di discussione in un’ aula universitaria, magari alla presenza di alcuni dissidenti dall’Iran, parlando di Medioriente e di politica internazionale e interrogandoci soprattutto su quale possa essere il nostro ruolo; e restituiamo in questo modo l’università, spesso teatro di un triste “assenteismo dell’impegno”, al suo ruolo naturale di valvola di confronto e sapere.
Portiamo poi la nostra voce e la nostra protesta fin sotto all’ambasciata dell’Iran, come già fece “Il Foglio” in occasione delle prime terribili esternazioni di Ahmadinejad, esigendo delle rassicurazioni sulla tutela dei diritti civili, umani e politici dal regime. E proviamo infine – ci rendiamo conto delle difficoltà, forse insormontabili – a sfidare anche noi il tiranno, recandoci in prima persona nella Teheran dove le manifestazioni sono interdette, ma dove tutti i divieti non riescono ad arginare la forza d’urto delle idee di libertà e giustizia. Possiamo farlo. Potremo riuscire o no. Ma una battaglia come questa merita di essere combattuta, tutti assieme.

                    Tobia Zevi – Presidente Unione giovani ebrei d’Italia
                    Daniele Nahum – Resp. Politico Unione giovani ebrei

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.