DISCORSO PRONUNCIATO AL MINISTERO DELL’INTERNO – 22 settembre 2006

Dopo questa giornata esaltante, è con grande piacere e viva gratitudine che ringrazio il Ministro Giuliano Amato per l’ospitalità e il Ministro Giovanna Melandri per aver ideato questa iniziativa di alto significato. Nelle ultime ventiquattr’ore abbiamo avuto occasione di visitare i luoghi di culto delle nostre tre religioni, geograficamente vicini ma troppo spesso, in effetti,  reciprocamente sconosciuti. .
Abbiamo verificato sul campo quanto la nostra città sia variegata al suo interno, quanti colori e quante pieghe abbia la nostra società. E sempre si più ne avrà. Mi pare che, evitando di ripetere ciò che è stato detto ieri in apertura, sia opportuno fare una piccola riflessione a partire da dal luogo in cui ci troviamo.
Il Ministro dell’Interno ha oggi un’enorme responsabilità nella costruzione di quella: società multietnica, multiculturale e multireligiosa che tutti auspichiamo. Egli si trova infatti in prima linea sulle questioni capitali dell’immigrazione e della sicurezza. Non è certo compito di un giovane esponente di una comunità religiosa discutere su temi di tale rilevanza e complessità con il rappresentante del governo, ma mi pare che si possa riflettere utilmente, a questo proposito, su qualche aspetto della vicenda storica del popolo ebraico.
Una volta privato della propria autonomia statuale quasi due millenni fa, infatti, il popolo ebraico ha inventato una propria identità migrante: continuamente in movimento, i nostri antenati hanno alternato momenti di pacifica e feconda convivenza – generalmente brevi – a stagioni di persecuzione e sofferenza. Proprio le parentesi felici hanno evidenziato che una comunità ben accolta non solo cresce e prospera, ma costituisce una risorsa preziosa per il paese che la ospita, che ne risulta arricchito sotto tutti gli aspetti. Molti sono gli esempi che potrei fare, ma certamente va ricordato il felice e prolungato soggiorno degli ebrei nella Spagna medievale, ove la convivenza feconda e pacifica fra ebrei, cristiani e musulmani produsse una straordinaria fioritura di tutte e tre le culture.
E la capacità di essere accogliente è, d’altro canto, condizione irrinunciabile perchè una società possa essere veramente sicura. Qualunque individuo che, mosso dal bisogno, raggiunga una terra straniera, infatti, è indotto ad integrarvisi costruttivamente, pur salvaguardando la propria specificità culturale, qualora si senta accolto da quella in maniera civile. Diversamente, la necessità di sopravvivere può indurlo a comportamenti devianti.
In estrema sintesi, dunque, solo un atteggiamento di lungimirante accoglienza, pur con tutte le cautele necessarie, può garantire e l’evoluzione culturale e produttiva e la sicurezza di una comunità.
In un contesto globale, allora, il compito delle varie religioni risiede nel porre a servizio della collettività il bagaglio di conoscenze che deriva loro dalle differenti esperienze, contribuendo così alla costruzione di una “casa comune” capace accoglierle tutte senza escluderne alcuna.
A questo fine il dialogo può certamente svilupparsi anche al livello teologico e dottrinale. Ma, soprattutto, deve interessare quella dimensione politica che a tutte richiede di offrire la propria verità soltanto come “una” verità che si confronta con le altre su un terreno di rigorosa parità.
Solo così le religioni possono dialogare con rispetto, negoziando e discutendo di volta in volta su temi diversi, che non riguardano solo la fede ma anche e soprattutto la sfera civile e sociale. E si riesce al tempo stesso a tutelare quel principio di laicità, imprescindibile alle istituzioni di uno stato democratico, che, lungi dal risultare antagonistico alle culture religiose, è condizione indispensabile per lo sviluppo dei valori più autentici di ciascuna di esse

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.