I POLITICI DEL FUTURO NASCONO IN CLASSE

Da “L’Unità” 18 novembre 2006 (p. 24)
di Tobia Zevi

Certo che è passato proprio tanto tempo. Una volta c’erano le scuole di partito, quella della Camilluccia per la DC e quella delle Frattocchie per il PCI. Ma, a formare la classe dirigente del dopoguerra, contribuivano in maniera specifica molti altri enti: l’ENI di Enrico Mattei, l’istituto Gramsci, la CISL e la RAI di Bernabei, solo per fare qualche esempio. La crisi che ha investito i partiti e le istituzioni all’inizio degli anni Novanta ha travolto in gran parte questo sistema di apprendimento, sul quale oggi ci si torna ad interrogare. E proliferano una serie di realtà, fuori e dentro i partiti, che si propongono di creare leader del futuro autorevoli e preparati.
«L’intento è quello di fornire il proprio apporto al paese con delle classi dirigenti moderne e competenti» ci spiega Enzo Cheli, ex Presidente dell’Autorità di garanzia sulle comunicazioni e presidente dell’associazione Eunomia «ci si è resi conto che l’uomo politico deve oggi avere delle professionalità, perché la politica è certamente un’ arte ma anche un mestiere». Ed Eunomia – in greco “buon governo” – nasce due anni fa con questo preciso obiettivo: organizzare corsi di formazione per under 40 con diverse esperienze alle spalle, che si rivolgano a giovani impegnati nella pubblica amministrazione, negli enti locali, nell’impresa e nel sindacato. Tra oggi e domani giungeranno nella splendida cornice di Villa Morghen a Settignano (FI), sede del II Eunomiamaster, Guglielmo Epifani, Giorgio Zappa (direttore generale di Fimmeccanica), Marco Follini e Vannino Chiti, tanto per citare i prossimi quattro nomi: docenti universitari, politici di prim’ordine, economisti importanti che discuteranno durante i 4 weekend del corso. E che si confronteranno con una platea attenta e reattiva, su varie tematiche: «Ci sono due grandi filoni» ci racconta Dario Nardella, direttore di Eunomia «uno legato alle principali tematiche della democrazia moderna, e uno invece più pragmatico, connesso alle politiche di governo e particolarmente adatto all’esperienza concreta dei corsisti, molti dei quali sono impegnati nell’amministrazione degli enti locali». Quest’associazione vuol essere per sua natura bipartisan e rivolgersi alle diverse sensibilità: «Non abbiamo voluto allestire una scuola di partito proprio per essere trasversali; d’altra parte non abbiamo pensato ad un master universitario perché troppo slegato dall’impegno politico e civile»; conclude Nardella: «c’è la sensazione di dover rispettare un sistema di regole comuni, indipendentemente dalle proprie convinzioni politiche».
Certo che è passato proprio tanto tempo. Montanelli definiva le Frattocchie “a metà tra il collegio medievale e la caserma prussiana”, e la distanza tra le stanze spartane dove si cimentava la “classe Frattocchie” del PCI (oggi DS), osservando gli intingoli offerti da un catering di lusso nelle sale opulente di Villa Morghen, appare lampante. «Ma in realtà anche quella scuola era un posto incantevole» dice Gianni Zagato, viceresponsabile organizzazione e coordinatore della scuola negli ultimi anni prima della chiusura «sotto alla residenza di Castelgandolfo, circondata da un bellissimo parco, nell’edificio c’erano anche una piscina, campi sportivi, una palestra e una biblioteca. Fatte le debite proporzioni, una specie di college». Ai Castelli romani. «Fino agli anni sessanta i corsi a Frattocchie duravano fino a 5 anni. La formazione dei quadri e dei dirigenti era un grande investimento a medio e lungo termine, necessario per un partito che ambiva a mettere in ruoli chiave persone che provenivano dalla classe operaia o da quella contadina». I corsisti prendevano un’ aspettativa non retribuita, ed il partito pagava tutte le spese per viaggio e alloggio, oltre ad integrare lo stipendio.«I docenti, invece, erano selezionati tra i dirigenti comunisti e tra gli intellettuali dei vari centri di ricerca collegati al partito» prosegue Zagato «in seguito i programmi si accorciarono: massimo 6 mesi per la vera e propria formazione, accanto ai seminari di due/tre settimane e quelli brevi di 3 giorni, sui temi più attuali dell’agenda politica». La scuola era in effetti l’”università” in un sistema di agenzie formative più complesso interno al partito comunista: si andava dall’apprendimento in sezione, per tutti militanti, alle scuole regionali a quelle interregionali (tre, rivolte rispettivamente ai quadri operai, agli amministratori locali e ai dirigenti meridionali) fino, appunto, a Frattocchie. Senza dimenticare i rapporti internazionali, con i giovani compagni che fino ad inizio anni Ottanta venivano spediti all’istituto di scienze sociali di Mosca. Un modello assai strutturato, di importanza analoga a quello contemporaneo della DC, e dunque assai lontano, per esempio, dalla recente scuola del Partito Democratico, diretta da Filippo Andreatta, più simile ai think tank anglosassoni del New Labour di Tony Blair: in questo caso corsi brevi (3 weekend) e retta (450 euro) a carico dei partecipanti.
E a destra qual è la situazione? «In Forza Italia grande attenzione a questa questione hanno mostrato Sandro Bondi e Don Gianni Baget Bozzo, ai quali dobbiamo le esperienze dei seminari, in posti bellissimi, di Arezzo e Gubbio» racconta Simone Baldelli, deputato ed ex coordinatore dei giovani azzurri «il prossimo seminario si terrà invece ad Andalo. Bisogna poi considerare tutti quei percorsi di formazione individuale che avvengono negli enti locali e nelle istituzioni, quando i giovani fanno gli addetti stampa e gli assistenti». Interessante è scoprire inoltre una serie di strumenti che proliferano online: ragionpolitica.it, siti web, blog. «Formazione ed informazione, infatti, tendono sempre più a coincidere» continua Baldelli «lo sforzo che va fatto oggi dentro FI è di lasciare spazio a chi è cresciuto politicamente nel partito, la generazione che anagraficamente nasce dopo le due componenti tradizionali, cioè coloro che venivano da Publitalia e quelli che emigravano da altri partiti». Giorgia Meloni è invece l’esempio della nuova leva che ce l’ha fatta: presidente di Azione giovani, è diventata vicepresidente della Camera a 29 anni: «Il mio percorso è stato quello che nel Fronte della Gioventù si chiamava “scuola di comunità”: militanti più anziani, dirigenti locali e di partito ci impartivano insegnamenti imperniati soprattutto sui valori». AN è stata la prima, all’indomani del successo elettorale del 2001, a costituire un Centro permanente di formazione per giovani e amministratori locali, ma il problema, anche qui, è le difficoltà che i le nuove generazioni incontrano per emergere: «Sono assolutamente contraria alle quote-giovani» dichiara ancora la Meloni «ma esiste un problema di sottorappresentazione degli under 35 a fronte di una sovra-rappresentazione degli over 65. Dobbiamo prenderci i nostri spazi, ma i partiti devono mostrare sensibilità su questo tema, e oggi vi sono attenzioni diverse: eloquente mi pare la scelta fatta da AN di nominare me, la più giovane, per la carica elettiva più alta a disposizione».
Francesco Verducci, 34 anni, è da settembre componente della segreteria DS, con delega alla Comunicazione e alla Formazione politica: «In questi anni di governo del centrodestra è rinato un interesse per la politica nonostante la diffidenza verso i partiti. C’è una grande volontà di partecipare e di contare, e quindi anche di conoscenza e di formazione; la formazione diviene uno strumento di accesso alla politica». E par fare fronte a questa duplice esigenza, quella dei nuovi quadri all’interno del partito, ma anche quella di coinvolgere sempre più persone nel nuovo soggetto del PD, ecco i due progetti “Italia 2007” e “Un nuovo riformismo”. Il primo si rivolge agli amministratori e ai segretari di sezione, e riguarda soprattutto progetti per il territorio; tra i docenti che verranno coinvolti ci sono dirigenti del partito, uomini di governo e professori universitari. Quanto al secondo programma, invece, esso consisterà in una serie di appuntamenti in 10 città e università, con seminari e laboratori aperti a tutti che mostrino agli interessati il “bello e l’utile” della politica: momento centrale sarà un convegno insieme ad alcune fondazioni della sinistra europea. «Il nostro obiettivo deve essere quello di creare una classe dirigente autorevole per governare» spiega in conclusione Verducci «più che il problema del ricambio generazionale la grande questione è quella dell’accesso, della cittadinanza e del protagonismo dei giovani».
Certo che è passato proprio tanto tempo. Eppure oggi, affievolitasi nell’immaginario collettivo la stella del “tecnico”, più competente e meno corrotto, contrapposto al politico, si torna a porre la questione delle professionalità in politica: scuole di partito a destra come a sinistra, e una serie di esperienze associative in varie realtà territoriali, fioriscono. Per i futuri dirigenti le parole d’ordine sono “riformismo”, a sinistra, “democrazia e libertà”, a destra; ma le ville e la buona cucina sono davvero bipartisan.

                                                TOBIA ZEVI

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.