IL RISTORANTE E’ BUIO PASTO

Da “Avvenimenti” luglio 2005

Scambi di coppie, lap dance, steape tease e topless bar. Questo mi immagino di trovare quando mi invitano all’Unsicht-bar di Colonia, un ristorante dove, mi dicono, tutto avviene assolutamente al buio. Il nome stesso del locale deriva da un intraducibile gioco di parole che evoca situazioni intriganti. “Ma non è niente di simile” ci spiega Axel Rudolph, manager e fondatore, un passato da mecenate di tendenza di mostre e spettacoli dark: “La nostra filosofia è  che nel mangiare, l’occhio non debba avere troppa importanza. Nell’oscurità si potenziano gli altri quattro sensi, e l’esteriorità del piatto non ha più il ruolo che ricopre nella  nouvelle cousine”.
All’ingresso c’è ancora luce, e ci si sente un po’ rassicurati. Ci prende in consegna Tim, un cameriere non vedente, come tutti quelli che lavorano qui. Senza scorgere assolutamente nulla ci guida sicuro tra i tavoli, segnalandoci  le porte e gli impedimenti. C’è una logica che a condurre siano solo i portatori di questo handicap: qua dentro si sovvertono le certezze e, almeno per una sera, dobbiamo abbandonare i nostri ruoli ben definiti.
Ancora sulla porta dell’“Antinferno” ci fanno lasciare il cellulare, per paura che si accenda, e gli orologi luminosi, perché persino una fioca lucina potrebbe rompere l’atmosfera magica e un po’ terrifica. “E’ veramente buio” sussurro tra il perplesso e il preoccupato al mio compagno “solo ora mi rendo conto di cosa significhi non vedere assolutamente nulla”. Gli occhi vagano cercando un punto qualsiasi su cui fissarsi; dopo un po’ desistono sconfitti e si chiudono, per chi riesce a rilassarsi. “Molti si sentono immediatamente a disagio” ci racconta Tim “e decidono di andarsene all’istante”. Non so perché, ma posso capirli.
Il menù lo si sceglie all’entrata: anche i nomi dei piatti, sempre da ordinare in una certa sequenza, ricordano un po’ le cene futuriste, da cui certamente l’intera esperienza ha preso spunto. E così un “formaggio di capra su letto di pomodori al gratin” diventa una “visita volante ad una fabbrica alpina di formaggio”, con una piccola sfida ermeneutica. In compenso le ricette sono assai semplici: “L’importante è conservare il sapore originale degli ingredienti, senza speziarli troppo o mischiarli eccessivamente tra loro. A quel punto, senza poter guardare il piatto e con accostamenti banali, si può apprezzare la vera cucina” ci descrive fiero Dieter Voigt, chef del ristorante.
Alcuni cibi, come spaghetti e piselli, sono davvero impraticabili,  e anche l’utilizzo di forchetta e coltello è tutt’altro che facile. Dopo però ci si abitua, e i movimenti si sciolgono un po’ come me; per saper cosa si pesca ai lati del piatto è disposto un quadrante fluorescente sulla falsa riga della marineria: insalata ad ore 3, pasta ad ore 12.
Si riesce persino a fare quattro chiacchere con i vicini, di cui si percepisce la posizione solo dalla voce che arriva. I tavoli sono spesso apparecchiati per più persone, visto che  la particolarità dell’esperienza aiuta a socializzare, un po’ come in viaggio.
All’uscita scopriamo che Unsicht-bar si trova anche a Berlino, e ci congratuliamo per l’ottima cucina. Tutto era molto gustoso e non troppo elaborato, anche se un po’ paradossale: per evitare gli eccessi decorativi e gli accostamenti arditi della nouvelle cousine, forse non c’era bisogno di nascondere completamente quello che si sta assaggiando.

                                                TOBIA ZEVI

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.