INCENTIVIAMO GLI SCAMBI CON ISRAELE

Da “Left” luglio 2006

Due ebrei, tre partiti. Ci scherzano su, gli ebrei italiani riuniti a congresso per eleggere il futuro consiglio e il presidente dell’Unione delle Comunità (UCEI); e dunque, sollecitati con domande sulla politica estera del nuovo governo, esprimono posizioni assai differenti tra loro: «Andrebbe proseguita la politica del governo precedente» sostiene Giorgio Israel, della componente moderata «perché è sbagliato voler accarezzare Hamas, un movimento che prevede la distruzione d’Israele e il terrorismo. L’Italia deve fare un’enorme pressione sui palestinesi» prosegue il professore «mentre ad Israele si può forse chiedere una maggiore attenzione alle condizioni dei Territori. Del resto l’elezione democratica di Hamas, come quella di Hitler, non è una giustificazione: in Italia nessuno avrebbe permesso che si costituisse un partito delle Brigate Rosse». E di BR parla anche Tullio Levi, presidente della Comunità di Torino e storico esponente della sinistra ebraica, a proposito del concetto di “equivicinanza”: «Mi pare una formula ambigua, che ricorda il “né con lo Stato né con le BR”, e che respingo: in Israele abbiamo una democrazia, dall’altra parte no.» ci spiega «Io credo piuttosto che l’Italia dovrebbe coordinarsi strettamente con l’Europa, spingendo con forza Hamas ad assumere posizioni accettabili per la Comunità internazionale, e Israele ad usare fermezza ma anche ragionevolezza per non aggravare la situazione». Sull’equivicinanza è d’accordo anche Dario Calimani, presidente di Comunità a Venezia e appena riconfermato dal congresso consigliere dell’Unione: «Mi pare una questione terminologica, poiché in effetti su questo non può esistere un metro di giudizio reale; è naturale sentirsi più vicini affettivamente a chi patisce le maggiori sofferenze» prosegue «ma l’Italia dovrebbe stringere molto i rapporti con Israele e migliorare la sua conoscenza di questa società: occorre avere un quadro reale della situazione più che reazioni emotive, perché solo così si può apportare un contributo vero al processo di pace; senza per questo rinunciare ad essere emotivamente coinvolti dalla sofferenza del popolo palestinese». Sulla conoscenza punta anche lo storico David Bidussa, altro rappresentante del gruppo progressista: «Bisogna incentivare una politica di scambi con Israele, che non riguardi solo il mondo accademico ma anche i giovani e l’economia, per evitare che invece dei cittadini israeliani ci si immagini dei pupazzi. D’altra parte» continua «Italia ed Europa devono contribuire alla crescita economica dello stato palestinese, che altrimenti non sarà mai reale: con processi di formazione umana, professionale, economica, intellettuale; e non dando solamente soldi a pioggia». Sull’equivicinanza? «Può essere una formula per le politiche di sviluppo, non per quelle di governo: in quel caso servono una reciprocità e delle regole che solo una democrazia può garantire». Yasha Reibman è il portavoce della Comunità ebraica di Milano, neoeletto al consiglio UCEI nella lista, oggi in maggioranza, “di destra” (ma che non coincide con gli schieramenti politici italiani): «Occorre continuare la politica del governo Berlusconi, che è stata molto concreta. L’Italia deve mettersi in prima fila» ci spiega «per fare in modo che Israele faccia parte del gruppo europeo all’ONU e per avviare il processo di entrata nell’Unione europea; ciò vuol dire valorizzare l’unica democrazia del medioriente, con l’idea di operare per esportare la democrazia nel mondo arabo».

                                                TOBIA ZEVI    

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.