LA POLITICA, UN GIOCO DA RAGAZZI

Da “Avvenimenti” 26 agosto 2005
di Tobia Zevi

Chi è un politico? O, meglio ancora, come si diventa un politico? La domanda, apparentemente banale, non è così scontata. Una semplice ricerca su internet è sufficiente per rendersi conto di quante scuole esistano oggi: si possono apprendere tutte le discipline, si può divenire operatori di pace, poliziotti di quartiere, ballerini di latino-americano e barman professionisti. E per ogni mestiere vi sono accademie, seminari, corsi e lezioni. Unica cosa che sembra non si debba imparare: la politica. Proprio negli ultimi anni, anzi, in corrispondenza di questo boom di specializzazione, abbiamo assistito al declino delle istituzioni che educavano i militanti; come se solo chi ha responsabilità pubbliche e gestisce risorse di tutti non avesse bisogno di alcuna preparazione.
L’epoca di crisi attraversata dai grandi partiti negli anni Novanta ha portato alla chiusura delle due scuole quadri per eccellenza, le “Frattocchie” e la “Camilluccia”. Per decenni i giovani leader rispettivamente del Partito Comunista Italiano e della Democrazia Cristiana si sono formati in questi due luoghi geograficamente definiti, apprendendo l’arte di amministrare e governare, la capacità di argomentare e la forza di discutere; assimilando, talvolta, i difetti di quei dirigenti che, in maniera semi-scolastica – Montanelli definì le Frattocchie “a metà tra il convento medievale e la caserma prussiana” –  contribuivano a formarli. Ancora oggi si sente parlare, a sinistra, della “classe delle Frattocchie”, per indicare quella generazione di politici sulla cinquantina formatasi in quelle aule tra gli anni Sessanta e Settanta.
A questo impoverimento dell’offerta ha certamente contribuito il generale clima di sfiducia degli ultimi anni, quel senso comune che riteneva il politico generalmente meno affidabile del “tecnico”, più preparato e meno corrotto. Senso comune che oggi, per fortuna, sta cambiando.  
E da qualche tempo si è sentita nuovamente l’esigenza, a destra come a sinistra, di colmare questo vuoto; la prima è stata Alleanza Nazionale, che all’indomani del successo elettorale del 2001 ha costituito un Centro permanente di formazione per giovani e amministratori locali. Seguita, a breve distanza, da Forza Italia: <<Due sono le occasioni annuali di formazione per i giovani azzurri>> ci spiega Simone Baldelli, coordinatore dei giovani di Forza Italia <<la scuola di Gubbio, ideata da don Gianni Baget Bozzo, e il corso annuale di Arezzo, giunto alla IV edizione e rivolto a 250 ragazzi. I temi sono naturalmente diversi ogni anno, a seconda degli avvenimenti in corso e dalle esigenze del partito: competitività, sussidiarietà, solidarietà>>. E poi naturalmente terrorismo, Europa, immigrazione, fino ad argomenti più specificamente nostrani quali l’identità del “Partito unico”. <<Non bisogna inoltre dimenticare l’Osservatorio parlamentare che ruota attorno alla figura di Adolfo Urso>> prosegue Baldelli <<Tre giorni di seminario annuale e molte attività settimanali in sede. Le iniziative si rivolgono ai giovani del centro-destra, militanti e non. Nel complesso sono abbastanza soddisfatto di come il mio partito sta operando per i giovani, anche se bisognerebbe fare di più>>. La struttura fortemente centralizzata della coalizione di centro-destra ha dunque contribuito a ricreare modalità di formazioni tradizionali: seminari e corsi tenuti ed organizzati direttamente dai massimi dirigenti del partito.
Assai diverso è il discorso a sinistra: <<Non abbiamo alcuna intenzione di ricostruire Frattocchie>> ci racconta Stefano Fancelli, segretario nazionale della Sinistra Giovanile <<l’obiettivo è quello di creare delle sinergie di formazione a vari livelli. Bisogna appoggiarsi a quelle istituzioni che già funzionano, e funzionano bene, come per esempio la Fondazione Italianieuropei e la Fondazione Gramsci; e poi naturalmente promuovere quel mondo di associazioni che negli ultimi anni è andato positivamente crescendo. Il modello, se si vuole, è quello di un’ università politica, con una rete di corsi su varie materie, al di là delle aule e dei luoghi ben definiti. Selezionare delle tematiche più che mai attuali, e su quelle impostare una serie di discorsi portati avanti con prospettive molteplici: il riformismo, per esempio, o il tema della cittadinanza>>. Distinguendo sempre tra l’impegno nel sociale, il volontariato, la militanza, e la vera e propria formazione politica; che si configura dunque, a sinistra, come policentrica, decentralizzata e immateriale: emblematico in questo senso è il “Corso di formazione politica online” messo a punto dal Dipartimento Formazione dei DS, che integra di tutte le altre iniziative.
Sergio Fiorini è direttore di “Cominciamodacapo”, un’ associazione nata nel 1999 a Milano che si occupa di economia e riformismo <<Dopo esserci affiliati all’associazione “Nuova economia Nuova società”, di Vincenzo Visco e Pierluigi Bersani, e dopo tutta una serie di iniziative locali, abbiamo deciso di provare ad organizzare un evento esclusivamente formativo, che fosse occasione di incontro e dibattito intergenerazionale tra i ragazzi e professionisti di vari settori. E così ha visto la luce la Summer School, per la prima volta nel 2004. Ci siamo rivolti ad un amplissimo spettro di organizzazioni giovanili, proprio perché la discussione fosse più complessa, arricchita da realtà e culture differenti>>. A chiarirci il significato di questa tre giorni di seminario il Professor Giulio Sapelli, ordinario di Storia Economica alla Statale di Milano e socio fondatore di Cominciamodacapo: <<Non esistendo più le tradizionali scuole di formazione quadri dei partiti, ben vengano occasioni come questa, in cui i partiti affidano ad associazioni il compito di preparare le future classi dirigenti. Negli ultimi anni, tra l’altro, non solo è venuta a mancare la componente politica nella crescita della nuova leadership, ma si sono ridotte le occasioni di apprendimento, per esempio in campo economico, fornite dalle grandi imprese quali l’ENI e l’Olivetti. E’ proprio per questo che è importate creare spazi di incontro non solo tra politici e militanti, ma anche tra ragazzi, componenti della società civile e del mondo produttivo>>. E alla Summer School 2005 erano in effetti presenti professori, politici, imprenditori, banchieri e sindacalisti.
A ben vedere, dunque, una congerie di iniziative che scuote progressivamente il panorama immobile dei secondi anni Novanta; rimane tuttavia da chiarire quale rapporto debba instaurarsi tra questi momenti formativi e un’ altra entità importante, il Forum Nazionale dei Giovani, costituitosi all’inizio del 2004 e che oggi riunisce un gran numero di associazioni giovanili. Interessanti a questo proposito le osservazioni di Baldelli: <<Il Forum è certamente un’ iniziativa lodevole, ma che non risolve il problema della partecipazione giovanile. Io sono stato deputato regionale del Lazio, molti altri ragazzi si formano facendo l’assistente ai parlamentari; l’obiettivo non deve essere quello di perseguire una politica in favore dei giovani di tipo sindacale, ma di intensificare le opportunità di partecipazione alla Politica, quella vera. I movimenti giovanili vanno bene, perché danno la possibilità di lavorare sul campo e anche di commettere degli errori, ma bisogna, oggi, rifuggire da formule che andavano bene in passato: abbandoniamo la retorica movimentista, per esempio, o quella volontaristica>>.
La soluzione, come spesso accade, va probabilmente cercata nel mezzo: pur non rinunciando a forme di autoorganizzazione e a movimenti di pressione propri, quali il Forum, le nuove generazioni devono ambire ad occupare spicchi sempre più abbondanti nello spazio politico. Una combinazione di sforzi, dunque, che muovono da direzioni diverse e complementari: dall’alto, con le scuole quadri organizzate dai partiti sulla scorta della tradizione, come accade oggi nel centro-destra; di lato, con l’ausilio di una serie di associazioni che si occupano di temi specifici, come nella realtà attuale della sinistra; dal basso, con organi di pressione costituiti e gestiti esclusivamente dai giovani. Solo una volta che queste direttrici sapranno integrarsi, e solo se l’attuale classe dirigente sarà disposta a concedere alle nuove leve porzioni significative, la politica si arricchirà effettivamente di energie fresche: con beneficio di tutti, giovani e non.

                                                TOBIA ZEVI
                                            

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.