MEDIORIENTE, PARLIAMONE INSIEME

Da “L’Unità” 12 maggio 2005

I recenti fatti di Torino, con la professoressa Daniela Ruth Santus cui è stato impedito di svolgere regolarmente la sua lezione, sono stati al centro della cronaca per un paio di giorni. I responsabili dell’ebraismo italiano, al pari di molte autorità politiche e di molti organi di stampa, hanno fortemente condannato l’accaduto. Anche noi, giovani ebrei, lo facciamo. Siamo impressionati non solo dalla gravità del fatto, che si ripete ormai per la terza o quarta volta, ma anche dalla sensazione di paura e sgomento che emerge dalle parole della professoressa e di alcuni studenti intervistati sui fatti. Si devono fare a questo punto due tipi di operazione: analizzare e rimuovere le cause che hanno potuto condurre ad una situazione simile, e cercare di trovare, se non dei rimedi, almeno delle costruttive ipotesi di azione.
Quanto al primo punto di vista la questione è ampiamente nota, ma talvolta giova ripetersi: è inaccettabile e singolare che proprio nel contesto accademico debbano verificarsi episodi di questo genere; in un ambiente nel quale la serietà scientifica dovrebbe impedire l’affermazione di slogan di rara rozzezza politica; in una società intellettuale che dovrebbe creare modelli di comportamento anziché esempi di intolleranza. Nessuno sostiene che la politica israeliana non possa essere contestata, anche in maniera assai aspra, ma a condizione che due punti siano tenuti fermi: non si può mettere in discussione l’esistenza dello Stato d’Israele, e si deve ribadire il fatto che, con tutte le sue possibili imperfezioni, la democrazia israeliana è l’unica dell’area, possibile modello di sviluppo liberale per altri paesi della zona. Ciò naturalmente a patto che si mantenga sempre presente la distinzione, troppo spesso ignorata, tra Israele ed ebraismo.
E’ però a partire dal nostro possibile contributo che vorrei provare a tracciare una ipotetica, seppur complessa, prospettiva di azione: propongo agli studenti torinesi (ma non solo) legati ad associazioni filopalestinesi, a chi ha impedito di parlare al viceambasciatore israeliano, di incontrarci e confrontarci su un tema che, evidentemente, ha ancora enorme bisogno di essere studiato. La questione mediorientale.
Questo intendimento potrebbe, uscendo per un attimo dal problema specifico, assolvere un’ altra importante funzione: aiuterebbe ad estendere il numero di coloro che all’interno delle università si occupano, in varia maniera, di politica.
Nell’università in cui studio, la più grande d’Europa (“La Sapienza”), si tengono oggi le elezioni degli organi studenteschi: la partecipazione alle urne prevista oscilla tra il 5 e il 10%. Il quadro giovanile all’interno dell’università ci appare dunque come diviso tra un minoritario estremismo che sa di oscurantismo, e una generale indifferenza per la politica. Questo senza naturalmente dimenticare quel numero rilevante di studenti che, pur non essendo attivi nelle istituzioni accademiche, si impegna proficuamente nel sociale, nella politica extrauniversitaria, nelle ONG.
Incontrandoci dunque, giovani ebrei e studenti filopalestinesi, e riuscendo veramente a parlare, proporremmo un modello d’azione dal duplice significato: ribadiremmo il ruolo prima di tutto culturale dell’università, evitando manifestazioni d’odio e di inciviltà che sono prima di tutto figlie dell’ignoranza; potremmo inoltre liberare la politica universitaria dalle piccolissime enclaves in cui si muove ora, facili preda di estremismi di varia natura, per sviluppare un confronto che, oltre ad essere più equo, sia anche più interessante per tutti.
So bene che da entrambe le parti vi sarà un’ opposizione interna che, anche con delle ragioni, si opporrà a questa idea. Per noi ebrei certamente non è facile discutere con chi ha augurato alla Professoressa Santus di “saltare in aria su un autobus”; ma è una sfida, e credo che ne valga la pena.

TOBIA ZEVI
Presidente Unione giovani ebrei d’Italia
presidente@ugei.it

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.