PENSIONI: NOI GIOVANI VOGLIAMO ESSERE ASCOLTATI

Da “la Repubblica” 7 luglio 2007

Caro Direttore, di “giovani”, in queste settimane, si fa un gran parlare. Non sempre alle molte considerazioni corrisponde un interesse sincero, e ancora più raramente i ripetuti discorsi poggiano su una conoscenza profonda della realtà giovanile. Una realtà per sua stessa natura complessa, multiforme, variegata ed in continua trasformazione. In cui convivono culture, tradizioni, esperienze e situazioni di vita tra loro differenti, molto spesso addirittura inconciliabili. Ma allora perché i giovani sentono il bisogno di far sentire la loro voce come “generazione”, come gruppo, anziché fare ognuno riferimento al proprio sistema di valori o alla propria cultura?
Semplicemente perché in questo paese, purtroppo, essere giovani può essere un ostacolo. Concreto, sia chiaro: nell’accedere alle professioni, per fare carriera accademica, per essere eletti nelle assemblee elettive o negli organismi di partito. Ma anche, dato che ci sembra ancora più significativo, perché spesso non ci è dato di partecipare al dibattito su temi che investono direttamente le nostre vite oggi e nel futuro. Un caso emblematico, in questo senso, è quello delle pensioni. È una delle questioni del momento, e non ci sfugge quanto il tema sia delicato per tutta la società. Alcuni mesi fa il ministro Tommaso Padoa Schioppa ci invitò quali rappresentanti del mondo giovanile ad una discussione proprio su questa tematica. Di quell’invito, rilevante ed assolutamente innovativo, lo ringraziamo ancora. Ma oggi, crediamo, è necessario fare un passo avanti: è fondamentale che i giovani, ed il Forum nazionale dei giovani in particolare, siedano al tavolo allargato sulla previdenza che il ministro ha convocato e che vede la presenza di molti soggetti differenti.
In quel contesto i giovani non possono mancare. Perché è impensabile che a discutere delle pensioni che percepiremo ci siano tutti tranne noi. E perché, inoltre, questo gesto sarebbe un segnale di interesse nei confronti di una generazione che, pur lavorando ed impegnandosi, non riesce a guadagnarsi la meritata attenzione dei padri.
Ma non solamente per questa ragione, secondo noi, la nostra presenza sarebbe auspicabile: ci sono altre istanze ineludibili che, in sede politica, dobbiamo avere la capacità di affrontare, distinguendole ma anche inserendole in un quadro generale. Come si intende mettere mano ad una riforma del sistema contributivo che consenta ai lavoratori di oggi – precari o flessibili che siano – di avere una continuità nei versamenti previdenziali in modo da avere in futuro una pensione decente (i contributi figurativi)? C’è davvero l’intenzione di risolvere, una volta per tutte, la questione del riscatto degli anni di formazione in chiave pensionistica, individuando soluzioni che siano soddisfacenti per chi decide di continuare gli studi, ma anche sostenibili sul piano generale? E si vuole infine, al di là degli sforzi già compiuti, incentivare il passaggio dai fondi INPS ai vari fondi pensione in vista della scadenza del 30 giugno?
Sono domande a cui, come generazione, vorremmo contribuire a dare una risposta, perché riteniamo che questa sulle pensioni possa essere certamente un’ importante occasione di riflessione sui mali che affliggono le persone tra i 20 e i 40 anni, ma anche un proficuo momento di confronto sulle difficoltà del nostro paese e della nostra società. Vogliamo prenderci delle responsabilità, non chiedere dei favori né agire come una, strampalata, “lobby”. Vogliamo solo, in definitiva, essere interpellati.  

CRISTIAN CARRARA e TOBIA ZEVI* Portavoce e responsabile Welfare Forum nazionale dei Giovani

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.