SE OGNUNO ASCOLTASSE LE RAGIONI DELL’ALTRO

Da “la Repubblica” 24 maggio 2005

Caro Augias,

in un recente articolo su questo giornale, Francis Fukuyama rileggeva Weber alla luce degli sviluppi della nostra società: la religione, destinata, secondo il celebre sociologo tedesco, ad implodere su se stessa dopo aver favorito l’ascesa del capitalismo, conosce oggi secondo Fukuyama una nuova stagione di vitalità; l’elezione di Bush sulla base di una campagna elettorale imperniata sui valori religiosi; l’ingerenza delle istituzioni religiose nelle politiche nazionali; il terrorismo internazionale di matrice islamica.
Limitandoci all’Italia, ci troviamo di fronte all’acceso contrasto tra laici e cattolici; una separazione tra stato e chiesa spesso dimenticata, secondo i fautori del “sì”; dal canto loro i sostenitori del “no” ritengono doveroso combattere ciò che considerano un dilagante relativismo.
Come proporre una prospettiva di maggiore tolleranza, senza cancellare differenze e contrasti? Forse attraverso ciò che definirei “relativismo positivo”. Quando si discusse se lasciare o no il crocefisso nelle aule scolastiche, emersero due proposte, trasversali agli schieramenti politici: alcuni sostennero l’eliminazione di ogni richiamo religioso dai luoghi pubblici (modello francese); altri suggerirono di apporre, accanto al crocefisso, i simboli di altre religioni.
La seconda ipotesi può forse costituire una traccia preziosa per l’attuale discussione: cerchiamo di capire le ragioni dell’altro, estendiamo il dialogo; ognuno mantenga se crede la propria idea, sempre però considerandola “relativa” rispetto ad altre non meno degne di rispetto . In questa direzione va un’iniziativa dell’associazione dell’Unione dei giovani ebrei d’Italia, che martedì 24 maggio ha invitato a dibattere sulla fecondazione assistita Rav Laras (rabbino capo di Milano), Padre Bartolomeo Sorge (direttore “Aggiornamenti sociali”) e Daniele Capezzone (Segretario Radicali italiani), a Milano. E’ un modo per allargare un confronto che domani potrà coinvolgere musulmani, buddisti ed esponenti di altre fedi rappresentate nel nostro paese.

TOBIA ZEVI
Presidente Unione giovani ebrei d’Italia

Risposta di Augias:

Discutere va senz’altro bene, ma discutere come? Ci sono vari modi di discutere sul tema dell’ormai imminente referendum. A me piacerebbe che si parlasse non di “animazione”, di flusso della vita, di valori supremi, di cose ultime.
Vorrei che si parlasse in concreto della legge sulla procreazione, stringendo il fuoco su certi suoi aspetti che, in nome di supremi principi etici, fanno a pugni con l’umanità. Chi dice che non si può decidere sulla vita e sulla morte per referendum ha ragione. Ma il 12 e 13 giugno noi voteremo su alcuni specifici articoli di una legge fatta ignorando necessità elementari e vieppiù complicata da un duro intervento del cardinale Ruini che ha trasformato quel voto in una consultazione sul potere della Chiesa in Italia. Vorrei che a Milano si parlasse di che cosa significa per una donna subire una stimolazione ovarica; se siamo consapevoli dell’angoscia di una madre costretta a farsi impiantare un embrione gravemente malato con la prospettiva di dover abortire poco dopo.
Su cose come queste decideremo fra tre settimane, di questo dovrebbe parlare la tv che invece, colpevolmente, tace. Ben venga dunque la discussione organizzata dai giovani ebrei.

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.