TORNA LA DDR, IN AUTO

Da “Avvenimenti” dicembre 2004

Rumorose, scomode, scassate. Eppure tanto trendy. Sono auto e motorini che col loro fascino un po’ anziano mandano in delirio giovani e meno giovani.
Un gruppo di parlamentari bipartisan ha recentemente proposto di far transitare la vecchia 500 nei centri storici, nonostante contravvenga alle norme europee sull’inquinamento. L’idea è stata però accantonata per la ferma opposizione degli ambientalisti.
Ma perché questa fissazione per la vecchia piccola Fiat? Evidentemente alcune automobili sono rimaste nel cuore fino a diventare “simboli”: la 500, il Maggiolone, la vecchia Mini, tanto per fare degli esempi. Chi le ha amate non è disposto a riconoscere ai nuovi modelli la stessa dignità.
E così è anche in Germania, dove le rumorose macchinette Trabant e le sgangherate motorette Simson, prodotte nella ex Repubblica democratica, sono oggi considerate oggetti cult.
La Trabant  (ribattezzata Trabi) è quasi l’emblema della DDR: mezzo di trasporto per milioni di tedeschi (che all’Est avevano difficoltà persino a procurarsi la russa LADA), prodotta in molti modelli, ha un po’ dell’utilitaria anni ’60 e un po’ della 313 di Paperino. La sua meccanica è semplicissima: niente valvole, coppa o pompa dell’olio, pompa dell’acqua o radiatore, niente cinghia o catena di distribuzione. Nel complesso un piccolo gioiello della tecnica, capace di raggiungere i quasi 100 chilometri orari grazie alla carrozzeria in Duroplast. Nel 1989 fu l’immagine della caduta del muro: migliaia di queste buffe vetturette attraversarono un confine ritenuto invalicabile, riunendo milioni di famiglie. Non potendo resistere però al dilagare di vetture occidentali, la produzione fu interrotta nel 1991.
Trabant in tedesco vuol dire “satellite”, ma in ungherese “compagno” o “servo”. E tale fu la Trabi: un po’ compagna e un po’ serva, come tanti cittadini della ex Germania orientale.
Analoga la vicenda delle motorette Simson, e in particolare del fortunato modello “Schwalbe”, che in tedesco significa “rondine”. Tra il 1964 e il 1985 nello stabilimento Simson in Turingia ne fu prodotto più di un milione di esemplari. Dotate di un motore bicilindrico a due tempi di piccola cilindrata, le KR-50 (questo il nome ufficiale) sono oggi diventate il mezzo di trasporto più ambito dagli studenti, attratti dal fascino old style e dal consumo bassissimo. “Oggi fa tendenza possedere questa motocicletta – commenta meravigliato Dietmar Uhlig, Direttore del Museo dei mezzi di trasporto di Suhl -, e pensare che prima non era che un mezzo di lavoro, un modello tra tanti! ”. Mezzo di lavoro o oggetto di tendenza, comunque questo motorino è un concentrato di storia tedesca: la fabbrica Simson era infatti di proprietà di un’omonima famiglia ebraica, costretta ad emigrare dal nazismo. Trasformata durante la seconda guerra mondiale  in impianto bellico, fu restituita alle sue funzioni nel dopoguerra e chiusa definitivamente poco dopo la riunificazione.
Oggi i proprietari di questi due “gioielli” oggi fanno a gara a personalizzarli: colorare la carrozzeria o sostituire la tappezzeria, come minimo, ma c’è anche chi applica adesivi sgargianti e chi guarnisce con i materiali più disparati. Tutti si iscrivono ai club, per essere aggiornati sui raduni e su tutte le manifestazioni itineranti. Ma soprattutto per farsi vedere in giro, e per stupire.
Tutto questo è moda, ma a Lipsia, all’ingresso del Museo della Stasi, il famigerato servizio segreto della DDR, un cartello appeso sopra un cumulo di chincaglieria socialista oggi considerata vintage  ci ricorda: “quello che ora è solo curiosità, fu anche una tremenda dittatura”.

                                            TOBIA ZEVI

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.