PER UN RICAMBIO GENERAZIONALE NELL’UNIVERSITA’

Da “La Stampa” 20 gennaio 2008

PER UN RICAMBIO GENERAZIONALE NELL’UNIVERSITA’

di Cristian Carrara e Tobia Zevi

 

Una colpa, come giovani, ce l’abbiamo. Bamboccioni? Mammoni? Forse, più semplicemente, non ci siamo sempre assunti tutte le nostre responsabilità. Su un punto in particolare: la nostra voce è mancata sul grande tema dell’università, ovvero proprio su quanto dovrebbe appartenerci di diritto. Esistono associazioni e sindacati studenteschi, di dottorandi e di giovani ricercatori che denunciano le manchevolezze del sistema; ma nel complesso – colpevolmente – non abbiamo ispirato le proteste sulle problematiche che affliggono il nostro sistema accademico. Accettando che le nostre facoltà non fossero informatizzate, e che nell’era di internet per iscriversi ad un esame si debba prendere il treno per segnarsi su un foglietto di carta; non lamentandoci per l’assenza nei nostri atenei (sempre con qualche meritoria eccezione) di una rete wire-less come nel resto d’Europa; facendo ore di interminabili attese per sostenere un colloquio orale, quando sarebbe bastato scaglionare gli esaminandi. Tollerando, insomma, tante piccole cose, abbiamo di fatto avallato un modo di pensare per cui l’università non deve essere al servizio dei suoi principali utenti, ma di sé stessa, riproducendo logiche che sono negative anche per i professori.

Ma veniamo ai fatti: all’inizio del 2006 due giovani ricercatori, Stefano Zapperi e Francesco Sylos Labini, pubblicavano un’ inchiesta sullo stato dell’università italiana in cui minacciavano uno “tsunami”: quello provocato dal clamoroso squilibrio anagrafico nella classe dei docenti. Dati alla mano, a quell’epoca il numero di professori under 35 era del 4.6% in Italia (contro il 16% della Gran Bretagna e l’11,6% della Francia), a fronte di un 42% di professori ultracinquantenni e di un 22,5% di sessantenni (contro il 13,3% della Francia e l’8% inglese). Una situazione che non è certo migliorata nell’ultimo anno e mezzo, che deriva da diversi errori commessi in passato, e che spiega impietosamente, senza fare giovanilismo d’accatto, le difficoltà che la nostra università incontra nel pensare dinamicamente al proprio futuro.

Negli ultimi anni era stata avanzata una proposta di abbassamento dell’età pensionabile dei professori a 65 anni (a fronte dei 70 attuali). A noi, come Forum nazionale dei giovani, è sempre sembrato che questa ipotesi, pur favorendo l’accesso dei giovani all’insegnamento, non muovesse nella direzione (auspicabile) di un prolungamento generale delle carriere nel nostro paese. Tanto più in un caso come questo, di lavoro certamente non usurante. Abbiamo invece accolto favorevolmente le indicazioni contenute nella Finanziaria 2008, che impediscono l’ulteriore prolungamento dell’attività dei professori fino ai 72 anni, e che soprattutto pongono fine all’ingiustificabile istituto del “fuori ruolo”. Una norma per cui i professori universitari, interrompendo l’insegnamento (che invece si sarebbe potuto avvalere dell’esperienza), rimanevano per altri tre anni negli organismi decisionali, condizionando politiche e gestione delle facoltà. L’opposto di ciò che suggerirebbe la logica. Una notizia positiva, dunque, anche se – “a pensar male…” – bisogna attendere l’approvazione definitiva prima di esultare.

Adesso si dovrebbe proseguire sulla strada del ricambio generazionale: favorendo l’accesso dei ricercatori aumentando i concorsi. Come fare? Le università sono autonome, si dice giustamente. Ma i fondi di cui usufruiscono non sono provenienti, se non in minima parte, da processi di fund raising. Sono soldi pubblici che possono in quanto tali essere vincolati. Perché allora non introdurre una norma che stabilisca per legge una percentuale fissa da destinare annualmente all’istituzione di concorsi? Sarebbe una soluzione semplice ma con un effetto immediato.

Nelle “Memorie di Adriano” Marguerite Yourcenar notava che, spesso, i padri sembrano esaurire completamente le “virtù” familiari, che mancano dunque ai figli. Non chiediamo altro, se lo meritiamo, di poter dimostrare il contrario.

                                                                                                                                                                                                                                                                             Portavoce e Responsabile Welfare Forum nazionale dei giovani

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.