ALLA RICERCA DI UNA MEMORIA CONDIVISA

Da “l’Unità” 3 agosto 2009

ALLA RICERCA DI UNA MEMORIA CONDIVISA

di Tobia Zevi

 

La decisione sembrerebbe ovvia in qualunque paese. Non in Israele. Ha fatto scalpore l’approvazione di una legge, voluta dal Ministro dell’Istruzione Gideon Saar, che bandisce, a due anni dalla sua introduzione nelle scuole, il termine «Nakba» (“catastrofe”). Così i palestinesi definiscono la sconfitta araba nel 1948 e la nascita dello Stato d’Israele. La vicenda è per certi versi surreale: il governo italiano, ad esempio, non consentirebbe mai ad un professore di liceo di parlare del quattro novembre come di una giornata di lutto. E tuttavia mostra la difficoltà di scrivere la storia in un paese dall’identità spaccata: circa un quinto dei cittadini israeliani, più di un milione di persone, sono palestinesi. Lamentano di sentirsi israeliani di serie B – non senza ragioni – sebbene abbiano una rappresentanza parlamentare, non prestino il servizio militare e le loro condizioni sociali siano molto migliori di quelle degli arabi dei paesi confinanti. Coltivano una memoria minoritaria contrapposta all’epopea sionista, peraltro problematizzata negli ultimi anni dai «nuovi storici» ebrei israeliani.  Sperimentano un contesto di frustrazione che rende difficile un confronto problematico con la propria storia. I loro cugini, fuggiti o cacciati nel 1948, vivono nei territori palestinesi o in Siria, Giordania, Egitto. Ma anche gli ebrei israeliani stanno vivendo un momento particolare: la politica mediorientale di Obama suscita paura e diffidenza alimentate dall’aggressività iraniana. E i risultati delle recenti elezioni vanno letti in questa luce, con un esecutivo formato da varie destre (storica, nazionalista, religiosa) e la sinistra praticamente sparita. Si può spezzare il circolo vizioso? Il lavoro della memoria è faticoso e doloroso, e per prima cosa deve evitare strumentalizzazioni politiche. È il caso, luminoso e drammatico, della Commissione per la Verità e la Riconciliazione nel Sudafrica di Nelson Mandela. Ma anche di quei, pochi, ebrei e arabi che spiegano faticosamente ai giovani che la verità non ha mai solo un colore, e che bisogna indagare le ragioni dell’altro: solo la settimana scorsa abbiamo letto di un palestinese che gira i villaggi arabi raccontando la Shoah a chi inopinatamente la paragona a Gaza. Costruire una memoria condivisa significa attribuire responsabilità storiche, rinunciando a rivendicazioni e vendette. Un’operazione che in Italia ha funzionato grazie al fronte antifascista, ma che oggi appare frequentemente sotto attacco. E che insomma non è mai facile. Tanto meno in un contesto come quello israeliano, che richiederebbe cautela estrema. In questo senso la scelta del governo israeliano, di per sé non scandalosa, ce la saremmo risparmiata.

 

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.