UNA LOGICA DA UTILIZZATORI FINALI

Da “l’Unità” 23 agosto 2009

UNA LOGICA DA UTILIZZATORI FINALI

di Tobia Zevi

 

Si trattasse solo di Camoranesi, Amauri e Thiago Motta la questione sarebbe meramente sportiva. Con una posizione progressista, rappresentata da Marcello Lippi, ed una conservatrice capitanata da Azeglio Vicini, il ct delle notti magiche. Invece la polemica sull’opportunità di impiegare oriundi in nazionale, se collegata al dibattito pubblico sull’immigrazione, induce una riflessione tetra. Tradisce una concezione dello straniero, nella coscienza del paese, come oggetto da scegliere e da usare (in questo caso per difendere il titolo mondiale del 2006). E poi da gettare via quando i beneficiari – gli utilizzatori finali, direbbe l’ottimo Niccolò Ghedini -, noi cittadini italiani di pelle bianca, non ne abbiamo più bisogno per la nostra impresa o per le nostre case. La logica è sostenuta espressamente nel Decreto-sicurezza, che concede la possibilità di sanare la posizione di colf e badanti proprio mentre entra in vigore il reato di clandestinità. Una «regolarizzazione selettiva», cioè una discriminazione legale che vieta il permesso di soggiorno a padri, figli, fratelli di quelle colf o badanti, a loro volta operai, braccianti, pizzaioli. Una ferita intollerabile alla Costituzione ed anche a qualunque sentimento morale, religioso o laico che sia. Un’ingiustizia rivendicata e inutile, come dimostrano due recenti ricerche: secondo la Banca d’Italia gli immigrati non tolgono il lavoro agli italiani, per la semplice ragione che alcuni mestieri gli italiani non sono più disposti a farli (preoccupante è invece che siamo ultimi tra i paesi sviluppati per immigrazione qualificata). Addirittura, secondo i dati di Confartigianato, quest’anno cadranno nel vuoto 30 mila offerte di lavoro di piccole e medie imprese che cercano falegnami, meccanici, parrucchieri, elettricisti. Proprio quelle professioni per cui ci sarebbe casomai bisogno di più manodopera straniera. Insomma, dopo aver passato l’estate a dibattere sui dialetti e sulle gabbie salariali, grazie al Governo ci riscopriamo più cornuti (cioè culturalmente imbarbariti) e più mazziati (cioè poveri). Complimenti.

PS: Personalmente sono favorevole all’impiego degli oriundi.

PPS: Concludendo con lo sport, merita un plauso la Iaaf, federazione internazionale di atletica, messa sulla graticola per non essere riuscita a stabilire il sesso di Caster Semenya, neo-campionessa mondiale sugli 800 piani. La federazione si è mostrata inefficiente e ritardataria nell’affrontare questa questione spinosa. Ma si è rifiutata di percorrere la classica soluzione «all’italiana», squalificare la sudafricana per aver investito una concorrente in semifinale, come molti suggerivano. Dopo la triste prova di sé offerta sul caso Oscar Pistorius, complimenti.

 

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.