IL RAZZISMO DEL DOPOCENA

Da “l’Unità” 9 gennaio 2010
IL RAZZISMO DEL DOPOCENA
di Tobia Zevi

Che bellezza la domenica sera alla tv! In milioni ci incolliamo dopo cena allo schermo stordendoci un po’ tra gol e dibattiti inutili. Due giorni fa, guardando Controcampo, incappo in una discussione quasi comica, se non fosse estremamente grave e rivelatrice. Affaire Mario Balotelli, giocatore di origine africana dell’Inter bersagliato dai cori in ogni stadio del nostro paese. «Non-esiste-un-negro-italiano», e altre amenità del genere. Perché di Balotelli dà fastidio proprio questo: che sia un cittadino italiano, adottato da piccolo da una coppia generosa. Da una parte i giornalisti Giampiero Mughini e Michele Plastino che, indignati, considerano questi comportamenti idioti e razzisti. I vari sportivi, invece, sono di altro parere. Gli ex-calciatori Riccardo Ferri, Filippo e Giovanni Galli, quest’ultimo candidato a sindaco di Firenze dal PDL; gli allenatori Emiliano Mondonico (tu quoque) e Josè Mourinho, tutti d’accordo: Mario Balotelli sarebbe un «asociale», perché litiga, destabilizza lo spogliatoio, non passa la palla, è arrogante e presuntuoso. E dunque, tutto sommato, fanno bene i razzisti ad insultarlo. Del resto anche una donna violentata, tanto più se giovane e bella, siamo proprio sicuri che non se la sia cercata?  
    Ci sarebbe già abbastanza per riflettere a lungo, se ieri non avessimo fatto bingo: il giudice sportivo multa gli interisti per i buuuhhh a Luciano (giustamente); poi sanziona Balotelli per l’applauso ironico ai tifosi veronesi che lo tormentavano, e ovviamente non punisce gli autori di quei fischi, che non rappresenteranno Verona, ma che non sono neanche quattro gatti. Il giocatore, difeso solamente dal presidente Massimo Moratti, ieri sera chiede scusa per le sue dichiarazioni troppo colorite (ma non violente) nei confronti della città scaligera. Un gesto di grande correttezza.
    In un libro che andrebbe letto in classe, Joachim Fest racconta la sua infanzia nella Berlino nazista con un padre contro il regime. I vicini di casa non si scandalizzano per le umiliazioni che i bellimbusti della Hitlerjugend infliggono ai fratelli Fest. Al contrario: questi avevano rotto un vetro con una pallonata, o rovinato il prato accanto al loro giardino. Un po’ di disciplina, in fondo, a quei ragazzi ci vuole.
    É chiaro che il paragone si ferma qui, perché l’Italia di oggi non ha nulla della Germania di allora. Ma stiamo attenti. Giustificare, e giustificarsi, è sempre più semplice che indignarsi e tirare fuori la voce, alla maniera, un po’ maldestra, di Balotelli. Soprattutto se non siamo chiamati a difendere noi stessi, ma un giovane negro italiano con l’unica colpa di giocare bene, benissimo, a pallone.
Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.