PROPOSTA ALLA GELMINI

Da “la Stampa” 3 maggio 2010
PROPOSTA ALLA GELMINI
di Tobia Zevi    

L’università italiana non se la passa per niente bene, come ci ha recentemente ricordato la Corte dei Conti. Pochi laureati, tempi lunghi, scarsa competitività con i paesi occidentali e quelli emergenti. La questione può essere affrontata da varie angolature, ma ce n’è uno che viene sempre eluso.La concezione idealistica della cultura con cui venne concepita la nostra università considerava la storia e le materie umanistiche il nucleo fondamentale nella formazione della persona. Da allora tutto è cambiato, e le ragioni che spingono un giovane a studiare lo conducono verso altri interessi: economia, legge, scienze naturali, più spendibili sul mercato. C’è però una contraddizione insoluta. Le facoltà umanistiche sono tra le poche a non avere un numero chiuso. Col paradosso che proliferano i laureati senza prospettive professionali, e cala contemporaneamente la qualità di facoltà dalla grandissima tradizione.
Se questo ragionamento è giusto, pare opportuno avanzare una proposta modesta al ministro Gelmini, ben consapevoli che si tratta solo di una goccia nel mare dei problemi. Perché non cominciare a stabilire una selezione per quelle facoltà che statisticamente offrono meno opportunità dopo la laurea, e che non a caso hanno tasse universitarie più basse? Si potrebbe addirittura immaginare un meccanismo progressivo sulla base delle stesse tabelle.Gli effetti positivi sarebbero sostanzialmente due: si smetterebbe di illudere una generazione di giornalisti, di creativi, di comunicatori, di letterati, tutti destinati al call-center, e si eviterebbe a Dante, Leopardi e Manzoni di contorcersi nella tomba scorrendo i programmi dei corsi che li riguardano.                            

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.