POLITICA ITALIANA E L’ESEMPIO INGLESE

Da “l’Unità” 8 novembre 2010
POLITICA ITALIANA E L’ESEMPIO INGLESE
di Tobia Zevi
    
Nei giorni in cui ci occupiamo morbosamente dell’affaire Ruby – a proposito, non sarebbe più dignitoso chiamarla col suo vero nome, Karima El-Mahroug? – pare troppo facile prendersela con il governo e con la coalizione politica che lo compone. «Sparare sulla Croce rossa», verrebbe da dire. E ancora più impietoso sarebbe istituire un confronto tra i nostri governanti e i loro colleghi occidentali, di destra o di sinistra. Alcune riflessioni però mi sembrano utili, soprattutto alla luce di ciò che accade in Gran Bretagna, dove il premier David Cameron ha recentemente annunciato un piano di tagli tra i più sostanziosi nella storia europea, epigono moderno, e minore, del celeberrimo «lacrime e sangue» prospettato a suo tempo da Winston Churchill. Il giovane governo conservatore e liberale, dunque, dopo aver ereditato uno dei più pesanti debiti pubblici del mondo causato dalla crisi finanziaria, ha affrontato immediatamente i problemi. Tagli pesantissimi al budget dei ministeri (in media meno 25%) e alle spese militari, sebbene venga mantenuto l’impegno con gli alleati in Afghanistan; riduzione dei dipendenti pubblici di 500 mila unità in quattro anni; drastica sforbiciata nel campo dei sussidi e del welfare. Ognuno può avere la propria opinione su queste misure: personalmente, ritengo assai significativa la scelta di non penalizzare – o di farlo poco – la sanità pubblica, la ricerca scientifica, la scuola e l’università e persino i fondi per la cooperazione internazionale verso i paesi poveri, e di risparmiare, per esempio, sulle spese militari. Mi convincono meno, invece, i risparmi sulla cultura e sul sistema di ammortizzatori sociali. Ma non è questo il punto. Il punto è che un ministro dell’Economia di 39 anni, George Osborne, argomenta le proprie opzioni politiche e realizzerà ciò che promette. Dall’altra parte il neo-segretario del partito laburista, Ed Miliband, critica duramente queste scelte, che penalizzerebbero l’economia britannica, le famiglie e lo sviluppo. Due under-40 che si confrontano sulle questioni, consapevoli della differenza dei loro ruoli e dell’orizzonte di tempo che un sistema politico stabile garantisce. E da noi? A parte vantarsi di avere messo in sicurezza i conti pubblici, i tagli lineari sono la negazione dell’arte della politica, che consiste nel discernere ciò che è utile da da ciò che non lo è. Persino la riforma dell’università, presentata come una svolta epocale del sistema – e che in effetti conteneva novità importanti – è finita nel dimenticatoio, risucchiata dalle esigenze di Bilancio e dalle liti tutte interne alla maggioranza. Mentre a Londra si ragiona sugli anni venturi, qui da noi… Right or left, my country.

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.