LO STATO DI SALUTE DELLA LINGUA ITALIANA

Da “l’Unità” 5 dicembre 2010
LO STATO DI SALUTE DELLA LINGUA ITALIANA
di Tobia Zevi

Un assessore del Comune di Milano ha pensato bene di far rimuovere le luminarie natalizie in via Padova – una delle strade più multietniche della città – perché auguravano buone feste nelle diverse lingue parlate dalle comunità della zona. «I veri valori dell’integrazione si concretizzano nel non creare quartieri-ghetto», questa l’assurda motivazione del politico, che forse auspicava un’ altrettanto allarmata reazione degli italiani. Non c’è dubbio che la lingua comune può essere un potente strumento di integrazione o, al contrario, di esclusione (per esempio nei confronti delle donne immigrate). È sempre stato così. Quando Massimo D’Azeglio affermò che «fatta l’Italia, ora bisogna fare gli italiani», alludeva probabilmente alla bassissima percentuale di connazionali in grado di parlare in lingua all’indomani dell’Unità. Fu soprattutto la televisione – come spiegò Tullio De Mauro – a invertire irrimediabilmente i rapporti di forza tra lingua e dialetto, e a diffondere l’italiano tra le diverse classi sociali e in tutte le zone del paese. Oggi la questione della salute della nostra lingua riacquista centralità nel momento in cui i fenomeni migratori aumentano e larghi poteri vengono conferiti ad autorità superiori, in primis alle istituzioni europee. Lo stato di salute di un idioma nel «mercato» globale può considerarsi un buon indicatore della vitalità di tutto un paese. E dunque: se si prende in esame il mondo intero si scopre che la curiosità nei confronti dell’italiano è decisamente elevata, inferiore solo a quella verso inglese, francese e spagnolo, assai più parlate. Sono moltissimi gli studenti che all’estero frequentano corsi di italiano per stranieri e le varie iniziative culturali e di sensibibilizzazione riscuotono enorme successo. Semmai lo scarso prestigio dell’Italia sul piano internazionale si riflette in alcune scelte delle istituzioni europee, che escludono spesso e volentieri l’italiano dal gruppo delle lingue di testa. Nella Finanziaria il Governo ha tagliato in maniera irrimediabile i fondi della Società Dante Alighieri, già esiguissimi, ipotecando seriamente la possibilità di un futuro per l’istituto. Per un paese che già attrae solo molto raramente studenti e ricercatori qualificati dall’estero è un ulteriore colpo mortale al proprio avvenire. Ma una notizia buona c’è: Radwan Khawatmi, di origine siriana, alla guida del movimento di stranieri «Nuovi italiani», ha promosso una colletta in favore della stessa Dante Alighieri e dell’Accademia della Crusca, per tutelare la lingua italiana che è «quel meraviglioso collante che ci unisce al di là delle differenze delle nostre origini, fede, credo…». A proposito di integrazione, una piccola grande lezione per il nostro assessore, e per tutti noi.
         

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.