FASCISTOPOLI GARANTISCE ALEMANNO

Da “l’Unità” 31 dicembre 2010
FASCISTOPOLI GARANTISCE ALEMANNO
di Tobia Zevi
Nella conversazione via Facebook tra Francesco Bianco – ex estremista nero recentemente assunto all’Atac – e alcuni amici, emergono sostanzialmente tre messaggi. Il passaggio del corteo studentesco sotto la sede dell’azienda suscita nei neofascisti del web un moto ancestrale: «C’ho i rossi sotto la rimessa». Dopo la chiamata alle armi, fioccano le risposte: «Napalm come se piovesse, non lascia tracce e disinfetta». Oppure «il classico olio bollente efficace ed ecologico». Se il primo istinto evoca gli anni degli scontri nelle piazze – con la piccola differenza che oggi il grido di battaglia muove dalla poltrona e lì si ferma – il secondo commento rappresenta un clima irrimediabilmente diverso, un’epoca schiettamente disincantata. La retorica del «duri e puri» si piega, fino a trasformarsi nel suo contrario post-ideologico e casareccio: «Annate a lavora’, e se non ci riuscite fatevi raccomanda’» è l’invito cinico e furbastro che Bianco lancia ai dimostranti, traendo probabilmente ispirazione dalla propria parabola. Il terzo spunto irrompe come un riflesso condizionato, come i cavoli a merenda. Una certa Jessica scrive bonariamente: «Me sembrano pacifici… lassali passa’». Al che Silvia non resiste alla tentazione del calembour antisemita: «Giusto pacifici… praticamente giudei», alludendo al presidente della Comunità ebraica di Roma, Riccardo Pacifici.
É difficile immaginare un compendio più archetipico di un certo clima che si respira nella capitale, almeno a partire dall’elezione di Gianni Alemanno. Accanto alle inchieste della magistratura sulle centinaia di assunzioni senza concorso, la cosiddetta «Parentopoli», si è materializzato il tema degli ex-fascisti «chiamati» – spesso con gravi precedenti penali – ribattezzato dalle opposizioni come «Fascistopoli». Bianco – che nel frattempo è stato sospeso dall’azienda per uso improprio del pc (!) – è solo l’ultimo di una serie di assunti dal profilo a dir poco discutibile. Per costoro il sindaco si è sempre dichiarato garante, sostenendo il diritto alla riabilitazione per chi ha saldato il proprio debito con la giustizia. Giusto. Però qualcosa non torna: 1. Come mai le bravate di questi signori emergono solo a seguito di inchieste giornalistiche, e mai per denuncia di chi – magari per una valutazione errata – li ha assunti? 2. Chi ha scontato la sua pena può e deve essere reinserito. Ma sarebbe doveroso un ripensamento, una rielaborazione, un percorso di redenzione, magari una richiesta di perdono. Un atteggiamento del tutto assente nei casi in questione. 3. É proprio sicuro, il sindaco Alemanno, che gli convenga la strategia del «nessun nemico a destra», in presenza di personaggi tutto sommato poco scaltri, resi impudenti dal tepore dell’impunità?
                                          
                                            
                                            

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.