MILANO, IL RAMADAN E IL CORAGGIO DELL’INCLUSIONE

Da “l’Unità” 18 agosto 2011
MILANO, IL RAMADAN E IL CORAGGIO DELL’INCLUSIONE
di Tobia Zevi

Il leghista Matteo Salvini ha dichiarato testualmente: «Va bene tutto, ma qui tra Rom, centri sociali e islamici sta saltando tutto per aria». A scatenare questo grido di allarme la notizia che la Giunta comunale parteciperà alle celebrazioni del Ramadan. Salvini appare sconsolato, memore della reazione dei milanesi alla campagna minatoria e indecente del centro-destra su moschee e campi rom. Ma l’esponente leghista non è l’unico a criticare l’iniziativa del sindaco: da destra e persino da sinistra si levano voci che predicano una maggiore cautela, un profilo più basso nelle scelte amministrative che riguardano l’Islam.
Facciamo un po’ di chiarezza. Ritengo che Giuliano Pisapia stia bene operando per tre ordini di motivi: innanzitutto per una questione di banale civiltà e buon senso. I musulmani, come tutti, hanno il diritto di professare la loro fede in modo dignitoso e sicuro. Ciò significa che occorre regolamentare le moschee come qualunque altro luogo pubblico, per garantirne l’igiene, la sicurezza e l’agibilità. Negli anni passati abbiamo letto su questo argomento proposte strampalate e incivili: la più becera è stata forse l’ipotesi del referendum di quartiere, che fingeva di ignorare come una siffatta consultazione non solo boccerebbe plebiscitariamente la moschea, ma anche parcheggi, centri sportivi, musei.
In secondo luogo mi pare che il percorso tracciato dal sindaco di Milano sia decisamente cauto e realistico. Dopo essersi consultato con i leader musulmani e con le comunità locali Pisapia ha cambiato idea, abbandonando l’obiettivo elettorale di una grande moschea cittadina, per favorire invece la ristrutturazione e la creazione di centri più piccoli, recuperando così parte del progetto di Letizia Moratti. Quando si predica il riformismo, non è di questo che stiamo parlando? Del coraggio di confrontarsi, di deviare, di cambiare idea, di tornare indietro per individuare la soluzione migliore nel contesto dato? Non è questo il compito di un amministratore che mira a un traguardo ambizioso?
Infine, sempre per essere chiari. Nessuno ignora o dimentica che esiste un problema di sicurezza connesso a questo tema. Anni fa Giuliano Amato istituì un comitato dell’Islam italiano: ne facevano parte molte organizzazioni islamiche allo scopo di coinvolgere i musulmani italiani in un meccanismo di diritti e doveri (sulle prediche, sul rispetto della donna, sulla legalità). Bisogna affrontare il problema con saggezza e prudenza, ma non si può fare finta di niente e accantonare l’intera questione come accaduto negli ultimi anni. Con una crisi sempre più prepotente e in una società così precaria è pericoloso se le persone si sentono escluse, e Londra non è poi così lontana…
            

 

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.