SHIMON PERES, 90 ANNI TRA LUCI E OMBRE

Da “l’Unità” 26 luglio 2014
SHIMON PERES, 90 ANNI TRA LUCI E OMBRE
di Tobia Zevi
    Ad meah veesrim, presidente Shimon Peres. Fino a 120 anni! Con questo auspicio si congratulano gli ebrei in occasione di compleanni e ricorrenze particolari. E giovedì è stato davvero un giorno speciale: si è chiusa l’infinita carriera del politico israeliano più longevo e del più anziano presidente della Repubblica in carica (fino all’altro ieri), anche se questo primato potrebbe soffiarglielo il suo amico Giorgio Napolitano. Augurandogli lunga vita, non ci pare tempo di elogi, quanto piuttosto – in giorni drammatici come questi – di descrivere luci e ombre nella straordinaria vicenda pubblica di un uomo che ha incarnato lo Stato d’Israele, che ne è stato tra i dirigenti più potenti e rispettati, insignito del Premio Nobel per la Pace, più volte presidente del Consiglio e ministro praticamente di qualunque cosa.
    Nato in Bielorussia nel 1923, Peres emigra nell’allora Palestina britannica all’età di undici anni, a tre dall’arrivo di suo padre, e vive nel kibbutz di Alumot. Giovanissimo, viene notato da David Ben Gurion, futuro Primo Ministro, che ne apprezza il talento come segretario dell’organizzazione giovanile del Partito laburista. La prima svolta nel 1947: Ben Gurion lo arruola nell’Haganah, il nucleo del futuro esercito, e lo incarica di acquistare le armi poi decisive nella Guerra d’Indipendenza (1948). Il giovane Peres dà subito mostra del proverbiale pragmatismo, dotando il giovane esercito di armi provenienti dalla Cecoslovacchia, sostenitrice della causa sionista e interessata ai dollari appena raccolti da Golda Meir in un’apposita importantissima missione americana.
    Questo primo episodio ci rivela una contraddizione tipicamente mediorientale: l’uomo rispettato nel mondo come alfiere della pace nasce come uomo di guerra. Si vis pacem para bellum, come Yitzhak Rabin, rivale e sodale di un’intera vita politica, che durante il colloqui di pace affermava: «Combattere il terrorismo come se non ci fosse il processo di pace, fare avanzare il processo di pace come se non ci fosse il terrorismo». Non a caso a Peres è legato un altro grande merito militare, peraltro inconfessabile. Fu lui a credere e a lavorare perché Israele sviluppasse a Dimona un arsenale atomico – tuttora non rivelato -, pur nella ferma convinzione che quest’arma fosse un deterrente e che Israele non debba usarla per nessuna ragione.
    Nel 1959 deputato alla Knesset, Ministro per la prima volta dieci anni dopo, è Presidente del Consiglio nel 1977, tra 1984 e 1986 e poi dopo l’omicidio di Rabin, nel biennio 1995-96. Paradossalmente, la sua straordinaria carriera politica può essere ritenuta fallimentare sotto il profilo elettorale. Shimon Peres non ha mai vinto un’elezione, gli israeliani lo hanno stimato ma non gli si sono affidati, se non forse negli anni della vecchiaia. Particolarmente drammatiche e gravide di conseguenze due sconfitte: quella del 1977 contro Menachem Begin, che consegnò per la prima volta il governo alla destra nella storia d’Israele, e quella del 1996 contro Benjamin Netanyahu, esiziale per il processo di pace. Contro tutti i pronostici, l’emozione seguita alla morte di Rabin fu soppiantata dallo sgomento per la serie di attentati terroristici nel cuore di Israele, perpetrati dai gruppi palestinesi più oltranzisti proprio per sabotare gli accordi di Oslo del 1993.
    Nel 2004 l’ultima svolta politica: il Premio Nobel per la Pace Shimon Peres, acclamato nel mondo come eroe del Novecento e maestro di diplomazia, esce dal Partito laburista per unirsi ad Ariel Sharon e fondare il Partito Kadima. Il «falco» e la «colomba» – nell’immaginario occidentale – insieme per portare a termine il disimpegno israeliano da Gaza, ancora tragicamente attuale. Nel 2007 arriva l’elezione a Presidente della Repubblica e gli onori accumulati fino al suo novantesimo compleanno. Questo padre della patria lascia l’incarico a pochi giorni dalla preghiera con Abu Mazen e papa Bergoglio, mentre l’esercito invade la Striscia e ogni giorno decine di missili piovono sulle città israeliane. Peres smette con la politica ma continua l’impegno del suo «Centro Peres per la Pace», fondato nel 1997 e impreziosito alcuni anni fa dalla sede bellissima progettata a Jaffa dall’architetto Massimiliano Fuksas. Del resto, come ha sempre sostenuto: «Ottimisti e pessimisti muoiono allo stesso modo, ma vivono diversamente».  
    La conclusione della sua parabola politica è per certi aspetti emblematica: simbolo di pace all’estero, destinato all’insuccesso in patria. In un’apparizione dello scorso anno alla trasmissione satirica «Stato della Nazione», sul canale 2, il presidente impartiva dieci lezioni apprese nei suoi primi novanta anni. La più esilarante: «Girando il mondo ho capito che tutti gli uomini cercano la stessa cosa… Il caricatore dell’Iphone! Ma non riescono a trovarlo…». La più importante: «Il segreto della longevità è mantenere un obiettivo che ancora non hai raggiunto. Siccome il mio è raggiungere la pace, probabilmente vivrò duecento anni». Ad meah veesrim, Presidente Shimon Peres.
                                                TOBIA ZEVI  
Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.