Il grande mercato arabo delle Smart Cities

Da Ispi Mena Watch – Focus – 13 settembre 2018 (con Valeria Talbot)

Da Casablanca ad Amman, da Dubai a Riyadh si susseguono i progetti di digitalizzazione dei servizi nelle città della regione MENA. Nuove realtà urbane che si collocano oggi in posizione di punta nel mercato globale delle smart cities il cui valore è stimato raggiungere i 2,57 trilioni di dollari nel 2025 (Rapporto Grand View Research).

La crescita significativa sia della telefonia mobile sia del traffico dati su cloud in Medio Oriente fa da sfondo a un fenomeno che sembra destinato ad ampliarsi. In questo contesto, dunque, puntare sul miglioramento della connettività è diventata una priorità nel processo di trasformazione delle città della regione che puntano a diventare sempre più intelligenti. Questo risponde a una precisa esigenza: fare fronte alla sostenuta crescita demografica dei paesi dell’area MENA. Secondo le prospettive di crescita delle Nazioni Unite per il 2050, la popolazione di quest’area è attesa aumentare del 50%, con tassi di urbanizzazione intorno al 70%.

Attualmente le città dell’area MENA raccolgono il 28% della popolazione totale, il 32% della forza-lavoro e circa il 50% della ricchezza prodotta; tutte le statistiche concordano nel valutare il Pil cittadino significativamente superiore a quello delle zone rurali, sebbene con un rallentamento negli ultimi due bienni. Le percentuali di urbanizzazione nella regione sono già elevatissime (con una prevalenza nei paesi del Golfo rispetto a quelli del Nord Africa, si pensi al 100% del Qatar e oltre il 90% in Kuwait) e il numero di giovani impressionante; inoltre, l’economia basata sul petrolio ha favorito l’immigrazione di milioni di lavoratori, moltiplicando i residenti in vari paesi e città (in testa Qatar ed Emirati Arabi Uniti – EAU). In prospettiva, dunque, la pressione di trend demografici sulle città sarà ancora maggiore con conseguenze sul sistema dei trasporti, sulla circolazione stradale, sui consumi di energia e sulla gestione delle risorse idriche. Nell’ottica di assicurare la sostenibilità dei servizi urbani, di ridurre i costi e le inefficienze e più in generale di migliorare la qualità della vita sembra che diventare smart, più che un’opzione, sia oggi una scelta obbligata per le città dell’area MENA. È questa la direzione che molti governi dell’area stanno imboccando, moltiplicando le risorse finanziarie destinate allo sviluppo delle tecnologie “intelligenti”. Si stima che nel 2018 la spesa complessiva per questo tipo di tecnologie raggiungerà 1,26 miliardi di dollari (secondo l’International Data Corporation – IDC).

All’interno dell’area MENA, le monarchie del Golfo sono le più all’avanguardia nello sviluppo delle smart cities. Oltre al significativo aumento della popolazione, i grandi appuntamenti internazionali – l’Expo di Dubai del 2020 e i Mondali di calcio a Doha del 2022 – hanno costituito negli ultimi anni un importante volano per lo sviluppo di tecnologie volte alla digitalizzazione dei servizi, che hanno attratto sostegno e risorse finanziarie anche da parte dei rispettivi governi. Il primato delle smart cities spetta agli Emirati Arabi Uniti, con Abu Dhabi e Dubai nelle prime due posizioni della classifica della regione MENA contenuta in uno studio di McKinsey Global Institute pubblicato lo scorso giugno.

Questo anche grazie al fatto che gli EAU risultano leader a livello internazionale per quanto riguarda la penetrazione di fibra ottica nelle abitazioni, pari al 93,7%. In particolare, Dubai è risultata anche la città più innovativa del Medio Oriente, secondo il rapporto 2018 di 2thinknow, l’agenzia di innovation data che pubblica annualmente il ranking delle città più innovative. Negli ultimi tre anni l’emirato ha investito molto in quella che potrebbe definirsi una smart strategy a tutto tondo. Particolare rilievo rivestono le iniziative per potenziare e rendere più efficace il sistema di trasporti grazie all’introduzione di nuove tecnologie. Tra queste spicca la Dubai Smart Self-Driving Vision lanciata nel 2016 con l’obiettivo di automatizzare il 25% del trasporto giornaliero della città. Inoltre la Dubai Future Foundation ha sviluppato una Strategia di trasporto autonomo che dovrebbe generare più di 6 miliardi di dollari di entrate all’anno grazie alla riduzione dei costi di trasporto e delle emissioni di carbone nonché all’aumento della produttività dei lavoratori per l’abbattimento dei tempi degli spostamenti. Tra i risultati attesi dall’implementazione di questa strategia vi sono anche il taglio dei costi di trasporto del 44% e la riduzione delle emissioni inquinanti del 12%. Accanto ai finanziamenti governativi cresce progressivamente il numero di investitori privati.

Al di là degli EAU, anche l’Arabia Saudita, gigante della regione dalle numerose incognite e al centro di un vasto piano di modernizzazione, può mostrare alcune tra le più ambiziose città dell’intera area MENA: Gedda, Mecca, Medina e non da ultimo Riyadh. Due anni fa il paese ha lanciato un programma per accelerare la digitalizzazione del paese – dall’istruzione alla sanità, dai trasporti all’energia – partendo proprio dalle città, in linea con il Programma di trasformazione nazionale e la Saudi Vision 2030.

Al di là del Golfo, anche le riforme economiche approvate per esempio in Egitto, Giordania, Marocco e Tunisia sono foriere di importanti sviluppi. In tutta la regione MENA cresce infatti il numero di “città nuove”, cioè progettate a tavolino con modalità dirigistiche e tuttavia assai ambiziose, dalla sostenibilità ambientale alla creazione di posti di lavoro con ricorso alla tecnologia. È il caso di Neom, una mega-smart city sul Mar Rosso completamente digitalizzata e automatizzata, per la cui costruzione l’Arabia Saudita ha annunciato piani da 500 miliardi di dollari, di Lusail in Qatar o della nuova capitale amministrativa dell’Egitto che includerà 20 aree residenziali che ospiteranno una popolazione di 6,5 milioni di persone. A queste si aggiunge il progetto del governo giordano annunciato a fine 2017, ovvero la costruzione di una nuova area urbana con l’obiettivo di decongestionare Amman e Zarqa ma anche di stimolare l’economia giordana e di attrarre investimenti di lungo termine. La costruzione della città, che sorgerà su un importante asse di collegamento con Iraq e Arabia Saudita, sarà realizzata in cinque fasi e il suo completamento è previsto tra il 2030 e il 2050. Non da ultimo, si può annoverare l’investimento cinese nello sviluppo della città costiera di Duqm, in Oman. Esperimenti del genere possono rappresentare delle significative opportunità di investimento economico: basti considerare che in Oman altri paesi – Kuwait, Giappone, Arabia Saudita e India – hanno seguito l’esempio della Cina.

Va da sé dunque che l’attrazione di investimenti privati, anche esteri, rimane una questione chiave nello sviluppo delle smart cities nella regione. A questo proposito, nel valutare la possibilità di investire nello sviluppo tecnologico delle città nell’area MENA, è importante per gli investitori tenere in considerazione quattro fattori: 1) il livello di sviluppo tecnologico e penetrazione digitale dell’area in esame, e le sue future potenzialità; 2) il contesto sociale, ambientale e politico locale, con particolare attenzione all’eventualità che le sperequazioni sociali possano alimentare focolai di protesta; 3) la stabilità del paese, con riferimento al contesto geopolitico regionale così come alla capacità di governo e programmazione della politica economica, in primo luogo nell’ottica di una diversificazione rispetto all’export di idrocarburi e materie prime; 4) la presenza di eventi internazionali già programmati o in itinere, da considerare per via delle opportunità di investimento che simili occasioni possono offrire, così come delle conseguenze anche impreviste che possono recare.

Tobia Zevi

Italian Jew, Jewish Italian. PhD in Linguistics. Adviser to the Italian FM, Association of Jewish culture Hans Jonas' Chairman - Rome.