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IL RITORNO DI GIAMPIERO CERIANI |
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Da “L’Unità” 7 maggio 2007
Giampiero Ceriani è il quasi-personaggio del Novecento letterario italiano. Così Alfonso Berardinelli, nella sua prefazione, descrive il protagonista di Un giovedì, dopo le cinque, il libro con cui Antonio Debenedetti ha vinto il premio Cesare Pavese ed è stato finalista allo Strega, oggi nuovamente in libreria con una seconda edizione (Rizzoli Bur, pp. 200, euro 8,60, nota bio-bibliografica di Paolo Di Paolo). La vita di questa personalità grigia si snoda attraverso i momenti salienti del Novecento italiano, interagendovi in modo dimesso e colpevole: la Torino di inizio secolo, la Roma fascista (con le delazioni alla polizia politica), il dopoguerra italiano fino agli anni del terrorismo. Ceriani è condizionato da una sessualità perversa, che lo porta ad approfittare dell’omosessualità del suo unico amico per sedurne la moglie, e poi ad ucciderlo per una perenne, inespressa, invidia di classe. L’intera vicenda si modella tramite una confessione non priva di accenti ironici, poiché il protagonista non è “degno” di essere raccontato: è l’autodenuncia del “fascismo passivo, del risentimento accidioso, della colpa che nessuno può provare e punire” (Berardinelli). Questo personaggio esprime con forza e profondità tragica la malattia del secolo: non esclusivamente politica – spiega ancora Berardinelli – ma quel misto di “eccitazione carnale e indifferenza a tutto, di mediocrità e di febbrile fantasticare”, che ha avuto un ruolo così importante nella nostra letteratura e nelle vite di tanti uomini e donne del secolo scorso. .
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