|
Da “l’Unità” 17 marzo 2009 SI OFFUSCA L’EFFETTO OBAMA di Tobia Zevi Basta salire sull’autobus, o andare in palestra, per sentirne parlare. La «fine delle ideologie». E così, dietro a questo concetto passe-partout, nascondiamo l’incapacità di interpretare un mondo in supersonico cambiamento, di cui non riusciamo ad immaginare il futuro. È questa incertezza – al di là del precariato e dei problemi nel farsi una famiglia – che preoccupa i giovani: davvero, anche con la crisi globale, il PIL del pianeta cresce a ritmi sostenuti, più elevati che mai nella storia? E quindi, mentre più di metà dell’umanità muore di fame, in realtà stiamo tutti meglio? E poi l’ambiente. Bruceremo tutti per via dell’effetto serra, o verremo sommersi dalle acque prodotte dai ghiacciai, oppure più semplicemente continueremo a vivacchiare, sempre più numerosi e sempre più urbanizzati? Su molte grandi questioni non otteniamo una risposta chiara, e questo provoca un senso di smarrimento. Lo stesso che ho provato quando ho saputo che Avigdor Lieberman sarà il prossimo Ministro degli Esteri d’Israele. Per carità, era prevedibile che il secondo governo Netanyahu avrebbe virato a destra. Ma il neo-premier aveva dato ampie rassicurazioni sulla sua volontà di riprendere il processo di pace. Ed Obama pareva provocare una ventata nuova in tutta la regione: una Siria più autonoma e più pragmatica, l’ipotesi di un governo palestinese unitario, un isolamento maggiore dell’Iran e dei suoi satelliti Hezbollah e Hamas. Ipotesi difficili, ma che autorizzavano un minimo d’ottimismo. La notizia di oggi sembra andare in un’altra direzione. Ma in Medioriente tutto può cambiare molto in fretta, e forse a questa speranza dobbiamo aggrapparci. Del resto, qui da noi, Bossi minacciava di armare trecentomila uomini di fucile, ma – al di là degli slogan turpi buoni per prendere i voti – governa, mediando e contrattando giorno dopo giorno.
|