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LA SHOAH E LA CAMPAGNA ELETTORALE PDF Stampa E-mail

Da “l’Unità” 27 gennaio 2009

LA SHOAH E LA CAMPAGNA ELETTORALE

di Tobia Zevi

 

Silvio Berlusconi ha definito «lager» i Centri di identificazione ed espulsione (Cie). Quegli stessi luoghi dove il suo governo ha stabilito di recludere gli immigrati irregolari fino a sei mesi invece di due. L’affermazione va dunque contestualizzata nella strategia con cui la maggioranza sfrutta il tema immigrazione sin dal suo insediamento: sicurezza, repressione, paura, intolleranza. Frasi e misure stigmatizzate dagli organismi internazionali, che il ministro della Difesa si è prontamente incaricato di insultare. Il premier, però, non è che l’ultimo (per una volta!) ad attingere alla Shoah nella retorica del dibattito pubblico. Alla stessa maniera si esprimevano in passato esponenti della sinistra radicale, e lo stesso Dario Franceschini ha marchiato il decreto in materia di sicurezza come «leggi razziali», guadagnandosi una replica decisa da parte delle Comunità ebraiche. Per non parlare poi della stella gialla esibita drammaticamente sul bavero da Marco Pannella. In generale ritengo che questo paragone andrebbe adoperato con la massima cautela. Non perché lo sterminio (unico nella storia) di ebrei, rom, portatori di handicap, omosessuali non debba costituire un monito per il presente – magari! -, ma perché si rischia di inflazionarlo, favorendo conseguentemente, e paradossalmente, l’impunità per le ingiustizie di oggi.

Rispetto agli anni Trenta tutto è cambiato dal punto di vista storico. Ciò non toglie, però, che per esempio il reato di clandestinità affermi un principio terribile, ovvero che la sanzione penale dipende non dal comportamento ma dall’identità (colpevole in quanto clandestino, non in quanto delinquente). E tuttavia, se proprio non si vuole evitare il ricorso a questa «misurazione» storica, che almeno lo si faccia in buona fede. Nel nostro paese sta risorgendo un preoccupante clima di intolleranza verso lo straniero, che spesso sfocia in atti di violenza. Su questo sentimento di per sé pericoloso la destra costruisce il consenso con slogan, annunci vergognosi e relativa ritrattazione (ultimo caso: la proposta di separare milanesi e resto del mondo nella metro di Milano). Di quest’atmosfera si avvantaggia al momento il governo, grazie a quel «torvo-buonismo» di cui parla Luigi Manconi. Quel meccanismo per cui una pesantissima campagna anti-rom sarebbe portata avanti in favore dei bambini sfruttati, o la norma sui presidi-spia (poi ritirata) sarebbe promulgata per evitare che i minori clandestini si scoprano apolidi in futuro (nel paese che rende loro impossibile ottenere la cittadinanza). Un’inversione della realtà sempre strumentale e gravissima. Ma che quando si utilizza la Shoah lo è ancora di più: per non farli stare nei lager, li buttiamo a mare. Per il loro bene, s’intende.

 
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