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ULTRAORTODOSSI IN MOTORINO |
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Da "l'Unità" 29 gennaio 2009
di Tobia Zevi
Gerusalemme è un luogo magico, e di notte non perde il suo fascino. Si può partire dalla Città vecchia, culla del monoteismo, divisa nei quartieri musulmano, ebraico, armeno e cristiano. Quand'è buio scompaiono turisti e pellegrini, e chiudono le botteghe che danno sui vicoli stretti. Il silenzio è meraviglioso, rotto soltanto dai passi di un monaco armeno, da arabi che vanno a gruppetti, ebrei ultra-ortodossi sempre trafelati, soldati che vigilano stancamente. L'arrivo al Muro del Pianto è mozzafiato: la pietra bianca di Gerusalemme illuminata e lo splendore delle cupole sulla Spianata delle moschee, mentre in lontananza si intravedono le luci nei villaggi arabi di Gerusalemme est. Decine di ebrei pregano per tutta la notte, e se si ha un desiderio importante basta trascriverlo su un foglietto da infilare tra le fessure del Muro. Ma non c'è solo la parte antica. Superata Ben Yehuda street, o nelle aree residenziali, ci si imbatte in locali eleganti, meno caotici che a Tel Aviv e decisamente più europei. Chi vuole sperimentare può rimanere fuori, sdraiato sui cuscini, ad assaporare il fumo del narghilè. Ma lo studio non si ferma mai. Nelle Yeshivot (scuole rabbiniche) si continua fino all'alba, litigando sull'interpretazione di un versetto biblico o di un passo talmudico. E gli ultra-religiosi (haridim) non sono solo nelle aule: non è difficile incontrarne uno che corre in motorino, riccioli al vento, cappotto rigorosamente nero e sempre una quantità impressionante di pacchi e buste con sé (pendant del motociclista di Tel Aviv: piedi nudi e muta da sub già addosso per lanciarsi immediatamente sul surf). E se avete dimenticato di acquistare qualcosa, non vi preoccupate! Nessuno si stupirebbe, nottetempo, vedendovi entrare in un supermarket aperto 24 ore in pantofole, vestaglia e pigiama.
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