Menu Content/Inhalt
Home
Advertisement

Video

Newsletter

Iscriviti alla Newsletter!






Ideali collettivi PDF Stampa E-mail
Da Moked.it - 26 luglio 2011
 
Bisognerebbe sempre evitare di dire «la mia generazione». Si finisce a parlare di sé e a generalizzare. Quindi partirò direttamente da me  stesso. Il 20 luglio 2001 non ero a Genova; da Berlino seguii gli  scontri del G8, e con sgomento appresi della morte di Carlo Giuliani.  Alcuni mesi dopo il leader dell’estrema destra austriaca, Joerg Haider, si recò in Vaticano per consegnare un gigantesco albero di Natale, e presi parte a una manifestazione «no-global» contro quella visita. La galassia cattolica si era già distanziata dal movimento. Circa un anno dopo andai a Firenze per il Social forum europeo, conclusosi con un grande corteo contro la guerra in Iraq. Oriana Fallaci – avviata oggi alla beatificazione – aveva scritto un articolo vergognoso, preconizzando la devastazione di Firenze per mano di criminali e black block. La prova di maturità dei manifestanti, delle  forze dell’ordine e dei fiorentini fu assoluta, e i nerboruti portuali che la Cgil aveva trasferito da Livorno per il servizio d’ordine non furono necessari.  Genova fu una cesura, almeno per me. La violenza di quei giorni, subita e perpetrata, impedì al movimento di crescere e concentrarsi sui propri limiti, sugli errori e sugli obiettivi. L’acme della partecipazione fu il principio della discesa. Un’illusione, un ideale, una lotta comune da  portare avanti si spezzarono di fronte alle contraddizioni interne e alla pressione esogena, repressiva a Genova e mistificatoria in seguito. Come ebreo, soffrivo di alcune posizioni radicalmente e scorrettamente anti-israeliane. Giorni fa, Riccardo Di Segni ha denunciato il rischio di ritrovarsi  pieni di giornalisti e senza rabbini. Secondo una ricerca condotta  dall’Associazione di cultura ebraica Hans Jonas ed edita da Giuntina (in libreria da settembre), i giovani ebrei provano sfiducia nel futuro e nelle istituzioni, ebraiche e non. Faticano a individuare ideali collettivi. Se posso aggiungere un auspicio a quello del Rabbino capo, vorrei certamente che studiassimo più Torah, ma anche che fossimo più in grado di impegnarci per un mondo più giusto.

Tobia Zevi, Associazione Hans Jonas

Commenti (0)Add Comment

Scrivi commento

busy
 
< Prec.   Pros. >