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Tobia Zevi: DDL Sicurezza pericoloso certe misure autorizzano il razzismo PDF Stampa E-mail
Da “Corriere della Sera” 8 febbraio 2009

ROMA — «Se si parlasse di leggi razziali, a proposito del decreto sicurezza, si direbbe una stupidaggine. Ma è analogo il meccanismo per cui vengono presi di mira alcuni gruppi etnici o nazionali. Le misure approvate autorizzano e legittimano il razzismo, la discriminazione, l’intolleranza». Tobia Zevi ha 25 anni, è un giovane esponente del Pd e della comunità ebraica.

Cosa la preoccupa di più?
«Il clima. C’è una deriva pericolosa dell’opinione pubblica. Si sono additati alcuni gruppi indistintamente come criminali. C’è stata una strumentalizzazione: intorno a una paura legittima si è costruito un consenso».
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Israele 5 - 2 febbraio PDF Stampa E-mail
Da “l’Unità” 30 gennaio 2009

I CUSTODI MUSULMANI DEL SANTO SEPOLCRO

di Tobia Zevi
 

Il Santo Sepolcro si trova nella parte araba della Città vecchia di Gerusalemme. Ci si arriva facendosi largo tra turisti indolenti, negozianti insistenti ed un intenso profumo di spezie. Attraversato lo spiazzo molto bello siamo alla radice del cristianesimo. Si percepisce immediatamente la spiritualità profonda, anche se l’interno dell’edificio, risultato di epoche diverse, non è particolarmente bello. La prima cosa che si incontra è la lastra dove Gesù fu deposto. I cristiani ortodossi usano cospargerla di olii e balsami e poi strusciarvisi sopra con trasporto. Si visitano poi il Golgota e il Sepolcro. Turisti e pellegrini vengono richiamati all’ordine da un severissimo monaco se osano anche solamente sedersi a gambe incrociate. L’edificio è suddiviso, nella gestione e nella proprietà, tra tre confessioni cristiane più altri gruppi minori. Tra loro non corre però buon sangue, tanto da arrivare qualche volta a scontrarsi come si è visto recentemente in tv. Bisogna accordarsi per riparare un intonaco o restaurare una statua, e tutti vogliono prendersi l’onere/onore. Se si litiga troppo interviene addirittura la polizia israeliana, un po’ stupita da queste divergenze, per evitare danni irreparabili al monumento. Quando cala la sera, infine, i monaci rimangono all’interno alternando momenti di riposo a processioni e preghiere, in un emozionante (e faticoso: la permanenza può durare massimo un anno) crescendo mistico. Per evitare baruffe, però, la chiave del Santo Sepolcro ce l’ha solamente, e da generazioni, una famiglia musulmana.
 
Israele 4 - 2 febbraio PDF Stampa E-mail
Da “l’Unità” 29 gennaio 2009

ULTRAORTODOSSI IN MOTORINO

di Tobia Zevi

 

Gerusalemme è un luogo magico, e di notte non perde il suo fascino. Si può partire dalla Città vecchia, culla del monoteismo, divisa nei quartieri musulmano, ebraico, armeno e cristiano. Quand’è buio scompaiono turisti e pellegrini, e chiudono le botteghe che danno sui vicoli stretti. Il silenzio è meraviglioso, rotto soltanto dai passi di un monaco armeno, da arabi che vanno a gruppetti, ebrei ultra-ortodossi sempre trafelati, soldati che vigilano stancamente. L’arrivo al Muro del Pianto è mozzafiato: la pietra bianca di Gerusalemme illuminata e lo splendore delle cupole sulla Spianata delle moschee, mentre in lontananza si intravedono le luci nei villaggi arabi di Gerusalemme est. Decine di ebrei pregano per tutta la notte, e se si ha un desiderio importante basta trascriverlo su un foglietto da infilare tra le fessure del Muro. Ma non c’è solo la parte antica. Superata Ben Yehuda street, o nelle aree residenziali, ci si imbatte in locali eleganti, meno caotici che a Tel Aviv e decisamente più europei. Chi vuole sperimentare può rimanere fuori, sdraiato sui cuscini, ad assaporare il fumo del narghilè. Ma lo studio non si ferma mai. Nelle Yeshivot (scuole rabbiniche) si continua fino all’alba, litigando sull’interpretazione di un versetto biblico o di un passo talmudico. E gli ultra-religiosi (haridim) non sono solo nelle aule: non è difficile incontrarne uno che corre in motorino, riccioli al vento, cappotto rigorosamente nero e sempre una quantità impressionante di pacchi e buste con sé (pendant del motociclista di Tel Aviv: piedi nudi e muta da sub già addosso per lanciarsi immediatamente sul surf). E se avete dimenticato di acquistare qualcosa, non vi preoccupate! Nessuno si stupirebbe, nottetempo, vedendovi entrare in un supermarket aperto 24 ore in pantofole, vestaglia e pigiama.
 
Israele 3 - 30 gennaio PDF Stampa E-mail
Da “l’Unità” 28 gennaio 2009

URNE CHIUSE MA E’ GIA’ TOTO-ALLEANZE

di Tobia Zevi

 

Nessuno, in Israele, sembra far troppo caso alle prossime elezioni. Riassumiamo: Olmert, primo ministro travolto dagli scandali, non corre, e appare il più forte sponsor della pace con i palestinesi. Bibi (Netanyahu), eroe di guerra e responsabile di molte colonie in Cisgiordania, pare essere favorito. «Forte in economia, forte nella sicurezza», lo slogan con cui ha tappezzato il paese. Nuovamente in campo Barak («Nel momento della verità, Barak!»), soldato più decorato d'Israele: aveva lasciato la politica dopo aver cercato in ogni modo la pace con Arafat, ha guidato la guerra di Gaza. Restyling per la sinistra radicale, che ha chiamato a raccolta i grandi scrittori eternamente pacifisti («Nessun compromesso, la soluzione deve essere politica»). La sola novità è Tzipi (Livni), ministro degli Esteri: unica al primo tentativo, trent'anni dopo l’altra donna premier, Golda Meir. A destra c’è una galassia variegata e rissosa, tra partiti ultra-ortodossi e nazionalisti (tra cui «Israele la nostra casa», dato in grande spolvero nei sondaggi e sempre a rischio razzismo). Non mancano gli outsider: se alle ultime elezioni la sorpresa furono i «Pensionati», in questo caso a promettere faville è il «Partito dei giovani» (anche qui il ricambio generazionale non va fortissimo!). Un vero caos. Nel toto-alleanze il binomio Livni-Barak sembra più probabile di Livni-Netanyahu («Tzibi»). Nel frattempo la Corte suprema israeliana ha impartito una lezione di democrazia, riammettendo alle elezioni due partiti arabi (10 parlamentari su 120) che il parlamento aveva bandito perché troppo anti-israeliani. Le città pullulano di manifesti elettorali che ripetono slogan trasmessi dalle radio perennemente accese. Sui muri ci si ricorda anche di Gilad Shalit, il soldato rapito tre anni fa da Hamas: «Gilad vive» scrivono alcuni, oppure, rabbiosamente, «Cosa avete fatto per portarlo a casa?».

 

 
Israele 2 - 28 GENNAIO PDF Stampa E-mail
Da “l’Unità” 27 gennaio 2009

UN SMS DELL’ESERCITO E LA MOVIDA SI FERMA

di Tobia Zevi

 

Tel Aviv é la cittá dei giovani. Ci si sta per poco tempo, tra la fine del servizio militare (tre anni) e il matrimonio. Poi ci si sposta fuori, in qualche sobborgo più tranquillo. La vita è adrenalinica. Si lavora moltissimo, in settori stressanti come l'high-tech, la finanza o il commercio. In ufficio verso le nove, mai troppo presto e soprattutto sempre senza cravatta (in Israele la mettono solo i politici), per correre tutto il giorno. Dopo inizia la movida. Via camicia e scarpe, si sale sul motorino e si corre in spiaggia. Vicino al porto, dalle sette di sera in poi, jam session di bonghi; man mano che la gente arriva si comincia a ballare birra alla mano. Per mangiare le opzioni sono infinite. Se non si amano i piatti tipici israeliani (humus, tehina e falafel, il tutto servito con limonata), conviene orientarsi sull'esotico: specialità asiatiche, ristoranti italiani, carne argentina. Dopo cena è il momento del tour dei locali. I pub un po' alternativi di Neve Zedeq, le discoteche del porto (tra cui il Delphinarium, teatro di un terribile attentato qualche anno fa), Shenkin (una strada  equamente divisa tra punk ed ebrei ultra-ortodossi) o Jaffa. Questa frenesia può avere anche degli effetti collaterali: «Sembra impossibile conoscere una ragazza e basta» ci spiega David, immigrato recentemente da Roma «dopo una mezzoretta la ragazza ti guarda e ti chiede: "Hai intenzioni serie?". Come a dire: non ho mica tempo da perdere...». Una generazione velocissima, che lavora sodo ma che vuole godersi la vita. E che però non ha esitato a comportarsi coraggiosamente a Gaza, eseguendo gli ordini e mostrandosi professionale, tanto da guadagnarsi i complimenti di Shimon Peres. Finita la guerra la vita riparte, sempre col timore di essere nuovamente richiamati. Per rifare i bagagli, basta ricevere un sms.  
 
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