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Staffetta della memoria - 15 settembre PDF Stampa E-mail

da "l'Unità" 10 settembre 2008 - di Umberto De Giovannangeli

Sul braccio porta il marchio indelebile di una ferita che non si rimargina: A-5506. A imprimerglielo furono le SS ad Auschwitz. Piero Terracina, 80 anni, è un testimone di quella tragedia; un testimone, lucido, appassionato, giovane nello spirito, che non accetta che l’oblio della memoria rimuova una Storia che va ricordata perché non si ripeta. Tobia Zevi, ha 24 anni. È un giovane impegnato ma è anche parte di una generazione che si vorrebbe priva di memoria. Ed è proprio il diritto-dovere alla memoria, e il passaggio tra le generazioni, il filo conduttore del nostro incontro. Un viaggio tra passato e presente, tra un dolore che si rinnova e una necessità, spesso inevasa, di conoscere. Di capire, da parte dei giovani d’oggi, cosa c’è dietro quel «A-5506» che Piero Terracina porta con sé, porta su di sé. Voglia di capire. Nella consapevolezza che «senza memoria non c’è futuro». Un futuro di cui i ragazzi come Tobia vogliono essere protagonisti. Con l’aiuto di coraggiosi, instancabili, testimoni come Piero Terracina. 
2008-09-22 12:48:32  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
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Il valore della memoria - 9 settembre PDF Stampa E-mail

Di Tobia Zevi da "l'Unità" 8 settembre 2008 pag. 1

Fascismo, leggi razziali, Olocausto. Termini che vengono continuamente evocati - nel dibattito culturale come nella polemica politica - ma a cui non sempre si è in grado di attribuire il giusto significato. Le dichiarazioni di Alemanno da Israele, che vogliono attenuare quelle di Fini sul fascismo (definito "male assoluto"), inducono a riflettere sul tema della memoria, soprattutto nell'ottica delle nuove generazioni. Tra le tante ragioni che rendono questa discussione urgente, ce ne è una «tecnica»: anno dopo anno si riduce il numero dei sopravvissuti, ed il testimone passa necessariamente nelle mani di persone che non furono investite direttamente dalla tragedia, e che quindi hanno verso quest’ultima un atteggiamento critico e mediato.

Negli ultimi anni si è assistito ad un proliferare di manifestazioni pubbliche sulla Shoah. Eventi istituzionali, arricchiti dal lavoro prezioso portato avanti nelle scuole da presidi e docenti spesso assai motivati e preparati. Si può affermare che i giovani sono stati interessati da una mole di iniziative sull’Olocausto, favorite dallo spazio che i media dedicano al tema per la Giornata della Memoria (27 gennaio, legge dello Stato). Ovviamente, se da questo punto di vista possiamo essere soddisfatti, conviene però interrogarsi sull’efficacia di questo lavoro, messa seriamente in discussione dalle inchieste che periodicamente evidenziano l’enorme ignoranza dei ragazzi sulla storia di quegli anni.

Almeno tre sono a mio parere i punti critici. In primo luogo è lecito domandarsi se il carattere istituzionale delle manifestazioni pubbliche non allontani da una percezione individuale, empatica e tragica dei fatti narrati. Mentre il contatto con i sopravvissuti consente ai giovani una immedesimazione sincera con le vittime, ciò non sempre accade nelle cerimonie «consacrate». D’altra parte è opportuno ragionare anche sulla figura del testimone, come ha tra gli altri mirabilmente fatto Annette Wievorka. L’urgenza di avvalersi il più possibile – e giustamente – della disponibilità dei sopravvissuti, li ha però resi assolutamente preponderanti. Alla significativa presenza di ex-deportati nelle scuole non ha fatto riscontro un approfondimento della vicenda storica, delle cause che condussero alla tragedia e delle varie e molteplici responsabilità che la resero attuabile.

E proprio la dimensione delle responsabilità mette in luce il terzo pericolo fondamentale, evidenziato dalle parole del sindaco di Roma. Nel tentativo di edulcorare a fini politici un’epoca – ai postfascisti viene chiesto conto solo dell’antisemitismo, e non del carattere autoritario e dittatoriale del Ventennio - si contribuisce a distogliere l’attenzione da quelle che furono le colpe reali. Si cerca di scaricare interamente sui nazisti il peso della Shoah o a ridurre la portata razzista del colonialismo italiano, invece di indurre i giovani a porsi la domanda più importante: cosa avrei fatto io non al posto della vittima, ma della persona qualunque? Perché è doveroso ricordare i “giusti”, coloro che eroicamente misero a repentaglio la propria vita per salvare esseri umani senza chiedere nulla in cambio; ma non si può omettere che solo dodici (12!) furono i professori universitari che rifiutarono di giurare fedeltà al regime, unici a non preoccuparsi esclusivamente della propria carriera accademica. Anche questo fu il degrado etico e culturale che chiamiamo fascismo, frutto di vent’anni di asservimento intellettuale e di privazione della libertà.

Una memoria che sappia guardare al futuro, dunque, una memoria per i giovani, non può essere un monumento, un cristallo: deve essere attualizzata e declinata ogni giorno per i diritti e le libertà di quanti oggi, nel mondo, soffrono persecuzioni ed ingiustizie. Solo se, ragionando sul passato, ci si muoverà con questa stella polare, noi giovani saremo nella condizione di rispondere efficacemente alla più decisiva delle domande: che cosa avrei fatto io? E, dunque, cosa posso fare oggi? 

 

2008-10-25 14:23:32 http://it.youtube.com/watch?v=O1ogk6uktMo
2008-09-10 18:54:59 Non c\'è dubbio che nel Ventennio vinsero 3 parole: OPPORTU...
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Stupore? - 28 luglio PDF Stampa E-mail

Le due notizie sono dell'altra settimana, e sarebbero le classiche due notizie che finiscono nelle ultime pagine della cronaca dei giornali, in un trafiletto qualsiasi. Solo per caso invece una delle due ha guadagnato l'attenzione addirittura della stampa internazionale, per via di una foto che faceva particolarmente impressione. La prima comunque è questa: su una spiaggia vicino Napoli vengono recuperati i corpi di due ragazzine - giusto per la cronaca, perché non mi pare fondamentale nel racconto, erano due rom - annegate alcuni minuti prima. Alcuni bagnanti, che avevano assistito alla scena, cercano coraggiosamente di salvarle, senza però riuscirci. Allora prendono i due cadaveri, li adagiano sul bagnasciuga, e li coprono con due teli da mare. Si comportanto, insomma, come ci si dovrebbe comportare. Nella totale indifferenza degli altri vacanzieri, che continuano pigramente a prendere il sole ed a fare il bagno, senza farsi distrarre dalle due presenze ingombranti a pochi metri da loro. Altra città, altra scena. Siamo a Milano, la civilisssima Milano, dove in un piccolo parco divertimenti hanno fatto venire dall'America uno dei giochi più rivoluzionari degli ultimi tempi. La finta sedia elettrica. Basta inserire un gettone ed il "condannato" comincia a contorcersi, sembra spasimare, si sente persino - per il compiacimento degli spettatori - l'odore bruciato della finta carne del manichino. Il commento più gettonato pare che sia "sembra proprio vero", mentre magari il lui della coppietta tenta di consolare lei, che si spaventa alla vista dello spettacolo raccapricciante. Non voglio essere moralista. Forse, nello specifico, non c'è niente di male in nessuna delle due situazioni. Però è proprio vero che l'uomo è un animale che può abituarsi a tutto.

2008-07-29 12:45:38 E\' davvero raccapricciante il male subdolo che puo\' procur...
2008-07-29 00:33:56 Ahimè sì, «l\'uomo è un animale che può abituarsi a tut...
 
G8 - 12 luglio PDF Stampa E-mail
Invece di occuparci delle beghe nostrane, mi pare giusto dire qualcosa sul G8 della settimana scorsa. Ogni volta questi vertici vengono accompagnati dalle stesse polemiche: che senso hanno riunioni a cui non prendono parte i paesi più emergenti, che rapidamente stanno diventando anche i più inquinanti? E che senso hanno summit che, nella migliore delle ipotesi, a causa degli interessi divergenti riescono solamente a produrre il famoso topolino? Ed infine, che senso hanno questi confronti se poi persino i pochissimi impegni che si riesce effettivamente a prendere vengono sistematicamente disattesi (è il caso degli aiuti ai paesi poveri, che gli stati membri non pagano per quanto si erano impegnati a fare)? Tutte queste perplessità rimangono, tragicamente, aperte dopo l’ultimo incontro. Gli Stati hanno raggiunto un accordo sulla riduzione delle emissioni che, oltre ad essere particolarmente ottimistico, non prevede alcuna tappa intermedia su cui verificare l’effettiva applicazione. Col risultato che, avvicinandosi al 2050, termine dell’accordo per cui dovrebbero essere ridotte le emissioni del 50%, si dovrà procedere automaticamente ad una sanatoria collettiva. E nessuna risposta seria è arrivata neanche sul tema degli aiuti umanitari. E l’Italia? Berlusconi sembra diviso tra due opposte pulsioni: da un lato osteggia l’allargamento perché il G8 è l’unico vertice esclusivo di cui l’Italia è memrbo di diritto; dall’altro lato non gli dispiacerebbe però (e meno male!) fare qualcosa di memorabile sulle grandi questioni della Terra, in vista soprattutto del vertice del prossimo anno che, se finiscono i lavori, dovrebbe tenersi alla Maddalena. La formula di cui si parla potrebbe essere quella di un G8+5. Vedremo. Nel frattempo l’impressione è che, tra chiacchere e costosissime riunioni, dei poveri e della desertificazione non interessi troppo a nessuno. Su Repubblica della settimana scorsa un’inchiesta affermava che, per combattere l’effetto-serra, basterebbe che l’umanità mangiasse vegetariano una volta la settimana, perché l’allevamento del bestiame inquina molto più delle automobili. Incredibile. Io, comunque, faccio la mia parte…


 

2009-03-17 11:05:34  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
2008-09-30 19:02:53 anzalone.michele
2008-09-02 09:22:22  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
2008-07-13 23:52:32  Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
2008-07-13 11:48:58 Il G8 (nato come \"club informale\" nel 1975 a Rambouillet, ...
 
Impronte digitali - 28 giugno PDF Stampa E-mail

Tesi di laurea consegnata, evviva. Lavoro alla Provincia di Roma in fase di avvio (ci ritornerò). E finalmente anche ritorno sul blog, un po’ abbandonato a causa del lavoro da finire. Di cose ne sono successe tante. Però mi pare giusto partire da una, ovvero la proposta del miniostro Maroni di prendere le impronte digitali ai minori rom in Italia. Per essere precisi il provvedimento dovrebbe riguardare tutti i rom presenti in Italia (ovviamente non quelli italiani perché sarebbe illegale), compresi anche gli under 18. La risposta alle molte critiche che sono piovute da subito sulla proposta (tra gli altri associazioni, Comunità europea, Unicef), è stata che in realtà la proposta andrebbe incontro ad una Direttiva europea, che chiede agli stati membri di schedare tutti gli extracomunitari presenti sul suolo nazionale. Ed inoltre, cosa veramente risibile, Maroni ha affermato che la ratio del provvedimento sarebbe proprio la tutela di tutti i bimbi che, a partire dai campi nomadi, vengono  sfruttati per l’accattonaggio e altre mascalzonate. Diciamo subito come la penso (e fate lo stesso): l’idea mi pare veramente scandalosa dal punto di vista sia giuridico che culturale. Sul primo aspetto mi sembra che si continua a soffiare sul fuoco del pregiudizio, dell’intolleranza e dell’insofferenza reciproca. Le persone si sentono autorizzate a dire e fare cose che prima avrebbero esitato a mettere in pratica. La politica deve certamente prestare attenzione alle insicurezze ed alle paure della gente, ma la buona politica è anche quella che sa parlare alla testa, indirizzando anche un po’ le pance. Non quella che, viceversa, si fa stabilmente condizionare dalla pancia. Sul piano del diritto invece mi pare che la cosa non sta in piedi per una ragione molto semplice: il nostro sistema di norme non prevede che si sia oggetto di provvedimenti in quanto bianchi, neri, ebrei, americani, biondi, alti o altro. Prevede che una norma possa riguardare persone che godono di un certo status (quindi, al limite, stranieri, extracomunitari, minori), ma non altre categorie, come i rom. Probabilmente alla fine scopriremo che si è trattato di un’ennesima, terribile, boutade. Ma questi scherzi, in un momento difficile per il paese, lasciano il segno, che ci si creda oppure no. In conclusione: viene quasi da ringraziare quell’italiano che l’altro ieri, in provincia di Roma, ha scassinato la porta di un appartamento per rubarvi, trovandoci il proprietario e malmenandolo. Un onesto operaio rumeno.

 

2008-07-05 17:02:54 http://kubernetes.ilcannocchia
2008-06-30 00:06:01 Segnalo brevemente che di questi temi si occupano anche l\'a...
2008-06-29 15:29:21 Di che meravigliarsi? L\'ennesima dimostrazione che l\'unica...
2008-06-29 03:08:08 Finalmente sei \"dottore magistrale\" o come diavolo si dice...
 
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