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Durban II - 23 marzo PDF Stampa E-mail

Da “l’Unità” 20 marzo 2009

IL CASO DURBAN E LA NECESSITA’ DI CAMBIARE

di Tobia Zevi

 

Qualche giorno fa il Ministro degli Esteri Franco Frattini aveva annunciato che l’Italia non avrebbe partecipato alla Conferenza ONU contro il razzismo (Ginevra, 20-24 aprile) perché il testo di partenza non era accettabile: esso appariva inadeguato nel tutelare la libertà d’espressione e dichiaratamente antisemita in alcuni passaggi. L’attenzione su questo appuntamento è molto alta perché si tratta di una riedizione di Durban 2001, abbandonato in corso d’opera da Usa e Israele per il clima irrespirabile - non mancarono testimoni che parlarono di una «caccia all’ebreo» - e per l’equiparazione tra sionismo e razzismo. La decisione italiana, che segue Israele, Canada e Stati Uniti, ha riscosso molti consensi ma anche alcune critiche, tra cui quella di Nicolas Sarkozy: il nostro governo avrebbe fatto una fuga in avanti, senza lavorare ad un percorso comune tra i 27 stati dell’Unione Europea.

Questa perplessità, di per sé fondata, deve oggi registrare una novità importante: anche grazie alla decisione italiana, la Ue ha messo a punto un documento unitario, snello e ragionevole, mostrandosi compatta, per una volta, sul tema cruciale della lotta al razzismo (e non sarebbe male se si andasse oltre le pure petizioni di principio). Se la nuova proposta venisse rifiutata tutta l’Europa potrebbe abbandonare i lavori come l’Italia. In caso contrario anche Frattini potrebbe riconsiderare la nostra posizione. Non deve però sfuggire un altro aspetto della vicenda: come si può coltivare la fiducia negli organismi internazionali se questi fanno continuamente pessima, ma proprio pessima, mostra di sé? Come può il Comitato organizzatore della Conferenza contro il razzismo essere presieduto dalla Libia (!), avere come vicepresidente un cubano e come membro un iraniano? Come può essere nigeriano il presidente del Consiglio ONU sui Diritti umani, dopo che lo stesso organismo è già stato guidato dalla Libia (con l’Iran sempre presente)? Le istituzioni internazionali sono meccanismi complessi, e più della metà degli stati aderenti all’ONU non sono democratici. Chi, in Italia, crede in una politica estera multilaterale deve quindi sì rivendicare una posizione europea, ma sostenere anche una riforma delle Nazioni Unite. Da anni si discute di una composizione più attuale del Consiglio di Sicurezza (vi siede la Francia ma non l’India!), a cui non si giunge per fortissimi interessi contrapposti. E occorre studiare un sistema di regole che impedisca a governi assassini, torturatori, antidemocratici, negazionisti e razzisti di sedere in consessi – se li si vuole davvero istituire – in cui possono fare le pulci ad altri paesi per ragioni che con i Diritti umani hanno davvero poco a che fare. È chiedere troppo? Se sì, disertare Durban II non è che il primo passo.

 
Commenti (2)Add Comment
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scritto da A. O., marzo 24, 2009
E' da almeno la stagione del "secondo centrosinistra" (1996-2001) che TUTTI i Governi della coalizione hanno posto in testa alle loro priorità la riforma degli organismi internazionali/multilaterali... Ne parlò Prodi da presidente del Consiglio e riuscì ad ottenere, nel 1998, dopo la Conferenza di Roma coordinata dall'ex presidente della Corte Costituzionale Giovanni Conso, la nascita della Corte Penale Internazionale; si impegnò D'Alema sulla campagna contro la pena di morte e per gli "Obiettivi del Millennio" elaborati nel 2000 dall'Onu; Amato al G8 di Okinawa in Giappone nel luglio 2000 propose di istituire un unico seggio al Consiglio di Sicurezza per la UE... Ovviamente quando si vanno a toccare gelosie e interessi radicati e consolidati, non si ottengono risultati immediati. Frattini tiene, come in passato, un atteggiamento poco appariscente sui media, non intende rivaleggiare in visibilità e bravura col suo presidente del Consiglio e quindi si limita a iniziative pragmatiche, senza tante concettualizzazioni teoriche...Ciò non toglie che ogni tanto riesca a gestire bene le sue idee...Nel caso che tu citi un ruolo rilevante lo hanno Russia e Olanda che stanno preparando la bozza da sottoporre poi al resto dei ministri UE
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scritto da Marco Buseghin, aprile 07, 2009
Abbandonare questo sistema di relazioni mondiali che ha in ques'ONU con "tutti dentro" uno dei suoi perni si può fare... ma dev'essere chiaro dove si vuole andare, perchè chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quello che lascia ma non sa quello che trova.

Personalmente non credo che un organismo con pretese di universale rappresentanza possa oggi funzionare e che il confronto sui grandi temi internazionali sarà tra gli USA e chi avrà abbastanza forsa da parlare con gli USA: i cinesi, forse gli indiani, forse i russi. Non quest'Europa, elefantiaca e pronta a dividersi su ogni dettaglio.

Il problema non è Durban, il problema è l'ONU. Durban è solo una manifestazione della condizione. L'unica risposta che vedo è la via dell'unione europea (lettere minuscole non a caso) e della comune diplomazia europea. Ma sono pronto ad ascoltarne altre.

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