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In Grecia le proteste sulle riforme della scuola e dell'università hanno avuto un esito tragico. Un ragazzo morto, un agente arrestato, scontri e devastazione in tutto il paese ed un governo che cerca di dare un colpo al cerchio ed uno alla botte: inflessibile con gli eccessi della polizia ma anche con i manifestanti violenti. Il presidente del Consiglio pare sia molto preoccupato perché l'istruzione rappresenta non solo un bacino elettorale fondamentale, ma soprattutto una riserva di mobilitazione in grado di far mutare il temperamento dell'opinione pubblica. Un insegnante, uno studente, un amico nel mondo della scuola in famiglia ce l'hanno proprio - inevitabilmente - tutti. Da noi per fortuna tutto sembra andato liscio: l'Onda è considerata un movimento importante, significativo dal punto di vista generazionale, allegro ed in grado di porre delle giuste rivendicazioni. Al tempo stesso ne vengono rilevati alcuni eccessi, alcune proposte poco praticabili sul piano dell'azione politica, il Partito Democratico si ritiene vicino al movimento pur senza esserne organico (per volontà comune e reciproca). E il Governo Berlusconi cosa fa? Dopo aver sbandierato la riforma della scuola come uno dei capisaldi della nuova visione dell'Italia, le modifiche principali della stessa vengono derubricate a facoltative: il maestro unico, innanzi tutto, ma anche il numero delle ore e la riforma delle superiori che viene addirittura rimandata. Un successo per il movimento, per l'opposizione, per i sindacati (che in questo modo riescono forse a riavvicinarsi tra loro), e tutto sommato anche per la scuola, che rischiava di venire probabilmente ulteriormente indebolita dalle proposte del ministro. Ma è davvero un momento per essere contenti? In realtà no: quello che emerge, in un momento di crisi, è un paese che non è in grado di progettare il suo futuro, e di un governo interamente affidato alle proposte estemporanee ed agli umori registrati da sondaggi e spin doctor. Sono questi ultimi, infatti, ad avere consigliato a Berlusconi di fare un passo indietro in un momento difficile per il paese. Ma è proprio questo atteggiamento che impedisce alla crisi di essere nel nostro paese, quello che invece sta avvenendo altrove, una valvola di ristrutturazione delle strutture fondamentali del paese in modo da renderle più solide ed al passo coi tempi. Serve un progetto, serve tempo. Questo Governo sono sembra volersi dare né uno né l'altro.
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E sapete come presenteranno il prolungamento dell’età pensionabile per le donne fino a 65 anni? Evviva la parità dei sessi! Evviva la vita che si allunga!