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Tesi di laurea consegnata, evviva. Lavoro alla Provincia di Roma in fase di avvio (ci ritornerò). E finalmente anche ritorno sul blog, un po’ abbandonato a causa del lavoro da finire. Di cose ne sono successe tante. Però mi pare giusto partire da una, ovvero la proposta del miniostro Maroni di prendere le impronte digitali ai minori rom in Italia. Per essere precisi il provvedimento dovrebbe riguardare tutti i rom presenti in Italia (ovviamente non quelli italiani perché sarebbe illegale), compresi anche gli under 18. La risposta alle molte critiche che sono piovute da subito sulla proposta (tra gli altri associazioni, Comunità europea, Unicef), è stata che in realtà la proposta andrebbe incontro ad una Direttiva europea, che chiede agli stati membri di schedare tutti gli extracomunitari presenti sul suolo nazionale. Ed inoltre, cosa veramente risibile, Maroni ha affermato che la ratio del provvedimento sarebbe proprio la tutela di tutti i bimbi che, a partire dai campi nomadi, vengono sfruttati per l’accattonaggio e altre mascalzonate. Diciamo subito come la penso (e fate lo stesso): l’idea mi pare veramente scandalosa dal punto di vista sia giuridico che culturale. Sul primo aspetto mi sembra che si continua a soffiare sul fuoco del pregiudizio, dell’intolleranza e dell’insofferenza reciproca. Le persone si sentono autorizzate a dire e fare cose che prima avrebbero esitato a mettere in pratica. La politica deve certamente prestare attenzione alle insicurezze ed alle paure della gente, ma la buona politica è anche quella che sa parlare alla testa, indirizzando anche un po’ le pance. Non quella che, viceversa, si fa stabilmente condizionare dalla pancia. Sul piano del diritto invece mi pare che la cosa non sta in piedi per una ragione molto semplice: il nostro sistema di norme non prevede che si sia oggetto di provvedimenti in quanto bianchi, neri, ebrei, americani, biondi, alti o altro. Prevede che una norma possa riguardare persone che godono di un certo status (quindi, al limite, stranieri, extracomunitari, minori), ma non altre categorie, come i rom. Probabilmente alla fine scopriremo che si è trattato di un’ennesima, terribile, boutade. Ma questi scherzi, in un momento difficile per il paese, lasciano il segno, che ci si creda oppure no. In conclusione: viene quasi da ringraziare quell’italiano che l’altro ieri, in provincia di Roma, ha scassinato la porta di un appartamento per rubarvi, trovandoci il proprietario e malmenandolo. Un onesto operaio rumeno.
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E' sempre stata un sentimento "di pancia", non c'è che dire, la paura. Su cui sin da tempi immemorabili hanno fatto leva le classi più acculturate sia per legittimare e perpetuare il loro dominio, sia per evitare ai più di cambiare lo stato di cose. E' banale dire che ad aprile il PDL (anzi, meglio, la Lega Nord) ha vinto perché ha intercettato il bisogno che giaceva da anni - latente e no - di una maggiore "sicurezza" da perte del sig. Rossi e della sig.ra Maria. Ma questo avvenne anche nel 2001 quando - ancorché con i 3 cambi di Governo - l'Ulivo non dette affatto una pessima prova ma fu sconfitto dalla coalizione di Berlusconi anche sul binomio logico-concettuale immigrazione/insicurezza.
In realtà sappiamo bene, e lo sanno anche coloro che fan finta di non saperlo (penso agli imprenditori e a coloro che rivestono incarichi in Confindustria sia a livello nazionale che locale) che l'Italia per aumentare la sua ricchezza e il pagamento delle pensioni ha bisogno di PIU' immigrati. Certo, qualificati, formati, che conoscano almeno la ns. lingua...
Grandi colpe ce l'ha anche la Magistratura. Ci rifletto spesso: noi a Sinistra, stante l'atteggiamento di B., non osiamo/possiamo CRITICARE la Magistratura perché i radical-chic à la Paolo Flores D'Arcais e Travaglio ci attaccherebbero dicendo che siamo inciucisti, che scambiamo il dialogo col Cavaliere con il nostro lasciapassare ai suoi voleri di imbavagliare le toghe.. Ma non funziona, nella mia testa, così. In un Paese normale (tanto per citare D'Alema). Nessun organo dello Stato deve sentirsi intoccabile. Ci sono troppe leggi e TROPPA DISCREZIONALITA' da parte dei giudici/PM/Avvocati nel valutare singoli casi, a seconda se si è personaggi famosi, a seconda se il Tribunale/Procura è a Nord o a Sud...Quello che serve è un sistema culturale e poi normativo dove SI PREMI/SI PUNISCA il singolo, senza stare a fare troppe disquisizioni sociologiche sull'ambiente da cui proviene. Ma anche per un retaggio di "doppiezza mentale" tipico sia dell'ambiente ecclesiastico sia anche di un certo superficiale vetero-marxismo à la Paolo Cento o Piero Bernocchi dei Cobas, si è portati a giustificare IN PUBBLICO qualunque gesto/persona ben oltre il limite dell'evidenza di colpevolezza... Salvo poi, in privato, dirsi d'accordo con chi poco prima si è accusato di essere un destrorso forcaiolo...