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Questione di coscienza - 15 marzo PDF Stampa E-mail

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere una notizia che mi ha fatto riflettere. Cerco di riassumerla così: due genitori inglesi scelgono di operare al viso la figlia di 2 anni, affetta dalla sindrome di Down, perché ritengono che i tratti del volto tipici di chi è in questa condizione siano fonte di insicurezza e problemi psicologici. Il tema è ovviamente scottante perché non può essere messo in discussione l'affetto che ha condotto i genitori e pensare una cosa del genere. Dall'altro lato il proposito sembra, per certi versi, gridare vendetta... Aprire una dicussione serena su questi argomenti non è facile, anche perché in questo caso il tema non poteva essere imbrigliato nella consueta e sterile contrapposizione tra laici e religiosi. Infatti non se ne è più parlato. Voi che ne dite?

Commenti (5)Add Comment
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scritto da serena, marzo 16, 2008
hai ragione, qui lo scontro non è tra laici o religiosi, semmai il conflitto è stato nell'animo dei genitori della bimba. Ho da poco iniziato a frequentare reparti ospedalieri, ho compiuto un passo avanti verso la mia futura professione di medico. Un grande passo, credimi. In quei letti ho scoperto l'Umanità, in tutte le sue forme, contraddizioni e meraviglie. La prima cosa che ho sentito è stata l'instabilità, la perdita parziale delle mie certezze. Dolore, rabbia, fede, ragione... tutto è stato rimesso in discussione. perchè la vera Prova non è quella del malato, che a volte sembra subire la sua condizione, ma piuttosto quella di chi siede accanto al sofferente sentendosi profondamente inerme. E la situazione è ancora più provante se sotto le lenzuola c'è un bambino attaccato a mille tubi che ne nascondono anche il sorriso... non voglio spaventarti Tobia, solo cercare di farti capire cosa possa essere il Dolore, quello vero, quello che forse hanno provato i genitori di cui parli. Non me la sento di giudicare la loro scelta, ora non più. ora provo solo rispetto, per il loro Dolore, per la loro scelta...per l'UOMO. Ma di una cosa sono sicura: l'hanno fatto per loro, più che per la bimba. è loro l'insicurezza che li ha portati a questo, ma chi sono io per giudicare? L'unica cosa che VOGLIO impormi è di amare la vita pensando a loro e a tutti coloro che nelle difficoltà riescono a regalarti un sorriso. Che diritto ho io di lamentarmi? Un bacio,spero di rivederti presto! con affetto Serena.
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scritto da _JC_GUEST_NAME, marzo 16, 2008
Siamo noi che proiettiamo le nostre insicurezze sul volto di queste persone;loro, a quanto mi sembra, vivono in maniera serena il proprio aspetto fisico, così come si approcciano con l'ingenuità tipica di un bambino ad ogni aspetto della vita che noi contaminiamo con un'infinità di convenzioni e schemi mentali. Abbiamo molto da imparare sotto questo punto di vista. Ciao Tobia.
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scritto da _JC_GUEST_NAME, marzo 16, 2008
E tu, Tobia, che ne pensi?
p.s. volevo solo dare spazio ad un pensiero che mi è venuto spontaneamente, leggendo questa pagina...magari può essere letto da qualcun altro e ciò mi renderebbe felice... quindi scusa se non metto la firma né l'email, non credo sia importante...un bacio
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scritto da Alessandro, marzo 16, 2008
Bello spunto.
Non ho risposte, salvo dire così, a caldo, - riflessione banale - che da sempre esiste uno stretto nesso tra BELLEZZA (apparenza) e VITA SOCIALE, accettazione nella comunità in cui si vive...
Saranno anche queste considerazioni banali ma da Greci in poi (e senz'altro presumo anche prima) secondo alcuni KALòS KAI AGATHòS...
Passano i secoli ma anche l'attuale società, "post-tutto", "liquida" chiamiamola un po' come voglliamo... è ancora lì. A interrogarsi su come essere accettati, su come essere attraenti, su "quanto" conta essere piacevoli, affascinanti, curati nell'aspetto estetico...
E non c'è dubbio che la ns. generazione si misurerà su queste tematiche. I ritrovati della scienza e della tecnica pongono l'Uomo davanti a scelte - quando non dilemmmi - per nulla banali e scontati.
Cambiando di poco il tema del tuo post, ricordo come un bellissimo periodo i mesi che precedettero il referendum sulla procreazione medicalmente assistita del giugno 2005. Finalmente si parlò di queste tematiche.
Io ebbi l'idea - poi concretizzatasi - di invitare ad un dibattito il prof. Carlo Flamigni, uno dei più insigni e competenti ginecologi e studiosi delle tecniche di fecondazione.
Quella sera capivo quanto nelle nostre mani stanno decisioni delicate non solo per noi stessi ma soprattutto per chi ancora non è nato ed è in potenza di esserlo.
Su questi temi si dovrebbe creare quella sintesi che unisce "tecnica" e "politica": riflessione e studio propri di chi tutta una vita si dedica ad un settore con la discussione pubblica e le decisioni prese dagli uomini politici.
Non conosco Serena ma leggo nelle sue parole molta umanità e quel sentimento di "simpatia" che dovrebbe essere uno dei pre-requisiti fondamentali per chi si dedica alla professione medica.
Consiglio la lettura di un libro sconosciuto ai più ma ricco di spunti: "Fare bambini" di una delle massime esperte britanniche del settore
http://www.einaudi.it/einaudi/ita/catalogo/scheda.jsp?isbn=978880616818&ed=87
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scritto da serena, marzo 17, 2008
Grazie Alessandro per le tue parole, e grazie a Tobia per avere sollevato questa questione. Da tempo ormai avevo in testa queste idee, che non volevo nè potevo ignorare. Ora le ho espresse, e già mi fanni meno paura.
ma tu Tobia non ci hai detto come la pensi, hai idee in proposito? Facci sapere. Un bacio ciao.

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