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E' difficile riordinare le idee di fronte ad una situazione così drammatica. Il centro-sinistra governava in Italia fino a meno di un anno fa a livello nazionale, in quasi tutte le regioni italiane, nella maggior parte dei Comuni da nord a sud, sebbene con maggiori difficoltà nel Settentrione. In pochi mesi - in virtù di scelte politiche sbagliate ed anche di una società italiana probabilmente più avversa - rischiamo di avere perso, e non si sa per quanto tempo, tutto questo: Roma, il governo del paese, regioni come Abruzzo, Sardegna (e probabilmente ne arriveranno delle altre, come Campania, Puglia, Calabria), dove difficilmente si tornerà a vincere, e certamente non per meriti o maggiori competenze dei nostri avversari. Una vera e propria debacle cercata con pervicacia da quasi tutti i dirigenti nazionali del centro-sinistra che, coltivando ognuno suoi personali interessi o suoi personali convincimenti, hanno abbandonato la strada della responsabilità e della squadra, portando tutti noi, ed il paese, alla situazione attuale.
L'elezione di Franceschini era probabilmente necessaria, non tanto perché fosse difficile organizzare elezioni primarie in due mesi, quanto perché in un tempo così breve non ci sarebbe stata nessuna discussione politica, soltanto uno schieramento di truppe con questa o con quella fazione, con questo o con quell'altro leader. Mancano pochi mesi alle europee e ad una importante tornata di amministrative. Probabilmente l'esito sarà in entrambi i casi negativo, con l'ulteriore abbandono di quel potere locale che ha costituito nei decenni il nocciolo della forza della sinistra italiana. Non vengono in mente soluzioni facili, e per molti versi appare complicato proprio intravedere una possibile via di fuga. Certo, si possono indicare con poche esitazioni i rimedi più urgenti: basta con le interviste degli uni contro gli altri, basta con un dibattito sterile solo interno che non pensa alle esigenze ed alle urgenze delle persone, ventre a terra per fare una campagna elettorale resa convincente da un grande lavoro sul territorio e da piattaforme programmatiche serie. Meno naturale, addirittura una Chimera, sembra invece individuare quelle che possono essere le soluzioni di lungo periodo. Stancamente e continuamente vengono evocate le parole che dovrebbero costituire il magico rimedio: territorio, sociale, contenuti. Tutto giusto. Bisogna lavorare. Abbandoniamo molti dei riti intra-partitici che caratterizzano l'attività politica, e recuperiamo la voglia di fare politica per fornire un servizio, perché ci interessa migliorare la vita degli altri, sopattutto se si tratta dei più deboli, di quelli che sono in difficoltà. Non è questione di partito liquido o di partito leggero. La scarsità di chiarezza degli ultimi mesi ha prima di tutto confuso i tanti ed indispensabili militanti, oltre ad aver fatto probabilmente perdere molti elettori. Significa aprire le finestre, guardare fuori ed occuparsi della vita reale di questo paese, a cui delle vicende interne al PD interessa poco o nulla. Ci sono temi di grande attualità, importanti sul piano civile e democratico, che il Governo Berlusconi sta affrontando in maniera sbagliata e talvolta pericolosa. Parliamo di questi temi, costruiamo una voglia di partecipare e di mobilitarsi, senza dover necessariamente essere "contro", ma mostrandoci anche costruttivi. Lavoriamo, lavoriamo, lavoriamo. Mi rendo conto che è più facile a dirsi che a farsi, ma è l'unica strada possibile.
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>Meno naturale, addirittura una Chimera, sembra invece individuare quelle che possono essere le soluzioni di lungo periodo. Stancamente e continuamente vengono evocate le parole che dovrebbero costituire il magico rimedio: territorio, sociale, contenuti.
Ma evocate da chi? A me sembra invece che la gran parte della base elettorale gridi ben altre parole, ovvero un chiaro e semplice "vogliamo una nuova classe dirigente". Renzi non ha insegnato proprio nulla? Via a calci i vari D'Alema, Fassino e La Torre, già solo con questo si salirà del 4 o 5% a danno di Di Pietro, più qualcosa a destra, in area Lega. Poi si potrà fare qualche altro punto in più parlando di territorio, sociale, contenuti...