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Hannah - 12 novembre PDF Stampa E-mail

Le idee e le convinzioni profonde solitamente resistono. E' la loro prerogativa. Ma certamente succede anche - e spesso è un bene - il contrario: si opta per l'opposto, si comincia a credere a ciò a cui prima non si credeva. Ho sempre pensato, se vogliamo in maniera un po' semplicistica ed un po' militante, che ognuno avesse diritto a scegliere per sé stesso il proprio destino. Quello che ritenesse, nel pieno delle sue facoltà mentali ed accompagnato negli affetti e nel pensiero, più giusto per lui. Anche nel caso della morte, o del rifiuto delle cure. Ho sempre creduto che non tutte le vite meritassero di essere vissute in quanto tali, ma che ad ognuno spettasse il giudizio sulla propria. Dopodiché, politicamente, mi sono sempre reso conto che queste convinzioni personali non potevano essere tradotte automaticamente in legge, perché lesive di alcune sensibilità e contrarie a molti principi. Per cui ho sempre creduto che si dovesse cercare un compromesso. Per quel che riguarda l'Italia, semplificando un po', e tanto per fare un esempio, eutanasia no e testamento biologico assolutamente si. Un modo di individuare il numero delle opzioni, ma lasciare intatte, all'interno di quel campo delimitato, le facoltà di scelta della persona. Fin qui tutto bene. Ma sui giornali di oggi, leggendo la storia della tredicenne inglese Hannah, mi sono venuti dei dubbi. Una bambina di tredici anni (13!) che decide di rinunciare a cure molto invasive (un trapianto di cuore) perché troppo provata dai molti interventi e dagli innumerevoli ricoveri ospedalieri. Decide di passare il Natale in famiglia e poi di aspettare di morire (secondo i medici, entro 6 mesi).

I medici dell'ospedale, appresa l'intenzione della ragazzina (informatissima sulla sua malattia), e compreso che i suoi genitori erano d'accordo con lei, provano a sottrarre loro la potestà sulla figlia, per obbligarla a curarsi. Tentativo fallito, perché la legge britannica consente ad un minorenne di prendere a sua scelta, purché adeguatamente informato. Credo che anche da noi questo non sarebbe un caso giuridicamente complesso: i genitori sono in accordo con la figlia ed un trapianto di cuore non può - credo - essere praticato contro la volontà del paziente. Quindi il problema non è giuridico. Non è forse neanche etico, visto che sul caso specifico non mi pare che ci siano state voci contro (certamente il caso è un po' estremo!), perché il trapianto è stato considerato un possibile accanimento terapeutico. Quindi forse il problema non c'è... Però, leggendo, mi ha fatto molta impressione: che Hannah, di 13 anni, decida lucidamente di morire. Resa lucida e matura dal dolore che ha sempre provato (per una forma di leucemia) ma, nonostante tutto, anche così ignara della vita. Un caso estremo, certo, ma che ci pone delle domande.

Commenti (1)Add Comment
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scritto da Alessandro, novembre 16, 2008
Me lo ero ripromesso tempo fa e devo iniziare a farlo davvero: considerati anche i nuovi utenti del tuo blog, penso che per un po' non interverro' per lasciare spazio alle considerazioni di altri.Anche perche' mi sembra sempre di non aggiungere cose particolarmente intelligenti ai tuoi post.Sul caso di Hannah, di Luana e di tutti coloro che si trovano in situazioni estreme, profondamente delicate, penso che come PD dovremmo veramente DIRE e FARE qualcosa che attenga alla Politica.Offrire un modello di società coerente con i migliori lasciti della tradizione repubblicana.NOI che un anno fa abbiamo voluto il PD candidandoci alle elezioni primarie, impiegando tanto tempo, energie, soldi, passioni...lo abbiamo fatto pensando che servisse uno strumento nuovo per RISOLVERE i problemi degli italiani e specialmente dei ragazzi e delle ragazze della nostra generazione.Quando i "vecchi" (anagraficamente parlando) compagni mi fermano per strada vedo sui loro volti e capisco dal loro tono di voce che tengono realmente a sapere da me qualche novita' dall'interno e a incoraggiarmi. Oltre a farmi piacere, mi sento sempre investito da una responsabilita': di non fare il solito stereotipato "politicante" che biascica quattro parole e non fa nulla di concreto.Questi temi della sofferenza e del termine della vita saranno sempre più terreno di confronto/scontro con la società e con la Destra.Temo, sperando di sbagliarmi, che a livello di vertice PD si torni ad accapigliarsi su questioni per me assolutamente secondarie e nauseanti come la presidenza della Commissione di Vigilanza Rai. Io stimo un casino il senatore Ignazio Marino e altri esponenti culturali di area PD come il prof. Carlo Flamigni che invitai nella mia citta' per un convegno sul referendum sulla legge 40/2004. Mettiamo in campo - lontano dai media - le migliori teste che abbiamo e uniamo IDEE a ORGANIZZAZIONE. Forse qualcosa cambiera'...

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