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La brutta notizia è giunta ieri, e oggi continua la polemica: l'imam della Grande Moschea di Roma che saebbe dovuto andare in Sinagoga questo pomeriggio, ha rinunciato alla visita. Secondo fonti ben informate, ma confutate all'interno della Moschea, all'origine del cambio di programma ci sarebbe una telefonata dal Cairo, che metteva l'evento in relazione ai fatti di Gaza, rendendolo di fatto impossibile. La storia è triste per almeno tre motivi, secondo me: in primo luogo, se fosse vera la storia della telefonata, perché mostrerebbe che la più grande mosceha europea è priva di qualunque autonomia operativa e politica; perché favorisce una serie di equivoci che sono spesso alla base delle reciproche incomprensioni (come l'equazione errata tra ebrei ed israeliani e quella tra musulmani e palestinesi) nella nostra società; perché non aiuta ovviamente la situazione mediorientale a risolversi, dal momento che la imposta come un problema di religioni e non invece come una seria di questioni politiche e territoriali. In basso vi metto un segnale incoraggiante: la lettera scritta da Francesco Spano, come rappresentante della Consulta giovanile per il pluralismo religioso e culturale, e controfirmata da Daniele Nahum (Ugei) e Anas Bregeiche (GMI), all'Imam romano: che ne pensate?
La Consulta giovanile per il pluralismo religioso e culturale ha appreso con profondo rammarico il fatto che Ella non visiterà più il Tempio Maggiore di Roma. Il fatto, oltre a rattristarci, ci preoccupa per una seri di motivi. L’ingresso pacifico del Imam della Grande Moschea di Roma nell’antica Sinagoga della Capitale avrebbe avuto, a nostro avviso, un significato importante. Sarebbe stato, infatti, l’incontro tra gli autorevoli rappresentanti di due grandi religioni e civiltà. Ma vi è di più. Lei sarebbe stato il primo leader musulmano, ed in quanto tale il rappresentante di quella che probabilmente è, per numeri, la seconda confessione attualmente diffusa in Italia, ad entrare nel Tempio della più antica comunità ebraica fuori dalla terra di Israele e la più antica minoranza religiosa di questo Paese. Se poi aggiungiamo che tutto ciò sarebbe accaduto a Roma, ove risiede la Prima Autorità della Chiesa Cristiana Cattolica, Ella può comprendere il significato epocale che il gesto avrebbe avuto e che è mancato. Ciò, peraltro, indebolisce molto, a nostro avviso, il percorso che la comunità islamica sta con fatica facendo nel nostro Paese sia nel senso di una piena e reale integrazione sociale, sia per evidenziare il proprio ruolo di componente spirituale e culturale di una società complessa quale è, e quale vuole sempre più essere, quella italiana. Temiamo che questo gesto (o meglio, questo “non gesto”) rappresenterà una spiacevole battuta di arresto nel cammino del dialogo tra culture e religioni che tanto è necessario per costruire, anche dal punto di vista della convivenza civile, una società coesa, pacificata e rispettosa di tutte le identità e di tutte le differenze. E’ un cammino difficile e complesso come bene sa chi, come Lei e come noi, ha scelto di impegnarvisi. E’ un cammino, però, fatto di segni piccoli, ma coraggiosi che ciascuno di noi deve trovare la forza di fare, talvolta rischiando di rimanere solo, ma sapendo che sono indispensabili per costruire un domani di profonda eguaglianza e di reale rispetto per tutti gli uomini e le donne che vivono in Italia. Sarebbe veramente un delitto se da oggi qualcuno tornasse a pensare che i musulmani che vivono in questo Paese – che hanno scelto di vivere in questo Paese! – lo fanno solo per costrizione, senza condividerne i valori di cittadinanza ed integrazione che sono alla base della nostra convivenza, ma con la testa, il cuore e la loro lealtà rivolta solo ad altre autorità. Noi sappiamo che non è così. Noi crediamo che le grandi religioni abbiano il dovere di guidare le comunità su un cammino di comprensione e di pace che sappia insegnare ad ogni persona, al di là di specifiche questioni politiche, il valore unico ed ineliminabile di ogni essere umano. Qualora, infine, dovessero risultare confermate le indiscrezioni secondo cui la visita è stata cancellata su indicazione delle Autorità Egiziane la cosa sarebbe ancor più grave. Riterremmo inopportuno, infatti, che l’indicazione di un’Autorità religiosa competente per un altro Paese fosse intervenuta su relazioni interreligiose tra comunità italiane. Crediamo, infatti, che in qualità di Guida spirituale della Grande Moschea di Roma sia suo il compito – e non di altri - di guidare la politica religiosa islamica nel nostro Paese, valutando e compiendo tutti quei passi ritenuti opportuni sul cammino della reciproca comprensione e del mutuo rispetto con le altre Religioni. Difficilmente, infatti, altri Soggetti, per quanto autorevoli ed illuminati, possono a nostro avviso comprendere la complessa realtà italiana. Se poi la motivazione fosse la contestazione alla politica estera dello Stato di Israele, non potremmo condividere questa scelta. Al di là di ciò che ciascuno di noi resta libero di pensare circa le relazioni tra Israele e Palestina, non può essere accettata la falsa equazione tra ebrei ed israeliani, musulmani e palestinesi. Noi crediamo che lo Stato italiano debba rappresentare tutti i suoi cittadini e tutti coloro che vivono nei suoi confini garantendo la loro identità e la loro libertà religiosa ed incoraggiando la costruzione di una pacifica e fruttuosa convivenza tra italiani cristiani, ebrei, musulmani, credenti e non credenti. Per questo la nostra consulta lavora e per questo Le chiede, accondiscendendo con quanto dichiarato in queste ore dai rappresentanti nazionali delle associazioni giovanili religiose che condividono espressamente il contenuto di questo appello (Anas Bregheche, Presidente Giovani musulmani italiani e Daniele Nahum, Presidente Unione giovani ebrei di Italia) di voler ripensare la “sua” scelta.
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mi ha molto addolorato l'annullamento della visita prevista per oggi pomeriggio al Tempio Maggiore. A rattristarmi più come cittadino italiano che come ebreo, è la presunta ingerenza di un'istituzione estera nei rapporti civili tra due confessioni religiose all’interno del nostro paese. L’incontro in Sinagoga avrebbe rappresentato un gesto di pace e reciproco rispetto tra due religioni, che unite nella fede di un unico Dio, convivono serenamente all’interno di questa stupenda nazione. Non voglio pensare che i tempi non siano maturi per questo tipo di avvenimento, anche perché ciò costituirebbe un fatto gravissimo all’interno di una società in cui “tutte le religioni sono egualmente libere davanti alla legge”, ma non posso esimermi dal fare riflessioni di vario genere. Ad alimentare la mia preoccupazione ci si mette il fatto che se la visita è stata annullata a causa della difficile situazione in Medio Oriente, ciò sta a significare che si identifica l’ebreo come israeliano, e l’israeliano come nemico e soggetto non riconosciuto. E’ ovvio che ciò che ne deriva è il mancato riconoscimento dello stesso ebreo. Mettendo in atto una conventio ad excludendum di questo genere non si fa altro che alimentare la fiamma dell’odio e della diffidenza reciproca che purtroppo non porta mai a nulla di buono. Sono però convinto che tanto le istituzioni italiane quanto quelle religiose faranno di tutto per rendere possibile questo tanto atteso incontro.
Detto ciò, mi auguro che ci si possa incontrare e confrontare quanto prima, nella piena coscienza che un vero equilibrio non si regge sul semplice confronto, ma su una piattaforma di valori condivisi che sappia valorizzare le diversità esistenti.
A Presto
Vito Kahlun