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Natalie Du Toit - 4 maggio PDF Stampa E-mail

Una notizia che ha dell'incredibile: la nuotatrice sudafricana Du Toit si è quelificata per le Olimpiadi di Pechino. Quelle vere. Che c'è di strano? Che questa ragazza di 24 anni ha una gamba di meno, dopo che nel 2001 una le è stata amputata per un incidente di motorino. Secondo gli esperti, oltre all'indubbia e straordinaria forza di volontà della ragazza, un aspetto importante da considerare è la disciplina in questione, i 10 km. di fondo di nuoto. Una specialità in cui conterebbero di più le braccia e la testa delle gambe. Sarà tutto vero, certamente. Però devo dire che un po' fa sorridere, l'idea che una ragazza debba nuotare per 10 km. nell'acqua e per farlo non abbia poi tanto bisogno delle gambe! Mi pare ragionevole invece il fatto che in una gara così faticosa conti molto il lato psicologico, certamente molto sviluppato in una donna che ha saputo superare questi problemi. Una considerazione culturale, per finire: ieri pomeriggio passavo per un quartiere della periferie romana, e mi sono imbattuto in un' "isola ecologica". Ovvero quelle discariche particolari dove uno deve andare direttamente se deve buttare dei rifiuti che non c'entrano, o non possono entrare, in un normale cassonetto. Mi è venuto da pensare sul politically correct: fa un po' ridere in effetti "isola ecologica" per una discarica (bene o male, è sempre una discarica!). Ma poi stamattina ho letto della Du Toit. E ho pensato: talvolta queste definizioni eufemistiche sono un po' buffe, ma contengono qualche elemento di verità: è "disabile" la mia coetanea in grado di nuotare per 10 km. senza una gamba? O è veramente "diversamente abile", nel senso che sa fare una cosa che io, "normale" (e per giunta ex-nuotatore!) non sarei mai in grado di fare? 

Commenti (2)Add Comment
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scritto da serena, maggio 04, 2008
Che bella persona che sei Tobia! Un bacio a presto.
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scritto da Alessandro, maggio 05, 2008
E' già parecchio tempo che, in nome del "politically correct" si dicono e scrivono delle autentiche corbellerie... Tutte cose che, lo penso da tempo, alla lunga sanno di falso, di costruito, di finto. Mi danno fastidio... I sordi chiamati "non udenti", gli storpi chiamati in vari modi...
Va bene usare il fair play, l'educazione... ma non bisogna diventare stucchevoli o ridicoli...
D'altronde - e qui mi scuserete se mi scappa l'espressione latina da secchione che non sono mai stato.. - "Nomina sunt consenquentia rerum". I nomi sono la conseguenza delle situazioni di fatto. E lo vediamo anche in Politica: quante discussioni, proposte su come chiamare il partito che nel 1990/91 sorse dal PCI, per non essere ripetitivi, banali... E anche ora, se il PD sia o no un partito "di Sinistra"..
E' poi vero che la pratica o meno di un mestiere, di una situazione... fanno perpetuare nel tempo oppure cadere in disuso certe denominazioni.. Di quante parole del lessico contadino ignoriamo il significato perché da decenni non si adoperano più? Oppure perché spesso non sappiamo chiamare col loro giusto nome un'emozione profonda? Non sappiamo quasi più capire le differenze tra una passione, un'infatuazione, un amore, un affetto... Credo che un intellettuale come Umberto Galimberti (filosofo e psicologo) su questo abbia tanto da insegnarci.
La pubblicità usa spessissimo tecniche di marketing quasi subliminali unite al linguaggio visivo per indurci un'emozione collegata al prodotto da reclamizzare... E fissare così indissolubilmente nel ns. cervello il ricordo del prodotto all'emozione suscitata...
Sullo scorso Venerdì di Repubblica c'era un interessante articolo sui "neuroni specchio" studiate da un italiano negli States. Una delle nuove frontiere non solo della medicina ma della nostra vita in società...
http://it.wikipedia.org/wiki/Neuroni_specchio

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