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New generation PD - 15 giugno PDF Stampa E-mail
La «new generation» Pd: «Più in piazza». Come il Pci...di Federica Fantozzi Mariagrazia Gerina

Sono quelli che non hanno conosciuto altro partito che il Pd. Alle spalle hanno più esperienze nel volontariato che militanza politica. Al massimo per i più vecchi c’è stato il tempo di un breve passaggio tra Pds e Ds. Il loro mezzo è la rete, ma del Pci rimpiangono la capacità di stare tra la gente, casa per casa, piazza per piazza. Il “porta a porta” quando non era egemonizzato da Vespa. Il radicamento nel territorio, che ora gli tocca invidiare alla Lega. Sono i ventenni della scuola di formazione del Pd. La «summer school». «Una creatura mitologica che ha animato i miei incubi: finalmente vi vedo», ironizza Diego Bianchi, alias Zoro, il video-blogger che più ha dato voce in questi mesi al malumore della base. C'era anche lui ieri in redazione durante l’ultima puntata della serie “Belle Bandiere”. Ad ascoltare - insieme alla vignettista Francesca Fornario - malesseri, idee, lo «scalpitare» della Generazione Pd. Quella che per conquistarsi un posto di lavoro o nel partito dovrebbe lottare, ma non sa bene come. E i padri forse, un giorno, provvederà a ucciderli, «ma intanto vogliamo parlarci». Precari per forza, nuovi politici che faticano a emergere. La militanza li ha portati sul treno-scuola per l’Europa in campagna elettorale. «Ma il mio problema si chiama Gino Flaminio: vent’anni, operaio, dovrebbe essere pane per i nostri denti - sferza Diego Bianchi - Vogliamo agganciarlo, con la summer school? Ti credo che poi vota Berlusconi». Loro hanno davanti tempi lunghi: «Magari ci vorranno 25 anni ma ce la faremo». C’ERA UNA VOLTA FRATTOCCHIE Togliersi dalla testa Frattocchie e la cultura di massa dei vecchi partiti, scandisce la responsabile Formazione del Pd Annamaria Parente. «Noi facciamo formazione dal basso, in contemporanea al partito. Un tempo la linea la trasmetteva la segreteria, ora dobbiamo trovarla noi» spiega Annamaria. E per carità non chiamatela «summer school». A chi l’ha fondata e la frequenta non piace. «Ma se il nome gliel’ha dato Veltroni», polemizza Zoro. A Walter piaceva molto. TRA SEZIONE E WEB Volantini o Facebook? Gazebo o Treno degli Illuminati? A Giuseppe, 21enne siciliano, la gente dice: «Fatevi vedere, venite in piazza». E lui ricorda l’«orgoglio di sinistra» nel parlare con le persone, quello che aveva suo nonno militante del Pci. Si tratta, dice Antonietta con realismo, di «abbassare gli obiettivi»: «Tornare negli spazi aperti, confrontarsi con le piccole cose concrete. Mi sembra che a sinistra gli elettori non capiscano il senso di una certa politica delle poltrone». Modello Lega allora? No grazie. Perché, come sintetizza Tobia Zevi, il Pd vuole orientare e guidare, non fermarsi alla “pancia” del suo bacino elettorale. È Zoro, blogger-diffusore de l’Unità in tenera età, a lanciare l’allarme: «Chi clicca sul sito Pd e sale sul treno è un illuminato. E gli altri? Dobbiamo adescare Gino Flaminio, lui è convinto che Noemi da quando frequenta Villa Certosa è irraggiungibile per un figlio del popolo. Gli va detto che non è sempre così». AMMAZZIAMO I GENITORI In realtà Manuela da Catanzaro, insegnante precaria, chiarisce che non vuole ucciderli ma parlare con loro. Di cosa? «Dell’immobilismo sociale e della lotta generazionale per cui i miei genitori sono i miei nemici. Siamo sfruttati da praticantati infiniti, precari a vita, davanti a noi c’è un affollamento scoraggiante». Quello che ad Annamaria Parente fa dire che chi sale sul treno è perché non ha trovato altre vie di accesso alla politica: «Il quadro dirigenziale è bloccato. Non c’è ricambio né un progetto per averlo. Invece qui ci sono individui in carne e ossa, vogliono essere rappresentati». Individui come Manuela che chiosa con la sua postilla generazionale: «Linguaggio nuovo, argomenti come glocal e ambiente, le “buone pratiche” dei piccoli comuni. Ma poi, in concreto, quanto spazio c’è per i ragazzi dentro il partito?». GIÙ LE MANI DAL CONGRESSO E non dite che il congresso non si farà o verrà annacquato da patti, accordi, scambi. «Scontro duro e poi una linea unitaria», scandisce già Giuseppe da Messina. «Ci vuole un congresso-congresso», spiega Yuri, 30 anni. Per lui, che ha fatto in tempo ad assaggiare la vecchia militanza almeno nel Pds, significa «senza primarie perché sono gli iscritti a decidere». Per gli altri, che vengono dalla società civile, vuol dire: «Giù le mani dalle primarie: di lì passa la nostra lotta generazionale». SIAMO TUTTI SERRACCHIANI E però se chiedi chi vorrebbero come segretario restano a bocca chiusa. A parte Yuri che tifa Bersani. «Un volto nuovo», invoca Eleonora. «Un outsider», si accontenta Giuseppe. «Una donna», dice Antonietta. E Debora Serracchiani? «Perché no?». Il percorso che l’ha portata a candidarsi alle Europee fa sognare i giovani democratici. Ma anche un po’ arrabbiare. «Possibile che uno - obietta Eleonora - debba trovarsi nel posto giusto al momento giusto, approfittare del momento mediatico per emergere?». «Ma l'operazione bieca è quella che stanno facendo in queste ore - avverte Zoro -. Tutti tirano la Serracchiani per la frangetta, qualcuno la invidia: io cavalcherei l’onda».

12 giugno 2009

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