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La scorsa settimana potrebbe essere stata una settimana decisiva per la storia delle relazioni internazionali, anche per la presenza, per la prima volta dopo gli anni bui di Bush, di Obama come presidente degli USA. I tre vertici principali sono stati quello del G20 a Londra, il vertice Nato a Strasburgo e il vertice USA-Ue a Praga. Successivamente è proseguito il tour de force di Obama, che prima ha visitato la Turchia compiendo alcuni gesti assai significativi e pronunciando frasi importanti, e dopo ha raggiunto le truppe americane in Afghanistan, vero cuore della nuova strategia americana per il Medio Oriente. E' chiaro che è troppo presto per tracciare un bilancio complessivo, anche perché per colpa della crisi tutti i leader politici hanno interesse a mandare messaggi di ottimismo che possano rassicurare i consumatori. E tuttavia, secondo me, alcuni fatti sono veramente importanti, soprattutto per i meriti della "dottrina-Obama". Londra: il dato veramente positivo è che l'accordo si sia trovato. Maggiori controlli sulla finanza e creazione di un organismo di controllo internazionale presieduto da Draghi. In più ampliamento delle risorse del FMI per i paesi più in difficoltà. Forse non è il massimo, ma non è neanche niente. E soprattutto, segna il successo di un quadro mondiale innovato che si rispecchia nella riunione tra i 20 più grandi paesi. Oltre l'80% della ricchezza globale ed oltre il 60% della popolazione del mondo. Certo, rimangono ancora fuori miliardi di diseredati che muoiono di fame, ma che essendo sfruttati non contano molto. D'accordo, ma rispetto al G8 stiamo già parlando di un progresso epocale, sia sul piano della rappresentanza che, io credo, su quello dell'uguaglianza. Decisivo il ruolo della Cina (si può già parlare di G2 per il rapporto con gli USA) che evidentemente andrà pungolata sempre più sul piano dei Diritti umani. Strasburgo: al di là del protagonismo francese (comunque, complimenti a Sarkozy!) Obama riesce in due operazioni: non fare uscire la Turchia nell'elezione del Segretario generale ed incassare il sostegno dei suoi alleati europei in Afghanistan. In realtà poca roba in termini di uomini e mezzi, ma questa non è una sconfitta sua, ma dell'Europa. L'America dimostra ancora una volta di poter stendere l'agenda delle priorità geopolitiche, e poco le importa, tutto sommato, che gli alleati della coalizione da lei guidata siano in grado di mettere a disposizione tutt'al più qualche migliaio di uomini. Ciò che contava era la supremazia politica e nelle opinioni pubbliche, e questa è scontata. Persino i no-global che manifestavano violentemente contro il vertice non si sono messi contro la popolarità di Obama, rinunciando persino all'armamentario anti-americano. Praga, ultima tappa: Obama paga il suo obolo alla mediazioni con la Turchia, rinforzandone (in parte indebitamente) le pretese di entrata nella Comunità europea. Immediata la reazione contraria di Sarkozy. Ma il presidente USA incastona il ragionamento sulla Turchia in una prospettiva più ampia di rapporto con l'Islam e con l'Oriente (ribadita successivamente nel Parlamento di Ankara e nella visita alla Moschea blu) aperta, laica, tollerante e veramente opposta all'era Bush. Che non dimentica i rischi del terrorismo internazionale ma che capisce che, in un mondo diviso tra amici e nemici, alla fine può perdere anche chi ha più da perdere, non solo chi stava già male e facilmente può stare peggio. Una strategia che aveva già segnato dei tasselli nelle aperture all'Iran e ai talebani "moderati" (qualche anno fa lo aveva detto Fassino ed era stato costretto a ritrattare). Vedremo. E' chiaro che è troppo presto per esprimere un giudizio, e bisognerà vedere se questi segnali riusciranno ad integrarsi in una visione articolate e lungimirante che ispiri la politica dell'America e quella di alleati e non. Lo possiamo sperare, cogliendo però gli elementi di speranza. Tra cui non va dimenticato il dialogo riaperto con la Russia, consapevole delle mille difficoltà che ci sono ma anche di quanto sia inevitabile. Un'ultima cosa: è chiaro che la politica è compromesso tra obiettivo e realtà. Però, fino a che non ci convincano del contrario, io penso che faremo bene a pungolare tutti, persino Obama, sul rispetto dei Diritti umani: siano in Russia, in Cina, nella storia turca, in Israele, in Palestina, in Darfur, in Congo o in qualunque altro angolo del mondo.
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