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In questi giorni si è molto parlato, giustamente, del movimento di protesta contro le leggi promulgate dal Governo ed in particolare dalla Gelmini. Nel calderone è finita spesso anche l'università, sebbene in effetti le grandi modiche all'assetto degli atenei non siano state fatte oggi dalla Gelmini, ma in gran parte dal precedente governo Berlusconi. Ora mi pare che, anche a causa di questa particolarità, il dibattito sul tema delle università sia stato tremendamente superficiale e poco informato. Davvero non credo che serva moltissimo a capire qual è la situazione, basta essere stato uno studente non troppo tempo fa, o oggi, e bazzicare di tanto in tanto le facoltà per qualche ragione. Tutti sappiamo che ci sono sprechi, e ci divertiamo a leggere i più sapidi che vengono scovati da rubrichisti dei quotidiani. Ma ognuno di noi può facilmente rendersi conto di quali siano anche le ristrettezze: non solo sui concorsi, sugli organici dei dipartimenti e sulle grandi cose, ma anche su banalità che però sono importanti nella vita di tutti i giorni: pc insufficienti, professori che dividono lo studio in 6, aule sovraffollate e troppo piccole. Quindi anche il tema degli sprechi - questo è il punto fondamentale - non può essere affrontato serenamente nel contesto di politiche di tagli e che mostrano scarsa considerazione (al di là delle belle parole) per il mondo dell'università.
Le persone serie sanno bene che in Italia ci sono alcune università che andrebbero chiuse. Anche in barba alle legittime rivendicazioni dei docenti e alle esigenze degli enti locali che della loro apertura si sono avvalsi. Facoltà, dipartimenti, sedi distaccate, corsi di materie molto specialitiche (e dunque con pochi studenti), a pochi chilometri di distanza da altri istituti simili. Non si deve fare di tutta l'erba un fascio: nel contesto di un aumento dell'investimento sulla formazione (sembra fantascienza) si potrebbero anche proporre razionalizzazioni, trovando soluzioni per i docenti che dovrebbero spostarsi (ma le strutture potrebbero essee chiuse) e per gli studenti che dovrebbero diventare pendolari oppure trasferirsi. Borse di studio (altra bizzarria). Non si dica, da parte di chi taglia, che all'estero fanno altrettanto: persino Sarkozy, osteggiato anche da logiche corporative interne al mondo dell'università, propone sì una razionalizzazione, ma anche un aumento delle risorse e la creazione di 9 università di eccellenza su cui convogliare la gran parte degli aumenti. Un progetto, insomma. Che manca totalmente nelle politiche del governo Berlusconi. Forse sbagliamo, tutti noi che siamo scesi in piazza, a continuare a chiamarla riforma, quando si tratta in effetti di una vera e propria mortificazione. Ma è certo che non è questo il modo di fare un ragionamento e cercare un dialogo sul futuro - è retorica ma è anche un po' verità - del nostro paese.
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