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Università - 2 novembre PDF Stampa E-mail

In questi giorni si è molto parlato, giustamente, del movimento di protesta contro le leggi promulgate dal Governo ed in particolare dalla Gelmini. Nel calderone è finita spesso anche l'università, sebbene in effetti le grandi modiche all'assetto degli atenei non siano state fatte oggi dalla Gelmini, ma in gran parte dal precedente governo Berlusconi. Ora mi pare che, anche a causa di questa particolarità, il dibattito sul tema delle università sia stato tremendamente superficiale e poco informato. Davvero non credo che serva moltissimo a capire qual è la situazione, basta essere stato uno studente non troppo tempo fa, o oggi, e bazzicare di tanto in tanto le facoltà per qualche ragione. Tutti sappiamo che ci sono sprechi, e ci divertiamo a leggere i più sapidi che vengono scovati da rubrichisti dei quotidiani. Ma ognuno di noi può facilmente rendersi conto di quali siano anche le ristrettezze: non solo sui concorsi, sugli organici dei dipartimenti e sulle grandi cose, ma anche su banalità che però sono importanti nella vita di tutti i giorni: pc insufficienti, professori che dividono lo studio in 6, aule sovraffollate e troppo piccole. Quindi anche il tema degli sprechi - questo è il punto fondamentale - non può essere affrontato serenamente nel contesto di politiche di tagli e che mostrano scarsa considerazione (al di là delle belle parole) per il mondo dell'università.

Le persone serie sanno bene che in Italia ci sono alcune università che andrebbero chiuse. Anche in barba alle legittime rivendicazioni dei docenti e alle esigenze degli enti locali che della loro apertura si sono avvalsi. Facoltà, dipartimenti, sedi distaccate, corsi di materie molto specialitiche (e dunque con pochi studenti), a pochi chilometri di distanza da altri istituti simili. Non si deve fare di tutta l'erba un fascio: nel contesto di un aumento dell'investimento sulla formazione (sembra fantascienza) si potrebbero anche proporre razionalizzazioni, trovando soluzioni per i docenti che dovrebbero spostarsi (ma le strutture potrebbero essee chiuse) e per gli studenti che dovrebbero diventare pendolari oppure trasferirsi. Borse di studio (altra bizzarria). Non si dica, da parte di chi taglia, che all'estero fanno altrettanto: persino Sarkozy, osteggiato anche da logiche corporative interne al mondo dell'università, propone sì una razionalizzazione, ma anche un aumento delle risorse e la creazione di 9 università di eccellenza su cui convogliare la gran parte degli aumenti. Un progetto, insomma. Che manca totalmente nelle politiche del governo Berlusconi. Forse sbagliamo, tutti noi che siamo scesi in piazza, a continuare a chiamarla riforma, quando si tratta in effetti di una vera e propria mortificazione. Ma è certo che non è questo il modo di fare un ragionamento e cercare un dialogo sul futuro - è retorica ma è anche un po' verità - del nostro paese.

Commenti (1)Add Comment
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scritto da Alessandro, novembre 03, 2008
Ogni tanto vado nei post precedenti, a rivedermi gli argomenti di pochi mesi fa, le tue riflessioni e i miei commenti...A gennaio scrivesti alcune note pubblicate su "La Stampa" sempre in tema universitario.E' evidente che questo e' un settore non facile per entrambi i poli.Se cercherai sulla mia pagina Fb troverai la risposta di Gianni Cùperlo ad alcune mie osservazioni sul fatto che anche colla I Legge Finanziaria del "nostro" Governo Prodi (2006 a valere per il 2007) ci furono non poche tensioni per i tagli fatti.Tanto da spingere il deputato DS Walter Tocci (che credo tu conosca, ottimo ex vicesindaco di Roma nelle Giunte Rutelli) a dimettersi da responsabile dell'area Universita' e Ricerca della Direzione nazionale.Parte degli impegni che lui e altri si erano assunti in campagna elettorale 2006 non furono rispettati.Il Governo attuale tiene un atteggiamento scandaloso ed arrogante: ben venga quindi la vitalita' e la voglia di partecipazione degli studenti.Le "nuove leve" nate a fine anni '80 non hanno vissuto l'esperienza delle riforme Berlinguer-Zecchino e giustamente vogliono dire la loro.Anche se dal mio punto di vista è importante che tra pochi mesi tutto questo non sia stato solo un fuoco di paglia.Credo che l'Italia sia arrivata tra gli ultimi Stati a dotarsi di un ministero dedicato all'Università e Ricerca. Nacque nel 1989 (legge 16smilies/cool.gif col Governo De Mita e il ministro fu Antonio Ruberti, a detta degli esperti molto bravo.Nel panorama nazionale brillano pochi esempi di sana gestione politico-amministrativa degli Atenei, come il caso del Politecnico di Torino, guidato dal savonese Francesco Profumo.Annotazione da rompiscatole: quando scrivi "Paese" intendendo Stato lo dovresti scrivere con la P maiuscola.Piccola deformazione da ex liceale del Classico...

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