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Papa alla Sapienza? PDF Stampa E-mail

Qualche giorno fa su questo sito ho pubblicato un appello per la laicità che era comparso sull'Unità, firmato da qualche decina di esponenti del Pd tra cui il sottoscritto. Con tutta evidenza quell'appello era rivolto all'interno del Partito democratico, e mirava soprattutto ad avere un' influenza politica. La notizia, apparentemente senza collegamento, è di ieri sera: il papa ha rinunciato alla visita alla Sapienza di domani mattina, per motivi di "opportunità" (e non di sicurezza). Oggi tutti i giornali aprono con questa notizia e le voci a sostegno del papa sembrano aumentare considerevolmente rispetto a ieri. L'intera vicenda non mi pare particolarmente edificante. Ci sarebbero molti discorsi da fare sulla religione, sulla politica, la scienza, e anche su alcune posizioni di questo papa. Però personalmente credo due cose: probabilmente è stato un errore da parte del Rettore invitare il papa all'università in questo momento, ma un errore che, tutto sommato, è nelle sue facoltà. Il papa ha accettato e doveva poter parlare, anche se non si è d'accordo con le sue posizioni. Come si dice ai bambini, negare il diritto di parola a qualcuno, che peraltro tecnicamente è un ospite (mica si era invitato da solo), fa "passare dalla parte del torto". Tobia

Commenti (8)Add Comment
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scritto da _JC_GUEST_NAME, gennaio 16, 2008
hai ragione Tobia, dopo averlo invitato un tale atteggiamento fa passare dalla parte del torto. Soprattutto se pensiamo che poco tempo fa c'è stato un episodio molto discusso riguardo all'invito di un personaggio in un ateneo e ciononostante l'ospite ha parlato, ovviamente mi riferisco al presidente dell'Iran alla Columbia University. C?è un bellissimo articolo di Galli della Loggia sul corriere di oggi
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scritto da maura, gennaio 16, 2008
come non essere d'accordo?

Per quanto riguarda il nostro argomento prediletto, giovani, di cui parli qualche post + sotto, ti volevo chiedere se avevi letto l'articolo sul rifo di da empoli, brillante!
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scritto da marcello, gennaio 17, 2008
Caro tobia, credo che la vicenda sia stata parecchio manipolata dai mezzi di informazione, e che sia molto difficile capire veramente cosa è successo stando a quello che si sente dire in giro. Contrariamente a quanto si è sentito ripetere fino alla nausea, nessun docente ha mai impedito che il papa venisse a pronunciare il suo discorso alla Sapienza. Men che meno i famosi 67 "cattivi maestri" (brr!). Lasciamo perdere i collettivi: sono quattro gatti, e si è visto anche oggi. Davvero si pensava fossero così pericolosi da creare problemi durante la visita del papa? A questo indirizzo

http://www.inventati.org/accatagliato/index.php?ind=news&op=news_show_single&ide=605

troverai un parere (di parte, non c'è dubbio; l'autore è un fisico arrabbiato) che secondo me potrebbe far riflettere su come sono andate veramente le cose. Ti saluto.---Marcello
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scritto da Alessandro O., gennaio 17, 2008
Ho letto il pezzo di Raffello Potestio segnalato da Marcello.
Devo dire che l'ho trovato scritto molto bene, chiaro. Anch'io, pur non essendo uno studente della Sapienza, credo che gran parte della responsabilità sia da addebitare al rettore in profonda crisi di legittimità all'interno dell'Università e se non erro anche indagato in qualche inchiesta. Poi certo il comportamento di pochissimi (150) studenti (in confronto alle decine di migliaia di iscritti a tutte le facoltà..) non ha contributo a rasserenare il clima. E quei furboni di Oltretevere hanno compiuto - a mio modo di vedere - una scelta furbesca ma azzeccata: hanno fatto passare il Pontefice per una vittima che ha operato su sè stesso una "censura preventiva" decidendo di rifiutare l'invito. Salvo poi ieri diffondere il testo che AVREBBE pronunciato. Ma chi ci dice che quello, proprio quello, sarebbe stato il testo che papa Ratzinger avrebbe letto? E che non sia stato nel frattempo modificato, tagliato, aggiustato prima di consegnarlo agli organi di stampa?
Dato che sono un inguaribile appassionato di libri, se già non li avete letti consiglio a Tobia e ai suoi amici questi libri:
- due di Alberto Melloni, membro della Fondazione per le scienze religiose Giovanni XXIII di Bologna, docente di Storia della Chiesa, editorialista del Corsera. Il primo è "Chiesa madre, Chiesa matrigna", il secondo è "L'inizio di papa Ratzinger" entrambi editi da Einaudi.
- il terzo di Giulio Giorello, docente di Filosofia della scienza all'Università di Milano, "Di nessuna chiesa. La libertà del laico", Raffello Cortina editore.

Infine, mi permetto di suggerire a Tobia per un suo prossimo post, la questione del lavoro/lavori collegata alle proteste dei metalmeccanici in Italia, con l'opera di Cesare Damiano che considero uno dei migliori e più competenti ministri del Governo. Almeno fino a che esiste QUESTO Governo che troppi vorrebbero buttare a mare...
Sta tornando in Italia - per fortuna - una certa attenzione alla storia industriale e alle figure ad essa legata, vedasi il film "La signorina Effe" o anche alcune lunghe pagine che il quotidiano "La Stampa" dedica in questi giorni ad alcuni dei principali esponenti di quel periodo, come l'ex direttore del personale Fiat nei primi anni '80 Carlo Callieri...
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scritto da Carmelo, gennaio 17, 2008
In effetti l'unico o il primo dei colpevoli è il Rettore. L'uso dell'aggettivo "improvvido" nel documento dei professori mi è sembrato pertinente: significa "non previdente". Invece vorrei dire qualcosina che tocca più l'opera del Pontefice e che forse a voi può non interessare, ma provate a immedesimarvi lo stesso e a godere temporaneamente della prospettiva. Di contro ai suoi tentativi (ma ve ne sono stati di ben più rilevanti), io credo che una conciliazione tra fede e ragione è possibile mantenendole separate. Il Mistero non può essere razionalizzato! Altrimenti si è destinati al fallimento (vittoria della ragione sulla fede) o all'inganno (vittoria della fede sulla ragione). Nella nostra condizione (quella di esseri mortali, immersi nel silenzio di Dio) un atto di follia quale è la fede, nel nome del Cristo e del suo messaggio di amore (ma mi viene da dire di qualsiasi altro credo religioso, purché non predichi alcuna forma di violenza), è più che giustificabile. Semplicemente, autenticamente umano. Del resto un razionale coerente non può che essere agnostico, mentre l'ateismo sbandierato mi sembra un atto altrettanto fallace e speculare rispetto a quello che si vuole censurare. Insomma, un'altra professione di fede. Vi sono poi altre linee di demarcazione che dovrebbero essere tenute ben ferme. Approssimativamente: Stato/Chiesa, legge/morale, politica/confessione, democrazia/identità, aldiquà/aldilà. Vorrei precisare che non sono un cattolico, almeno in senso stretto, e che mi rendo conto di avere mischiato un pò troppo cose diverse. Menza mai passasse qualche filosofo precisino... :-P
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scritto da La Sapienza, gennaio 17, 2008
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scritto da Gabry, gennaio 18, 2008
Concordo pienamente con te, in ogni caso in quanto invitato aveva il diritto di parlare e comunque non può certo imporre la fede a nessuno e lo dico da credente, penso che tutta questa ostilità sia un pò esagerata.
La responsabilità tra l'altro, non era sua ma come hai detto anche tu, di chi lo ha invitato.
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scritto da michele lancione, gennaio 18, 2008
Commento su invito di Alessandro,
che mi ha fatto conoscere questo interessante blog.
Mi sento di dire essenzialmente una cosa, molto semplice.
Al papa cattolico non è stato vietato di parlare: se l'è vietato da solo. Ma signori, è mai possibile che solo pochi commentatori abbiano avuto il coraggio di dire questo? Ratzinger ha eluso il confronto e non, come giustamente qualcuno fa notare, per motivi di "sicurezza" (che era garantita) ma di "opportunità". Opportunità.
Il signore in questione ha deciso di non parlare in quell'arena infuocata compiendo così una mossa politicamente per lui molto vantaggiosa: è stato lui a passare dal lato della vittima, lui a sottrarsi al confronto, lui a non accettare - a priori - uno scontro che sarebbe anche potuto diventare stimolante per entrambe le fazioni.
Il rettore aveva ogni diritto di invitare il massimo esponente di questo particolare credo religioso, ma lo stesso diritto va dato a chi non è d'accordo di manifestare, scioperare - nei limiti costituzionali, qui rispettati. L'unico che è andato fuori dai canoni, signori miei, è proprio il sig. Ratzinger: prima accetta l'invito e poi, quando sa che a cena non gli faranno trovare il suo piatto preferito, ripiega e se ne sta a casa sua.
Siamo forse pronti per un sano e laico confronto, se una parte non è in grado neppure di affrontarlo?

Saluti,
m.

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