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Di nuovo in pista - 19 aprile |
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Non è facile ripartire dopo le sconfitte. Non lo è in tutte le circostanze della vita, quindi anche in politica. Ed invece dopo i risultati elettorali qui a Roma dobbiamo rimboccarci le maniche e lavorare per far vincere Rutelli e Zingaretti, ed evitare che la destra si imponga anche a livello locale. In particolare bisogna scongiurare la vittoria di Alemanno, un' eventualità che sinceramente mi preoccupa profondamente. Quindi bisogna darsi da fare. C'è poco tempo, quindi, per riflettere sulle cause della sconfitta elettorale ed anche su quali siano le analisi più giuste. Certamente la vittoria di Berluscono era in larga misura prevedibile, mentre forse meno prevedibile era l'affermazione della Lega (seppure non così impossibile da immaginare). Quello che invece nessuno aveva preventivato era il crollo così fragoroso della Sinistra arcobaleno. La sinistra radicale ha delle enormi responsabilità: per le politiche che ha portato avanti (cioè in larga parte bloccandole), ed anche per la classe dirigente (a parte Bertinotti) che ha mandato avanti. Il tracollo se lo sono molto meritato. Penso però che sia un grande problema per questo paese non avere in parlamento una forza di sinistra forte e radicale su alcuni temi, ed anche un problema per il PD: non avrebbe fatto male una forza ben rappresentata in grado sì di dialogare con il Partito Democratico, ma anche di criticarlo su alcune questioni, da sinistra.
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Quello che più mi preoccupa e che Niccolò Caselli sul suo blog giustamente riportava - l'intervista di quella vecchia volpe di Cossiga al Corsera - è il serio rischio che il brodo di coltura di un mai sopito estremismo riprenda vigore... Tra la fine degli anni '80 e i primi anni '90 ci si era illusi di aver debbellato per sempre il terrorismo. E invece, con la Sinistra al governo, nel maggio 1999, in Via Salaria a Roma, abbiamo avuto l'omicidio di Massimo D'Antona, consulente dell'allora ministro del Lavoro Bassolino. Come scrisse efficacemente in quei giorni Michele Serra, si trattava di una lotta impari tra le argomentazioni, la "testa" di D'Antona e le pistole dei suoi barbari assassini... Spero che questi scenari non si ripresentino nell'immediato futuro...
Non mi convincono invece gli interventi e di Realacci e anche la lunga intervista di Weltroni a Repubblica qualche giorno fa... Quando lui dice che si è perso di più nel Sud invece che al Nord... Così facendo mette in dubbio i tormenti e i "segnali di fumo" che alcuni importanti pezzi della classe dirigente del PD nordista (Chiamparino, Marta Vincenzi, Cofferati, Mercedes Bresso...) stanno inviando al centro.
Come si fa a non vedere che dal 2000 in poi il centrosinistra - lo si chiami si vuole Ulivo, Unione, PD... - è in grande difficoltà nell'intercettare i voti non solo della storica base della Sinistra (operai, ceto medio impiegatizio) ma anche delle nuove professioni legate alla trasformazione del capitalismo (si parla di Quarto Capitalismo e "turbocapitalismo") e alle figure professionali del mondo della comunicazione, dell'ICT...?
Non si tratta di creare un NUOVO e DIVERSO PD del Nord, semplicemente prendere atto che i partiti sono organizzazioni private e come tali non vedo perché debbano avere una loro organizzazione/articolazione interna che ricalchi esattamente quella delle Province e delle Regioni.
Perchè avere una Unione regionale PD Liguria, una Unione Regionale Piemonte, una Lombardia oguna con un segretario, un Coordinamento... e non invece organismi comuni interregionali dove far confluire non solo il personale amministrativo (sindaci, presidenti di Province..) ma anche giovani dirigenti? In fondo da alcuni mesi le 2 giunte di Liguria e Piemonte hanno intensificato gli incontri: ciò significa che certi confini che datano dal 1970 - anno di introduzione delle Regioni - stanno perdendo significato..
L'amico Andrea Pacella, dirigente Sg piemontese-romano che ha seguito tutte le tappe del pullmann oggi scrive che già nell'aprile 2000, dopo il brutto andamento alle elezioni regionali per il centrosinistra, Veltroni (all'epoca segretario DS) con Pietro Folena tentarono di mettere in piedi un coordinamento del Nord. Con scarso successo.. http://andreapacella.ilcannocchiale.it
http://www.radioradicale.it/scheda/181036/ds-una-nuova-sinistra-nel-nord-con-folena-e-veltroni
Gran parte dei ns. dirigenti farebbero bene, lo ripeto come un mantra da settimane, a leggere il bellissimo saggio di Beppe Berta "Nord" che ieri è stato presentato da Gianni Riotta, direttore Tg1, all'interno della rubrica "Benjamin" durante l'ora di pranzo
http://www.tg1.rai.it/SITOTG/TG1_rubriche/0,8547,24,00.html
Il Nord da decenni esprime una vitalità diffusa, malgovernata, che bisogna cogliere e non soffocare... Lo capì bene Craxi tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80... E invece in quel frangente, il Pci si arroccò con la parola d'ordine dell'austerità. E con l'intensificarsi di una (vera o presunta) "diversità", come lascito berlingueriano.
Non capiva dove stava andando la società: la voglia di indipendenza, di alzare il tenore di vita, i consumi considerati da molti dirigenti di quel partito "futili" che porteranno poi alla "Milano da bere"... E da lì, dalla sconfitta del sindacato - meglio Cgil - con la marcia dei 40.000 a TO, al referendum perso sulla c.d. "scala mobile"... la Sinistra ha poco a poco dilapidato il suo enorme bacino di organizzazione di consenso. E nel frattempo nelle elezioni del 1987 la Lega lombarda, embrione della Lega Nord, iniziava a portare i primi deputati in Parlamento...
Non vorrei poi che, come si diceva qualche tempo fa all'ombra del Colosseo, "Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur". Un invito detto con altre parole: "Damose da fà!!"
Il Nord da decenni esprime una vitalità diffusa, malgovernata, che bisogna cogliere e non soffocare... Lo capì bene Craxi tra la fine degli anni '70 e i primi anni '80... E invece in quel frangente, il Pci si arroccò con la parola d'ordine dell'austerità. E con l'intensificarsi di una (vera o presunta) "diversità", come lascito berlingueriano.
Non capiva dove stava andando la società: la voglia di indipendenza, di alzare il tenore di vita, i consumi considerati da molti dirigenti di quel partito "futili" che porteranno poi alla "Milano da bere"... E da lì, dalla sconfitta del sindacato - meglio Cgil - con la marcia dei 40.000 a TO, al referendum perso sulla c.d. "scala mobile"... la Sinistra ha poco a poco dilapidato il suo enorme bacino di organizzazione di consenso. E nel frattempo nelle elezioni del 1987 la Lega lombarda, embrione della Lega Nord, iniziava a portare i primi deputati in Parlamento...
Non vorrei poi che, come si diceva qualche tempo fa all'ombra del Colosseo, "Dum Romae consulitur Saguntum expugnatur". Un invito detto con altre parole: "Damose da fà!!"