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Negli ultimi giorni sono state ufficializzate le candidature di Rutelli e Zingaretti rispettivamente a sindaco e presidente della Provincia di Roma. Si tratta di due candidati con profili molto diversi, ma che mostrano di stimarsi e di voler condurre una campagna elettorale in tandem. A favore di Rutelli giocano l'esperienza ed i rapporti consolidati su Roma, oltre ad essere stato il sindaco più votato nella storia della città. Mentre contro sembra esser il fatto di correre per un terzo mandato, in un momento in cui la parola "nuovo" sembra essere una panacea di tutti i problemi. Nicola Zingaretti è invece un giovane (41 anni), alla prima corsa per un ruolo amministrativo di primo piano. La sua notorietà sembra in crescita, essendo ovviamente meno conosciuto. Entrambi vengono dati per favoriti assoluti. Ciò che invece impressiona, ancora una volta, è la totale disorganizzazione del centro-destra: ogni ora aumentano i candidati ed i candidabili, ma non esce fuori il nome forte, in grado di conquistare la capitale dopo 15 anni. L'occasione sembrerebbe unica: sull'onda di un trend nazionale ipoteticamente favorevole, e con l'uscita di scena di un grande sindaco come Veltroni. Invece, probabilmente per timore del consenso rutelliano, assistiamo al fuggi-fuggi di tutti i big della CDL. Per adesso, auguri a Rutelli e Zingaretti! Tobia
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Ma una parte di me mi interroga sul perché in Italia non emergano con rapidità nuove figure di amministratori e di "politici" che via via sostituiscano a tutti i livelli chi ha già condotto battaglie.
Mi sento di fare quindi più di un plauso a Vincenzo Visco che ha fatto un generoso - e raro!! - passo indietro per lasciare spazio ad una persona che conosco abbastanza bene e che considero amico: Stefano Fassina.
Un economista di solida preparazione (cosa rara dove spesso in tv vanno oscuri personaggi che si spacciano per tali..) e dal ricco curriculum (capogabinetto del sottosegretario Laura Pennacchi nel periodo 1996-98, poi a Washington al Fondo Monetario Internazionale) e dalle capacità organizzative (vedi gli annuali seminari "L'Italia ce la farà").
Stefano a giugno lo scorso anno ad Ariccia poneva il problema della mancanza di formazione delle classi dirigenti (non solo politiche ma anche imprenditoriali, culturali...) in Italia. Riallacciandosi in questo ai ragionamenti che tanti anni fa faceva il "banchiere umanista" Raffaele Mattioli, fondatore della COMIT Banca Commerciale Italiana. E ripresi più di recente dal bellissimo libro del prof Sergio Carboni (Laterza) sulle elites.
Zingaretti lo conosco meno, credo abbia fatto bene il capogruppo DS al Parlamento a Strasburgo e ha già un buon curriculum ad iniziare da segretario nazionale della Sinistra giovanile dalla fondazione (1991-92). Senz’altro, data l’estensione geografica e il peso politico-amministrativo che il solo Comune di Roma ha nei confronti dell’ente Provincia, avere un presidente che conosce e ben lavora col sindaco è un prerequisito non da poco…
Può anche darsi che però queste mie riflessioni siano solo mero esercizio accademico e che la politica sia ben altro… abbia altri parametri…risponda ad altre necessità…