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Oggi è il primo giorno di un lutto politico. Ci vorrà tempo per capire bene ed elaborare il significato di questa morte - in parte annunciata - del centro-sinistra romano. Centro-sinistra in parte, ma solo in parte, riscattato dalla brillante affermazione di Nicola Zingaretti, che in un contesto obiettivamente quasi impossibile ha vinto la presidenza della Provincia di Roma. Una soddisfazione anche personale, per me, dal momento che negli ultimi due mesi ho impiegato molte delle mie enrgie proprio nel Comitato di Nicola. Un momento comunque - dicevo - drammatico: anche perché la vittoria di Alemanno è veramente, come ieri dicevano alcuni esponenti della destra nazionale, un cerchio che si chiude. Un cerchio che, con tutte le differenze del caso, inizia nel 1993 e che ha per protagonisti assoluti Fini e, soprattutto, Berlusconi. L'uomo che si inventò lo sdoganamento dei neo-fascisti e che 15 anni dopo, dopo aver già due volte governato e all'alba di un terzo mandato, conquista anche Roma, simbolicamente rimasta a quel 53 a 47 tra Rutelli e Fini. Diceva qualche giorno dopo le elezioni Tremonti: "Rispetto al 2001 la differenza è molto forte; allora noi eravamo comunque provvisori, mentre restavano in piedi tutti i centri consolidati della sinistra. Oggi non è più così". Al di là del giudizio implicito nelle parole di Tremonti, c'è qualcosa di vero in questa frase: un centro-destra che si conferma e si consolida in tutti gli strati della popolazione, in tutte le regioni, in tutte le aree culturali. Per questo, nel PD, bisogna aprire una fase di riflessione ed impegno al di là della batosta e dell'amarezza di tutti noi: bisogna capire come si recupera un rapporto con la gente, come si radica questo partito nuovo, come si imposta una visione culturale prima che politica alternativa a Berlusconi. Alternativa. Tenendo presente che in Europa, in questo momento, vince solo Zapatero, a sinistra, mentre perdono tutti quelli che tentano di inseguire la destra sul suo terreno. Anche su questo, ed in tempi lunghi, occorre riflettere. Nel frattempo ci si leccano le ferite, e mi sembra giusto ringraziare Francesco Rutelli per il suo coraggio.
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A Sinistra il fatto di ripresentare, dopo 15 anni e 2 mandati consecutivi, lo stesso candidato ha dato l'idea (come scrive efficacemente oggi su La Stampa Andrea Romano) di una concezione "proprietaria" delle istituzioni. E anche di non aver saputo/voluto creare un vero rinnovamento. Anche la già citata "questione sicurezza" credo abbia influito e più in generale il fatto che, al di là dei singoli candidati per il consiglio comunale e i Municipi, FORSE la Giunta Veltroni uscente ha dato l'impressione di occuparsi tanto delle zone centrali a discapito delle periferie. Con i servizi pubblici, i trasporti, la manutenzione delle strade... che attendevano forti migliorie.
E' indubbio che l'unico socialista che vince in Europa è "Bambi" Zapatero. Con tanti perché: perché prima di essere eletto ha saputo un minimo riaggiornare il PSOE, perché era giovane, perché la Spagna dalla caduta di Franco nel 1975 ha una inesauribile spinta a cambiare che l'alternativa tra popolari/socialisti non ha mai messo in discussione. E' un Paese indubitabilmente più semplice, meno avvelenato da lotte intestine, gelosie, intrighi..E poi non ha molti residui novecenteschi come i forti intrecci tra più poteri (Chiesa, sistema bancario...) che in Italia fanno il bello e cattivo tempo.
«In Europa, in questo momento, perdono tutti quelli che tentano di inseguire la destra sul suo terreno. Anche su questo, ed in tempi lunghi, occorre riflettere». Questa E' LA VERA, GRANDE sfida di noi 20-30nni. RIFARE una Sinistra coraggiosa e vincente, dopo le stagioni esaltanti del dopo-Resistenza, gli anni '70 e l'Ulivo. Dobbiamo metterci in marcia...