Da “l’Unità” 30 gennaio 2009
I CUSTODI MUSULMANI DEL SANTO SEPOLCRO
di Tobia Zevi
Il Santo Sepolcro si trova nella parte araba della Città vecchia di Gerusalemme. Ci si arriva facendosi largo tra turisti indolenti, negozianti insistenti ed un intenso profumo di spezie. Attraversato lo spiazzo molto bello siamo alla radice del cristianesimo. Si percepisce immediatamente la spiritualità profonda, anche se l’interno dell’edificio, risultato di epoche diverse, non è particolarmente bello. La prima cosa che si incontra è la lastra dove Gesù fu deposto. I cristiani ortodossi usano cospargerla di olii e balsami e poi strusciarvisi sopra con trasporto. Si visitano poi il Golgota e il Sepolcro. Turisti e pellegrini vengono richiamati all’ordine da un severissimo monaco se osano anche solamente sedersi a gambe incrociate. L’edificio è suddiviso, nella gestione e nella proprietà, tra tre confessioni cristiane più altri gruppi minori. Tra loro non corre però buon sangue, tanto da arrivare qualche volta a scontrarsi come si è visto recentemente in tv. Bisogna accordarsi per riparare un intonaco o restaurare una statua, e tutti vogliono prendersi l’onere/onore. Se si litiga troppo interviene addirittura la polizia israeliana, un po’ stupita da queste divergenze, per evitare danni irreparabili al monumento. Quando cala la sera, infine, i monaci rimangono all’interno alternando momenti di riposo a processioni e preghiere, in un emozionante (e faticoso: la permanenza può durare massimo un anno) crescendo mistico. Per evitare baruffe, però, la chiave del Santo Sepolcro ce l’ha solamente, e da generazioni, una famiglia musulmana.
|
ecco cosa non vorrei rivedere tornando a gerusalemme