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In questi giorno non si parla d'altro. A leggere i giornali e a sentire la tv, sembra di vivere nel Bronx. Ora è vero che dipende da zona a zona, e che alcune zone periferiche sono spiacevoli in alcune ore del giorno, ma secondo me stiamo facendo un po' di confusione. Vediamo. I dati ci dicono che le violenze, in generale, sono in diminuzione. Quelle sulle donne, idem. Aumentano invece le violenze sulle donne perpetrate tra le mura domestiche, spesso non meno orribili. Perpetrate probabilmente da molte persone che si dicono terrorizzate dall'efferatezza di molti immigrati. La sicurezza è un' esigenza di tutti. E' vero che difendere il diritto ad essere tranquilli, ad uscire di casa e tornarci senza problemi, ad essere più deboli in una società, è una cosa molto di sinistra. Ma in questi giorni ho l'impressione che spesso si stia perdendo la bussola: stiamo dando vita - non solo nei casi più estremi ed ovviamente deprecabili - ad un sentimento diffuso e paranoico nei confronti degli extra-comunitari e degli immigrati. O dei rom. Molti, alcuni insospettabili, soffiano sul fuoco senza rendersi conto che la deriva e la china che stiamo seguendo rischia di essere molto pericolosa. Quando si è partiti così, nella storia, si sapeva dove si partiva me non si poteva immaginare dove si sarebbe finiti. Forse dire così è da benpensanti, come dicono molti. Forse se non si subisce direttamente una violenza od un sopruso di quel tipo non si può capire. Però ho l'impressione che molti che in questi giorni ne stanno dicendo di tutti i colori, lo dicano per sentito dire, senza rendersene conto. Ieri al pub durante la partita della Roma, due ragazze sedute vicino a me, al gol di Ibrahimovic (che neanche io proprio adoravo in quel momento), hanno gridato, tranquillamente e due volte, "zingaro di merda". Senza imbarazzo, senza problemi. Forse non sono segnali, ma forse sì. 15 anni fa ci saremmo scandalizzati, secondo me, se avessimo utilizzato la parola "immigrato" come la utilizziamo oggi. Ma forse sono solo impressioni. Che dite?
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Ma d’altra parte c’è da chiedersi se la giustizia italiana sia veramente all’altezza o non funga, paradossalmente, da calamita per i criminali: qualche rumeno ha dichiarato di venire in Italia spinto dalla convinzione-diffusa nel suo paese- che coloro che commettono reati rimangano impuniti. E questo assunto non è poi così lontano dalla realtà. Emblematico il caso di un ventottenne rumeno, condannato nel 2003 dal tribunale di Verona a sette anni di carcere per aver sequestrato e stuprato una giovane donna. Ebbene, di questi sette anni ha scontato solo due giorni, per poi venire scarcerato, non si sa bene né da chi, né come, né perché. Soltanto qualche mese fa, dopo aver girato in libertà per quattro anni, è stato di nuovo arrestato. E pare infatti che la maggior parte degli emigrati con titolo di studio puntino verso il Nord Europa, mentre le persone che hanno intenzione di delinquere si fermano qui in Italia.
Ma del resto, come è possibile affrontare il problema immigrazione se l’Italia stessa non sa neppure quanti rifugiati ospita? “L’Italia è l’unico dei maggiori Paesi a non aver fornito questo tipo di dati”, scrive l’Alto commissariato delle Nazioni Unite nell’ultimo rapporto di qualche mese fa. E’ letteralmente vergognoso, in queste condizioni, che i politici dicano “gli immigrati ci hanno rotto le scatole”, quando in realtà ad avercele rotte sono proprio loro, coi loro tentativi (ben riusciti, visti i risultati delle ultime elezioni) di prenderci in giro.
p.s. una cosa sola: la sicurezza è un problema che riguarda trasversalmente le città, non solo alcune zone periferiche: non ne sono esentate le zone centrali, purtroppo…