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Studenti lavoratori - 16 marzo |
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Sabato scorso mi ha colpito una notizia della cronaca locale di Torino. Una ricerca commissionata dalla Provincia dimostra che negli ultimi dieci anni (dopo la Riforma dell'università) il numero dei laureati si è sensibilmente alzato, sebbene resti comunque distante dalle percentuali dei paesi europei più avanzati. Il dato però che mi ha sorpreso - e positivamente! - di più era un altro: negli ultimi anni, per quel che riguarda quel territorio, è anche cresciuta notevolmente la porzione di studenti universitari che lavora durante il periodo di studi, e che in molti casi trova un'occupazione non per arrotondare e basta, ma proprio per pagarsi gli studi, con tutto il corollario di spese annesse (libri, affitto, vitto ecc.). Questa piccola notizia, limitata geograficamente, mi pare con tenga due indicazioni significative: la crisi economica e l'organizzazione della società rende sempre più complesso, per una famiglia, far studiare i figli, soprattutto dal momento che questi rischiano di rimanere a carico fino a 35/36 anni. Un tempo talmente prolungato che impedisce spesso un investimento come quello dell'università, non più considerata in grado di garantire un compenso professionale successivo all'investimento. D'altro canto però l'incrocio dei due dati ci descrive anche una generazione più in gamba di quella che ci viene spesso raccontata dai media: giovani che si rimboccano le maniche, che a modo loro "aiutano" la famiglia (quantomeno non facendola spendere), che in ogni caso non sono disposti a rinunciare alla loro formazione. Forse è una goccia nel mare in tempi di crisi economica, ma è pur sempre meglio di niente...
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