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Tobia Zevi: DDL Sicurezza pericoloso certe misure autorizzano il razzismo |
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Da “Corriere della Sera” 8 febbraio 2009
ROMA — «Se si parlasse di leggi razziali, a proposito del decreto sicurezza, si direbbe una stupidaggine. Ma è analogo il meccanismo per cui vengono presi di mira alcuni gruppi etnici o nazionali. Le misure approvate autorizzano e legittimano il razzismo, la discriminazione, l’intolleranza». Tobia Zevi ha 25 anni, è un giovane esponente del Pd e della comunità ebraica.
Cosa la preoccupa di più? «Il clima. C’è una deriva pericolosa dell’opinione pubblica. Si sono additati alcuni gruppi indistintamente come criminali. C’è stata una strumentalizzazione: intorno a una paura legittima si è costruito un consenso».
Non esiste un’emergenza criminalità? «Ci sono episodi che, più per l’efferatezza che per la quantità, hanno sconvolto le coscienze di tutti noi. Ma la politica, invece di incanalare questi sentimenti naturali, li ha cavalcati».
Il decreto sicurezza va in questo senso? «Sì, ci sono misure che parlano alla pancia più retriva».
Quali? «La tassa sul permesso, che colpisce chi sta entrando nella legalità. Le norme che rendono più complesso il ricongiungimento familiare: uno strumento che è la più efficace misura di controllo sociale rispetto a violenze odiose come gli stupri. La revoca del divieto di denuncia da parte dei medici, che rischia di essere controproducente».
Vengono istituzionalizzate le ronde. Che però sono disarmate. «In una prima versione erano armate. Ma sono pericolose sul piano culturale: perché legittimano le persone a difendersi da sole».
Si parla di emergenza, di invasione di stranieri. «Le cifre non corrispondono. I Rom sono centomila, in gran parte italiani».
La Lega può essere un interlocutore per il Pd? «Quando ci si siede a un tavolo, bisogna condividere alcuni principi fondamentali. Con idee così diametralmente opposte è difficile».
Come esponente della comunità ebraica, sente un pericolo in arrivo? «Parlo a titolo personale, ma è chiaro che gli ebrei sono sentinelle, antenne. Storicamente siamo abituati a essere una minoranza, a essere considerati diversi. E conosciamo bene quegli atteggiamenti che rivelano pericolo».
Atteggiamenti diffusi? «Da piccoli comportamenti tollerati può nascere il germe dell’intolleranza».
Teme un ritorno al passato? «Credo che si debba lanciare l’allarme. Il monito è che ognuno si assuma la responsabilità di lottare contro il razzismo. Perché non si possano più produrre le tragedie che abbiamo visto nel passato».
Alessandro Trocino
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