Da “l’Unità” 28 gennaio 2009
URNE CHIUSE MA E’ GIA’ TOTO-ALLEANZE
di Tobia Zevi
Nessuno, in Israele, sembra far troppo caso alle prossime elezioni. Riassumiamo: Olmert, primo ministro travolto dagli scandali, non corre, e appare il più forte sponsor della pace con i palestinesi. Bibi (Netanyahu), eroe di guerra e responsabile di molte colonie in Cisgiordania, pare essere favorito. «Forte in economia, forte nella sicurezza», lo slogan con cui ha tappezzato il paese. Nuovamente in campo Barak («Nel momento della verità, Barak!»), soldato più decorato d'Israele: aveva lasciato la politica dopo aver cercato in ogni modo la pace con Arafat, ha guidato la guerra di Gaza. Restyling per la sinistra radicale, che ha chiamato a raccolta i grandi scrittori eternamente pacifisti («Nessun compromesso, la soluzione deve essere politica»). La sola novità è Tzipi (Livni), ministro degli Esteri: unica al primo tentativo, trent'anni dopo l’altra donna premier, Golda Meir. A destra c’è una galassia variegata e rissosa, tra partiti ultra-ortodossi e nazionalisti (tra cui «Israele la nostra casa», dato in grande spolvero nei sondaggi e sempre a rischio razzismo). Non mancano gli outsider: se alle ultime elezioni la sorpresa furono i «Pensionati», in questo caso a promettere faville è il «Partito dei giovani» (anche qui il ricambio generazionale non va fortissimo!). Un vero caos. Nel toto-alleanze il binomio Livni-Barak sembra più probabile di Livni-Netanyahu («Tzibi»). Nel frattempo la Corte suprema israeliana ha impartito una lezione di democrazia, riammettendo alle elezioni due partiti arabi (10 parlamentari su 120) che il parlamento aveva bandito perché troppo anti-israeliani. Le città pullulano di manifesti elettorali che ripetono slogan trasmessi dalle radio perennemente accese. Sui muri ci si ricorda anche di Gilad Shalit, il soldato rapito tre anni fa da Hamas: «Gilad vive» scrivono alcuni, oppure, rabbiosamente, «Cosa avete fatto per portarlo a casa?».
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