Questione di coscienza 2 - 18 marzo

Seconda puntata con le "questioni di coscienza". Ne seguirà una terza. Avrete probabilmente tutti letto di questa storia francese: una donna di 52 anni, madre di 3 figli di cui la più piccola di 12 anni, affetta da una terribile forma di tumore al setto nasale che la sfigura e la fa soffrire, ha scritto al presidente della Repubblica chiedendo il diritto ad un suicidio medicalmente assistito. la Corte suprema ha risposto ieri dichiarando che la richiesta non poteva essere accettata in quanto si tratterebbe di commettere un reato. Sarkozy si è detto profondamente scosso ed impressionato. Personalmente fino a ieri ciò che a fare questa richiesta non fosse una persona molto in là con gli anni, non fosse una persona immobilizzata in un letto, e soprattutto che fosse una madre di 3 figli sani e giovani. Una figura molto diversa, per capirci, da quelle di Terry Schiavo e Piergiorgio Welby, sia per le condizioni di salute sia perché entrambi erano sì coniugati, ma senza figli e con i compagni che avevano accettato la loro scelta. Mentre non risulta che finora si siano espressi i figli della donna. Oggi però sul Corriere della Sera ho visto il volto della donna e sono rimasto scioccato... Guardate l'immagine se ci riuscite. Ancora una volta, secondo me, un caso in cui dare un giudizio è estremamente difficile, se non impossibile. Che ne dite?

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scritto da Alessandro, marzo 18, 2008
Sì, Tobia, ho letto da poco l'articolo e ho anche visto la foto sul Corsera...
Così, su 2 piedi, senza avere più di tanto ponderato ciò che scrivo, mi viene da dire che il volere della persona DEVE essere ascoltato e assecondato.
E' chiaro che questi casi, diciamo "primi" perché si presentano da pochi anni, vanno a confliggere con le leggi, le norme, le tradizioni consolidate e che sono state create da un contesto sociale di qualche decennio fa. Totalmente diverso dai problemi e dalle esigenze odierne.
Ma ripeto - anche se è cinico dirlo - le sofferenze, gli sforzi di queste persone ancora in vita o che già ci hanno lasciato (come Piergiorgio Welby) non saranno vane. Ora come ora potranno anche essere considerati contra legem, come reati, e magari sanzionati. Ma stanno innescando un cambio di menatlità. Sia nel cittadino comune che negli organismi della giurisprudenza.
Serviranno da apripista per una nuova legislazione, per un nuovo modo di intendere i "fini" dell'uomo e "la fine" intesa come termine della vita, la morte.
La cosa che, come tutte quelle che ci fanno paura, tendiamo a omettere dai ns. pensieri, dal discorso pubblico..
Ma prima o poi, sia nel nostro privato che a livello di legislazione, qualcuno ci richiama ai nostri "doveri civici". Ci strattona, ci obbliga ad squarciare il velo di paura, di ipocrisia, di ignoranza di cui la maggior parte dell'umanità ama circondarsi. Sovente senza rendersene conto.
Sempre lì si torna. Su quanto ognuno di noi ha diritto ad "autodeterminarsi", a scegliere per sè come vivere, con chi, quale forma d regolamentazione dare alla propria vita affettiva (fin troppo ovvio il rimando alla questione delle coppie di fatto).
Come in passato il potere stava in chi deteneva la capacità di leggere e scrivere e nell'uso della spada, così in futuro il potere sarà di chi padroneggierà gli strumenti intellettuali e materiali (chiamiamoli "medici") per determinare il miglioramento e la fine della ns. esistenza terrena.
E importante sarà anche chi disporrà del potere dell'informazione. L'uso distorto delle informazioni, delle parole, è sempre stato il caposaldo su cui si sono basate odiose e pericolose campagna razzistiche. L'esempio dei tanti luoghi comuni sulla "lobby ebraica", sui "protocolli dei Savi di Sion", sugli ebrei che deterrebbero le leve del capitale, ne sono un banalissimo esempio.
E qui mi viene da ricordare l'uso che quel ciccione di Giuliano Ferrara sta facendo con la sua lista "Per la vita" o "Pro life". Ma perché, chi come me ritiene che l'aborto sia una POSSIBILITA' (per quanto terribile) che DEBBA ESSERE CONSENTITA alla donna, è "contro la vita"?
Certo, per le masse usare discorsi semplicistici e slogan è dannatamente più facile che non ragionare, spiegare, spiegarsi. Interrogarsi.
Scherzando a volte, tra me e me, dico che «la Razionalità non vince». In parte è così.
Per tentare una conclusione, credo che tutte queste vicende (autodeterminazione personale in casi clinici gravi, eutanasia, aborto, nuovo concetto di famiglia...) ci si possa rifare alla cosidetta "biopolitica"
http://it.wikipedia.org/wiki/Biopolitica
Mi viene da farti una proposta: perché non inserisci una nuova sezione del tuo sito con una rassegna "ragionata" di libri e link per i vari argomenti? Potrebbe servire a te e ai navigatori del tuo sito
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meglio non metterla, idem :D
scritto da meglio non metterlo, evitiamo , marzo 18, 2008
Che bello parlare di questi temi etici. Complimenti per l'attenzione rivoltavi. Spesso nella vita si finisce col perdersi nelle contingenze, sarebbe opportuno interrogarsi invece su cosa stiamo facendo e fin dove ci si può spingere in ambito medico. A mio parere, lo stesso tipo di approccio che si ha a queste situazioni è contingente, si considera cioè il singolo caso, esaminando, via via gli elementi più meramente pratici. Secondo me, andrebbero inseriti in un contesto più ampio. Sono infatti interconnessi i principi, che vanno applicati ad ogni situazione, non lasciandosi trasportare dalla parvenza di gravità che una può avere e per cui sembra differenziarsi da un'altra, a livello di coscienza popolare. Io faccio cioè questo ragionamento:se l'eutanasia è applicabile in caso di grave sofferenza fisica, allora sarebbe possibile applicarla anche in caso di sofferenza morale, non meno grave e, anzi, più subdola e forse più estesa, sempre in agguato. Non è forse il pensiero più ricorrente, nei malati di depressione, il suicidio? e non è questa, in fondo, una richiesta di eutanasia? Ragionando in tal modo, si presta ad essere potenzialmente estensibile il campo "d'azione", così indefinito quanto indefinito è il concetto stesso di sofferenza. Al punto da poter arrivare, ad esempio, a legalizzare il suicidio assistito (e infatti ci si è già arrivati, in Svizzera esiste questa "possibilità" ed è un qualcosa di profondamente disumano, per quanto mi riguarda. Quasi un incubo. Sconvolgente. Per non parlare del fatto che alcune volte viene fatta pressione psicologica per indurre le persone a scegliere l'eutanasia). Quello che è in gioco, sostanzialmente, è il valore stesso della vita, che oggi viene sempre più relegato all'efficienza ed ad un apparente stato di benessere fisico (che si esplica anche nell'aspetto esteriore-non per nulla ci siamo soffermati sulle deformazioni della donna). E' come se, in mancanza di esso, la vita stessa non avesse più senso.... secondo me è un ragionamento terrificante, ed è opportuno chiedersi a che punto si è arrivati in questa società che considera valido solo ciò che è apparente. E' forse lo stesso motivo per cui, gli stessi principi di cui parlo, in quanto intangibili, vengono tralasciati. Al di là, quindi, delle singole ragioni e dei singoli casi di sofferenza, tutti ugualmente gravi e meritevoli d'attenzione (che in realtà non viene data in modo equo), alla base c'è il valore stesso della vita, sacra in ogni sua fase, in ogni sua situazione, in ogni sua sofferenza. Tale principio è e deve rimanere assoluto.
Scusa per l'anonimato, ma mi attengo sempre al principio della libertà di parola, indipendentemente dalla contingenza dell'essere qualcuno smilies/cheesy.gif (a proposito di quello che ho detto smilies/cheesy.gif )
E scusa il tono un po' retorico, stile "compito in classe"-forse un po' troppo perentorio-ma è il mio modo di scrivere le mie 'opinabili opnioni'.
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scritto da Alessandro, marzo 20, 2008
La signora francese di cui parlavamo, mercoledì sera si è spenta...

Invece ieri, giovedì, è morto per sua volontà (eutanasia) lo scrittore belga Hugo Claus
http://www.repubblica.it/2008/03/sezioni/cronaca/casi-eutanasia/morte-claus/morte-claus.html

http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_20/eutanasia_per_lo_scrittore_claus_48cb4f02-f64d-11dc-a713-0003ba99c667.shtml

Su l'Unità, pag 27, trovi un bellissimo articolo su di lui.
L'ho letto e devo dire che mi ci sono ritrovato molto...
Peccato non riesca a reperirlo in pdf..
Puo' darsi che tra qualche giorno, a mente un po' piu' fresca, tiri giu' qualche riflessione...
Cmq, storicamente i Paesi mediterranei (Italia, Spagna, Portogallo, Grecia) su queste tematiche che richiedono una forte presa di coscienza unita ad un buon livello di cultura scientifica diffusa su tutta la popolazione e una non ingerenza della Chiesa cattolica, arrivano in ritardo rispetto ai Paesi dell Nord...
La cosiddetta "modernizzazione/secolarizzazione"...
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scritto da serena, aprile 08, 2008
Ciao Tobia!
Come ho detto già nel commento precedente, non posso che provare rispetto per la scelta di quella povera donna. Ho visto il suo volto, come vedo quello degli altri malati che incontro. Di loro noto sempre gli occhi, che da soli dicono tutto. Ci sono occhi spenti di chi si è arreso e sopravvive, occhi da "dimissionario"; ma ci sono anche occhi vivi, accesi di chi combatte anche solo per istinto di sopravvivenza, ma combatte..
La cosa che mi ha più stupito è che quella donna aveva occhi accesi e battaglieri, mi stupisco che volesse morire. Ma forse combatteva proprio per il suo diritto a morire.. sai l'Uomo è tutto un mistero.
Ho saputo che è morta e non ho avuto reazioni, e questo rientra nel mio concetto di rispetto. Solo una cosa voglio dire, non per polemica ma come dato di fatto: La Chiesa non si è risparmiata l'ennesima figuraccia... ma da laica fuggita da tempo dal cristianesimo non me ne dolgo, fatti loro.. Un bacione, ci sentiamo dopo le elezioni, quando sarai più tranquillo. a presto Serena.

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