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Negli ultimi giorni il PD è sempre sui giornali. Prima di tutto per le sue divisioni interne, che si riducono praticamente sempre al confronto personalistico tra i vari leader. E poi, con enorme risonanza mediatica, per le indagini che nelle ultime settimane hanno coinvolto alcuni amministratori locali in giro per l'Italia (Firenze, Napoli, Pescara, Napoli). Chiariamo subito un punto: essere sottoposto ad un'indagine non significa essere colpevole, e quindi conviene attendere il terzo grado di giudizio prima di formulare una valutazione su un esponente politico o su un ceto dirigente locale. Al tempo stesso però nelle intercettazioni - che ingiustamente continuano a comparire sui giornali - si delineano comportamenti che, se anche non illegali, testimoniano consuetudini certamente non apprezzabili; una frequentazione continua con personaggi per i quali l'accesso diretto alle istituzioni dovrebbe essere sottoposto a canali estremamente rigorosi. Rapporti di eccessiva confidenza e di scarso rispetto delle istituzioni non sono certamente reati, ma neanche un buon esempio nel momento in cui la sfiducia dei cittadini nei confronti della politica è massima. In questo quadro il PD dovrebbe dare la linea, ed invece fatica a farlo: per una sua debolezza intrinseca, certamente, ma anche perché la geografia dei poteri consegna ormai ai territori un'enorme libertà in tema di gestione del potere, che diventa dunque difficile (e spesso anche dannoso) controllare da Roma. Come se ne esce, allora? Aumentando la componente "repressiva" del partito centrale? Penso proprio di no: per essere ascoltati occorre essere autorevoli, non autoritari. E per essere considerati così il PD deve fare alcune cose semplici, di cui tutti i suoi leader si rendono conto, ma che nessuno sembra avere la forza di fare. Occorre riprendere in mano l'iniziativa politica, formulando proposte che siano concrete ed alternative a quelle del Governo Berlusconi. Non è grave che vi siano opinioni anche molto diverse all'interno del partito (penso ai temi etici): è ingiustificabile però che non si riesca a fare sintesi e che nemmeno i militanti siano in grado di ripetere la linea del partito sui grandi temi che preoccupano gli italiani. Ed è tragicomico, inoltre, che la massima preoccupazione di dirigenti, quadri e militanti siano le beghe e le rivalità interne, che impediscono di rendersi conto che nel frattempo il paese è sempre più nelle mani di Berlusconi, forte della supremazia assoluta nel suo schieramento. Cosa si può fare? Smettiamo di parlarci addosso, ricominciamo a fare politica. Onestamente e vicini ai problemi reali delle persone. Credo che il PD abbia davanti a sè - purtroppo - tempi lunghi. Saperli sfruttare non significa perdere tutte le proprie energie a fare l'opposizione a Berlusconi ed a controllare i rivali interni. Metterli a frutto vuol dire individuare strategie a lungo termine, comprendere e definire gli assi importanti del PD di domani, capire chi sono le persone adatte a guidare questo partito quando una generazione dovrà necessariamente passare la mano. Dare risposte, trovare dei simboli, parlare di idee e - perché no? - anche di sogni. Secondo me si può fare, ma bisogna partire da subito. TANTI AUGURI A TUTTI, CI VEDIAMO A GENNAIO!
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